Melfi – La situazione in cui versa il mondo del lavoro lucano è drammatica, senza se senza ma. Negli articoli precedentemente redatti si è cercato di portare avanti un excursus completo in grado di partire, innanzi tutto, dall?analisi delle reali possibilità lavorative esistenti in regione e dagli incentivi istituzionali per favorire i più giovani ad un inserimento occupazionale tranquillo, fatto di agevolazioni e, soprattutto, di opportunità. Abbiamo parlato anche di garanzie per i lavoratori più incalliti, di lavoro nero e dei grandi investimenti di grandi aziende che hanno installato nel nostro territorio attività che, a lungo termine, stanno ampiamente dimostrando di non dare i frutti sperati. Insomma, i lucani sono destinati a convivere con le illusioni.

La settimana scorsa ci toccò curare l?identikit dell?allarmante percentuale del tasso di disoccupazione: profilo e disperazione. Oggi, mi tocca informarvi di un ennesimo licenziamento. ?Chi non ha lavoro non lo trova, chi ha un lavoro lo perde?. Potrebbe essere intesa come una sorta di Legge di Murphy sul lavoro, più triste, più desolante nella sua verità insita. E? successo presso la Fiat Sata. E non è la prima volta. Infatti, qualche giorno fa (abbondante) medesima sorte era toccata a tal dei tali Marone Donato. Nella scomoda lista del licenziamento in tronco è entrato, in tempi brevissimi, Grosso Giuseppe. Le accuse rivolte al diligente lavoratore sono di negligenza sul lavoro. Il datore di lavoro non ha voluto sentire ragioni, nemmeno dinanzi a delle prove confutabili: numerosi certificati medici che attestavano l?impossibilità dell?operai a presentarsi sul posto di lavoro.

Negli ambienti politici, l?episodio appena citato, ha sortito degli effetti altalenanti. Come sempre, si è creato il fronte del Sì controbattuto a doppia mandata dal fronte del No, mediati, entrambi dall?insolente fronte degli Indifferenti. E questo agita di più le acque dell?umiliazione nei confronti di quegli onesti lavoratori, con moglie e figli a carico, che dalla mattina alla sera, senza una seria giustificazione velata dalle solite scusanti ingiustificate, si ritrovano a casa senza stipendio senza reddito senza speranza di essere reinseriti. Continuiamo a gettare nella spazzatura lo storico articolo 18.

Sulla vicenda, a prendere le parti del malcapitato è intervenuto l?assessore al Lavoro, alla Formazione, alla Cultura e Sport della Regione Basilicata, Cataldo Collazzo che ha prontamente rilasciato la seguente dichiarazione:

?Ennesimo licenziamento alla Fiat Sata. Ad appena due settimane di distanza dal licenziamento di Donato Marone, ieri un altro giovane, Giuseppe Grosso, iscritto alla Fiom Cgil, è stato licenziato. La motivazione del licenziamento appare ancora una volta pretestuosa: il lavoratore viene accusato di negligenza sul lavoro e a nulla servono i certificati medici che invitano l?azienda al cambio di postazione di Giuseppe.

Giuseppe resta comunque l?ennesimo lavoratore licenziato. Egli è l?ennesimo giovane lucano che, dopo anni di doppia battuta e TMC2, torna a casa con un’altra umiliazione: quella di avere perso il lavoro. La frequenza di questi episodi è quantomeno sospetta. La multinazionale dell?auto, che considera lo stabilimento produttivo di Melfi come il proprio fiore all?occhiello, dovrebbe anche spiegare come mai quello di Melfi è pure lo stabilimento dove si registra il maggior numero di licenziamenti, dove i licenziamenti rappresentano oramai un elemento della quotidianità.

Mi sembra sia oramai giunto il momento di chiedere che i controlli sulle condizioni di vita dei lavoratori siano intensificati. Sono altrettanto sicuro che sia tempo di mettere mano ad una ricerca che ricostruisca la storia di tutti i licenziamenti che in questi anni hanno segnato la storia della Fiat Sata in Basilicata?.

L?Assessore Collazzo fa notare come i vertici dirigenziali della Fiat reputano lo stabilimento Sata di Melfi come la punta di diamante del loro apparato nazional-radicato e puntualizza sul suo primato di licenziamenti. Forse, è questa la peculiarità che lo rende unico. E poi, capita sempre nel nostro bistrattato Sud. Le migliori aziende sono da noi, come le migliori ingiustizie?

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