L?uomo che non c?era (The man who wasn?t there ? 2001)
di Joel Coen con Frances McDormand – Billy Bob Thornton

voto 96/100

Ci sono films che possono essere considerati dei classici già al momento della loro uscita. E? il caso di questo meraviglioso film dei fratelli Coen, abituati a lavorare insieme anche se ufficialmente si dividono i compiti: Joel firma la regia, Ethan la sceneggiatura, entrambi si dedicano al montaggio sotto lo pseudonimo di Roderick Jaynes.

L?azione si svolge nel 1949: Ed Crane, secondo barbiere nel negozio del cognato Frank, conduce un?esistenza normale ed oscura. Ad un certo momento accetta di entrare in società con l?ambiguo Tolliver e, per trovare i soldi, prova a ricattare Big Dave, proprietario del grande magazzino in cui lavora la moglie ed amante di quest?ultima. Le cose si complicano ed il barbiere uccide l?uomo, ma dal delitto viene accusata la moglie, che si ucciderà in carcere. Anche Crane, però, andrà incontro ad un tragico e beffardo destino, accusato di un crimine che non ha commesso e per questo condannato alla pena di morte.

Il film si rifà in maniera diretta ai noir americani degli anni ?40, ma sempre in maniera rinnovata ed originale, reinventandone gli stilemi e gli stereotipi (operazione peraltro già effettuata nello splendido ?Il crocevia della morte?).
Anche la bellissima fotografia in bianco e nero di Roger Deakins richiama le atmosfere dei noir anni ?40: mi viene in mente, primo fra tutti, il meraviglioso ?La fiamma del peccato? di Billy Wilder, ma anche alcuni films di Siodmak e l?altro capolavoro di Billy Wilder, ?Viale del tramonto?, cui i Coen si richiamano direttamente utilizzando la voce fuori campo del protagonista come voce narrante della vicenda.

Il film è un?amara riflessione sul ruolo dell?individuo nella società e sulla impossibilità per ciascuno di noi di sfuggire al posto che il destino ci ha assegnato: il tentativo di ribellarsi ad una esistenza anonima, talmente anonima da rendere l?uomo quasi inesistente, avrà per il barbiere conseguenze funeste.
Da questo punto di vista, ?L?uomo che non c?era? è uno dei film più amari e pessimisti dei Coen; la società che circonda Ed Crane è la società dell?apparire piuttosto che dell?essere, in cui si trovano a loro agio soltanto coloro che parlano senza ?sentire?, cioè senza provare dei sentimenti: Big Dave, il cognato di Ed, l?avvocato Riedenschneider. Chi, invece, ?sente? senza parlare non trova spazio, conduce una vita che lo porta a non esistere per coloro che lo circondano, a partire dalla moglie che con lui non dialoga più da tempo.

E allora Ed Crane non può fare altro che tentare la fuga dalla sua vita, cercando un progresso economico che potrebbe farlo considerare ?qualcuno?, almeno agli occhi della moglie, che alla fine sembra essere l?unica persona di cui gli importi veramente. Ma la fuga dell?uomo che non c?è, che non si adatta a vivere in questo mondo, non può (e non potrebbe) essere l?adeguarsi alle regole di vita che egli non sente proprie, non può essere la fuga da un modello di vita per assumerne un altro, deve essere una fuga ?dalla vita?.

E proprio alla fine del film c?è un flebile raggio di speranza nella frase che Ed, uomo che non è riuscito a comprendere la vita che lo circonda, pronuncia prima di morire: ?Non so cosa troverò oltre il cielo e la terra. Ma non ho paura di partire. Forse le cose che non capisco lì saranno iù chiare, come quando la nebbia si dirada. Forse Doris sarà lì?.

Fra gli attori, tutti bravissimi, spiccano Frances McDormand, dark lady ?innocente? del delitto di cui viene accusata ma colpevole per non essere riuscita a comprendere il marito, e soprattutto Billy Bob Thornton, abilissimo nel rendere tutte le sfumature di un ruolo in cui l?impassibilità è solo apparente ed in realtà nasconde un tormento interiore profondo ed angoscioso.
Il produttore ha preteso che ci fosse una versione a colori per il mercato homevideo e televisivo negli Stati Uniti: la scelta, sicuramente da condannare, testimonia la cecità di chi produce un film soltanto per ragioni economiche, senza tenere in alcun conto le scelte di un autore e le potenzialità artistiche e creative del mezzo cinematografico.

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