L?Arezzo Wave a Potenza: sull?onda della musica giovanile

Il 5 marzo è stato la prima serata dell?Arezzo Wave e s?è svolta nel Teatro Principe di Piemonte a Potenza. Da 16 anni in Italia l?Arezzo Wave è divenuto per antonomasia il festival moderno che raccoglie il materiale delle bande emergenti nazionali. I fondatori si pongono come obiettivo la conoscenza approfondita dello stato dell?arte e della musica contemporanea, nonché delle nuove tendenze culturali, le quali vedono per protagonisti le fasce giovanili della società.

Nell?aprile del 2002 è nata la Fondazione Arezzo Wave Italia, la veste giuridica del festival, dell?organizzazione e dello staff, la quale non s?è irrigidita tra i meandri delle leggi o impettita nella società ?bene?, ma ha continuato a mantenere vivo il proprio ideale fondatore, quello di rimanere in diretto contatto con i giovani, difendendo e valutando la loro espressione cultuale. Al giorno d?oggi tale manifestazione risulta essere un trampolino di lancio per rendere note e riconoscere le forme di espressione giovanili all?Italia e all?estero.

L?Arezzo Wave, infatti, presenta artisti che stanno muovendosi o hanno già prodotto dischi o spettacoli, tramite fiere, festival (?) internazionali in paesi o continenti di cui la fondazione è partner o interlocutore.
Nel corso della serata potentina sono giunti giovani da tutta la regione a seguire le band di coetanei che presentavano la loro opera creativa. Si sono susseguite sul palco le performance dei primi cinque gruppi in gara, tra effetti di luci e colori, suoni e parole, i quali riproducevano testi e musiche composte dai gruppi stessi dal vivo e sottoposti allo sguardo vigile della giuria composta da Nello Giudice, bassista con Pino Mango, Renato Minale, batterista dei 24 Grana, e Gaetano Mazza, ex componente degli Agricantus.

I primi a esibirsi sono stati i CHANDRA (A. Barresi-voce,chitarra,flauto traverso; A. Sollazzo-batteria; D. Di Tommaso-tastiere,voce; G. Gubbelini-didjeridoo,percussioni; V. Di Tommaso-chitarra; P. Procopio-basso.) di Tursi (MT) e dintorni. Il gruppo prende il nome da un satellite vagante nello spazio, come per voler recuperare la sperimentazione scientifica che si lega indissolubilmente con la trascendenza spaziale e renderle i loro emblemi. I Chandra si propongono di creare dei generi musicali altamente innovativi. L?obiettivo è sintetizzabile in tre parole: jazz-rock, psichedelica ed etnicità, realizzato con vari strumenti musicali, rispettivamente con batteria-basso, tastiera e didjeridoo. Quest?ultimo, raccontano gli interlocutori, è un antico strumento australiano, realizzato dal meticoloso e quasi microscopico lavoro delle termiti. Essi definiscono la loro musica come una trascendenza tripartita che consente loro di cogliere quelle realtà che l?occhio comune e assente a volte non coglie. In 20 minuti hanno proposto una suite di due brani interamente realizzati dalla cooperazione dell?intero gruppo. Trattasi di Danae, brano composto recuperando il quadro di Clint che rappresenta la ninfa dallo sguardo malizioso e perverso, e VII stadio di luce, composto dal tastierista del gruppo.

La comitiva cede la scena agli ECZEMA (R. Loiodice-voce; D. Demma-voce,chitarra; F. Carone,chitarra; G. Guerrieri,basso; M. Montano,tastiere; M. Lauria,batteria.) di Corleto Perticara (PZ). I quattro amici denominarono la loro band nel 1998 con il nome di una patologia, quasi per scherzare o sfatare il mito della malattia, rendendola innocua e inoffensiva. Innamorati degli U2, dei Negrita, di Jimi Hendrix o dei Litfiba, inventano musica e parole per esprimere la propria sfera sentimentale e coltivare la passione della musica, che li conduceva a suonare in piazze e locali. Alla manifestazione esordiscono con 4 brani intitolati Storie, Mama della notte, Hombre e Running away, con la speranza non di vincere, ma piuttosto di coinvolgere e divertirsi.

Segue il gruppo potentino dei giovanissimi VICTORIA RÈGIA (A. Pavese-voce,chitarra; A. Mauro-basso; A. Mallano-batteria.), i quali dopo esperienze all?interno di altre band hanno creato, dopo essersi conosciuti a un precedente festival Arezzo wave, una propria comitiva nel 2001. Essi si ispirano più ad artisti come i Verdena, che non ai rinomati e conosciuti Ligabue o Rossi. Il nome del gruppo è ripreso da una pianta quasi leggendaria, presente nei fiumi. Trattasi di un fiore piuttosto grande, galleggiante sulle acque, il quale si trasforma in una mirifica dea, secondo alcune antiche saghe. I testi e la musica scaturiscono dalle esperienze quotidiane di un gruppo di ventenni, che si accingono a confrontarsi con il mondo ed epurate da temi socio-politici. I 4 brani eseguiti sono intitolati Confusion, Vertiginaria, Di nuovo rapido e Personali.

Il gruppo successivo è denominato PATCHANKA SOLEADADA (P. Wadada-voce; Mr Tata-chitarre; J. Good-basso; M. Larato-tastiere; G. Little-fiati; Marcello-sax; F. Revolution-batteria.) di Matera. La band propone il suo stile reggae-ska-jamaicano, sintesi di generi che essi considerano fratelli per le tonalità ritmiche, dolci e sonore, e in contempo si allontanano da scansioni perfette e ordinate. Essi recuperano soprattutto lo ska jamaicano della tradizione degli anni ?70, al fine di contrastare i suoni accelerati e quasi distorti della riproposizione italiana coeva, in quanto essa appare quasi rimaneggiare e mutare i caratteri originali del genere. Tale stile musicale si pone contro corrente, contrastando l?ordine costituito, racchiude gioie e speranze, divertimento e spiritualità dei gruppi sudamericani che originariamente realizzavano ritmi musicali, ai quali affidavano le loro vite, passioni e sofferenze. Il gruppo nacque nel 2001, per materializzare la predilezione per la musica da parte dei componenti, anche se, asseriscono gli interlocutori, spendono gran parte delle loro energie per curare il loro interesse per l?arte dei suoni. Ed è proprio alle note musicali che essi affidano i loro sogni e ideali, i loro pensieri e timori, quasi a volerli salvare dalla realtà circostante e immortalarli in un mondo idillico e incontaminato. I testi sono scritti da Pedro Wadada, il quale con l?accordo e il contributo dell?intero gruppo, decidono i ritmi e le tonalità più adatte alle parole, per realizzare delle canzoni ricche di significati e nuove melodie, contro la banalità musicale che a volte caratterizza i testi musicali più commerciali.

Conclude la serata risTREtto (V. Rosa) di Avigliano (PZ). In qualità di solista egli sceglie la musica elettronica, mescolata con hip hop, jazz? L?interlocutore spiega che ha preferito proprio la ritmicità dura dell?elettronica in quanto il parto artistico della creazione musicale di risTREtto, si verifica in seguito a una crisi interiore del compositore, il quale la supera con una sana vena ironica. Il frutto dei ragionamenti interiori è intitolato Poste e telegrafi, un album concettuale che mira ad analizzare le forme di ristrettezza cerebrale contro l?ordine costituito di una società, che quasi impone di osservare e connotare negativamente fenomeni quali panico, stress, ansia, depressione? Eppure, a parere di Vittorio Rosa, alla restrizione mentale, appena citata, si possono associare forme altamente creative e originali. Tali concezioni sono sbocciate in seguito all?analisi della propria interiorità e sono volte a capire sé stesso e il mondo. Per tale motivo egli si presenta in qualità di solista. E? una scelta, attuata perché manifesta la crescita di una persona e, asserisce l?interlocutore, pochi condividevano tali idee. Il titolo dell?album è Poste e telegrafi in quanto il compositore si pone in antitesi rispetto alla società delle telecomunicazioni, la quale risulta essere poco attenta alla qualità delle informazioni trasmesse ed è scevra di sentimenti, partecipazione e romanticismo. Essa è il frutto di una civiltà che sembra allontanarsi ogni giorno che passa dall?obiettivo di realizzare il bene a vantaggio degli altri e non solo per sé stessi, in quanto solo attraverso il bene si può giungere alla felicità e allontanarsi dal costituito sistema sociale ordinato e statico.

Tutti i giovani della serata hanno dimostrato di avere una forte interiorità, dei valori individuali, delle idee, dei pensieri e soprattutto una volontà diretta a cambiare questo mondo contemporaneo che sembra non piacere a chi si accinge a vivere un?esistenza autonoma. Essi non si sono fermati a subire passivamente le circostanze oppure a criticare sterilmente tutta la società circostante. Il loro grido è reale e forte, analitico e risolutivo. Dovrebbe far discutere in particolar modo quegli adulti che bollano le società giovanili, come se esse fossero prive di idee e valori. Tali gruppi di esseri umani maturi si sono mai fermati a parlare con un ventenne? Coloro i quali giudicano si sono mai interrogati per cercare di capire chi non è stato in grado di trasmettere valori oppure chi ha inculcato gli ideali insani degli dei denaro, sesso, potere, egoismo, arrivismo?

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