Pare che salvò il borgo dai francesi nel 1806
Sagra della Polenta, il 24 febbraio 30sima volta con la Pro Loco
Sabato intanto, 300 piatti di polenta per anziani e malati

NEMOLI – Si celebrerà il prossimo martedì “grasso” la trentesima edizione della sagra della Polenta con la Pro Loco Nemoli. La tradizionale manifestazione, le cui origini si pare risalgano al Seicento, è assurta ai livelli nazionali grazie alla promozione dell’associazione turistica (nata nell’ottobre 1973).

Su un antico cannovaccio la Pro Loco ha innestato un programma ancora oggi valido tant’è che l’ultimo giorno di carnevale, nel centro sirinico si approntano circa tremila piatti per altrettanti commensali. Sino agli anni Settanta riservata ai locali e agli amici la Sagra è oggi uno dei più rinomati appuntamenti gastronomici della regione.

Il fatto che “sposi” insieme un tipico pasto del nord, quale è la polenta, con la “lucanica” del sud (offerta unitamente a ventresca) fa dell’occasione una festa nuziale senza pari. Ne sanno qualcosa – secondo la leggenda – i soldati delle truppe napoleoniche, giunte al seguito del generale Massena, rifocillate nel borgo senza colpo ferire, prima di mettere a ferro e a fuoco la città di Lauria, nell’agosto del 1806.
Pare che anche allora, come oggi, gli abitanti del luogo presero per la gola i francesi ottenendo in cambio l’incolumit? per uomini e cose.

Divagazioni a parte prima e con la Pro Loco “L’oro di Nemoli” – come l’hanno definita – seduce palati forti e non. Proveniente dalle coltivazioni valligiane il granoturco “quarantino” o “trecchieneddro” dopo la molitura all’ultimo mulino ad acqua del posto (risale all’800) viene setacciato e deposto in grandi sacchi da cui poi viene prelevato per scendere a pioggia nelle capienti caldaie di rame (quest’anno rimesse a nuovo dall’ultimo ramaio di Rivello, Ludovico Martino).

Al rito partecipa l’intera popolazione – con prodotti o fondi – che già nella precedente settimana appronta il piatto nelle scuole materne, elementari e medie, nell’ambito di progetti culturali e alimentari di educazione al gusto. Sabato, invece, una caldaia ha portato a cottura una forma di polenta esclusivamente per circa 300 persone anziane o ammalate, con la consegna a domicilio, in una gara di solidarietà, che richiama una vecchia usanza.

Ritornando alla grande kermesse carnascialesca ricordiamo che la macchina organizzatrice – che vede, accanto alla Pro Loco, il patrocinio di Comune, Comunità Montana e Apt Basilicata dopo la consueta raccolta per le contrade – propone il “Carnevale dei ragazzi” con sfilata, spettacolo e incendio del fantoccio. Poi, come già detto, la polenta della solidarietà. Domenica “gemellaggio” col Carnevale di Trecchina (sfilata, Cantacronze e fagioli con le cotiche), lunedì per i vicoli del centro ritornano i “frazzuogni”, ovvero le tipiche maschere contadine, al suono di cupe-cupe, scetavaiasse, tricche-ballacche e organetto.

Martedì 24, infine, il clou dei festeggiamenti con sua “maestà” la regina polenta, unta dal sugo di salsiccia, pancetta e pepe rosso in polvere di Senise, benedetto dal rosso ciliegiuolo della collina nemolese. Il tutto nell’allegra cornice dei carri, i gruppi e le maschere, l’esibizione del complesso bandistico “Euterpe” ed il gruppo folcloristico “Cesariana”, in un tourbillon di sapori, colori e suoni autentici che consigliamo di provare e toccare con mano.

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