Da comunista nel Partito della Rifondazione Comunista

Lo scorso 15 febbraio è apparsa sulle pagine de Il Quotidiano una lettera a firma di esponenti di ?Unità Popolare?. Tra essi alcune/i compagne/i che conosco personalmente e nei confronti dei quali ho sempre manifestato rispetto. È quello che voglio continuare a fare pur sentendo la necessità di dissentire e puntualizzare.

Il dibattito apertosi all?interno del partito a cui sono iscritto (il PRC) rappresenta un momento importante nella vita di un soggetto politico partitico che si propone la ?rifondazione? del comunismo. Un percorso doveroso, sia quello della ?rifondazione? che quello sulla riflessione storica del movimento operaio. Doverosa, non scontata e necessariamente complessa. Ogni scorciatoia ed ogni riduzione sarebbero nefaste.
Il V° Congresso del PRC aveva chiarito, una volta per tutte, la propria distanza dallo stalinismo, ossia quel fenomeno politico-storico che per chi scrive rappresentò una infausta pagina nella storia del movimento operaio internazionale. Allo stesso tempo abbiamo sempre sostenuto la necessità di un partito comunista che si proponesse strategicamente il superamento della società capitalistica e dell?imperialismo. E per quanto mi riguarda rimane in piedi questa opzione, l?unica in grado di distinguere un partito comunista dagli altri partiti più o meno riformisti delle sinistre ?plurali?. Detto questo però, non possiamo non guardare in faccia la crisi che investe il movimento dei lavoratori. Così come dobbiamo riconoscere le mutate condizioni storiche. Questo non deve ? né può ? significare abbandono del leninismo: al contrario essere oggi leninisti (quale io mi sento) significa assumere il leninismo come strumento di analisi e pratica politica che, profondamente inserito in un processo storico definito e determinato, dialetticamente riesca con esso a rapportarsi. Significa recuperare il carattere antidogmatico dello stesso Lenin.

Oggi assistiamo ad un attacco del movimento dei lavoratori da parte del capitale che trova i suoi precedenti (per qualità) forse solo negli albori del capitalismo. Un attacco feroce e diretto che mette a rischio i lavoratori di tutto il mondo, compresi quelli che in occidente, nella fase fordista, avevano conosciuto una fase di crescita democratica e di avanzamento sociale.

Nel nostro paese l?attacco viene condotto dall?attuale quadro dirigente guidato da Berlusconi. Certo, l?attacco avviene per nome e mandato del capitale globale, ma sarebbe una svista imperdonabile (almeno per chi si sente comunista) non riconoscere il carattere ?maggiormente zelante? che la destra al governo impiega in questo processo di restaurazione. Una destra che chiude sempre più qualsiasi spazio di agibilità democratica, e che di fronte ad un forte dissenso continua imperterrita sulla sua strada. In questo quadro doveroso è per i comunisti porsi il problema dell?Unità e per l?Alternativa al governo Berlusconi.. Senza questa capacità/volontà unitaria rischieremmo di rimanere sordi proprio agli appelli che ci vengono dal mondo del lavoro (a tal proposito si veda l?offensiva lanciata nei confronti dei lavoratori comunisti iscritti alla Fiom e al Prc dalla Fiat-Sata di Melfi). Una unità che avevamo garantito con i primi governi nazionali del centro-sinistra, ma allo stesso tempo non rinunciando alla nostra autonomia di partito di classe. E quando quei governi non furono disponibili alla ?svolta? che chiedevamo in favore dei soggetti più deboli, non avemmo paura di rompere.

Una scelta ? quella dell?unità ? che non abbiamo avuto paura di affrontare sul quadro regionale, e non per privatizzare servizi come l?acqua (come emergerebbe erroneamente dalla lettera dei ?dieci? compagni), bensì per garantirne la gestione pubblica (Acquedotto Lucano SpA, seppur discutibile nei suoi assetti ai quali non lesiniamo critiche, rimane completamente pubblica) a fronte di una legge (la Legge Galli) che rischiava realmente di relegarla ai privati. Nessuno di chi ? come chi scrive ? ha sostenuto l?ingresso del Prc nella Giunta Regionale (e in altri governi locali) pensava di condurre la presa del palazzo d?inverno, ma semplicemente quello di non trascurare un luogo fisico ? quello del governo e della istituzione ? da cui provare a sperimentare la resistenza alle politiche neoliberiste condotte dal governo nazionale.
Nella lettera si fa riferimento anche a questioni interne al Prc, ed in particolare al partito della sinistra europea. Io mi riconosco in quella parte della dirigenza che ha sollevato dubbi sul metodo seguito dal segretario nazionale, pur condividendo con il resto del partito la necessità di un soggetto politico che raccolga le sinistre anticapitaliste europee. Il dissenso sul percorso scelto per il partito europeo, o le diversità su altre questioni ?tattiche? non mi portano però a sentirmi nel Prc fuori casa. Credo che la scommessa della ?rifondazione? stia anche nella capacità di tenere dentro il dibattito riflessioni diverse, unite dalla tensione dell?alternativa strategica ai rapporti di produzione capitalistica. Io continuo a sentirmi Comunista, e da comunista mi sento a mio agio con i compagni del Prc.

(*) Cpf ? PRC Potenza

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