18 FEBBRAIO, Unibas, inaugurazione dell’anno Accademico 2003/2004.

E’ da qui che si riparte per il futuro e da qui che si guarda al passato.
L’appuntamento Istituzionale più importante per l’università si è svolto tutt’altro che tranquillamente, rispecchiando, di fattO, tutta l’insicurezza sul futuro delle università italiane.

Il magnifico rettore Lelj Garolla Di Bard dopo aver fatto un quadro generale sullo stato di salute, cita nei ringraziamenti Aristotele, “La speranza è un sogno ad occhi aperti” e esprime la nostra volontà : “noi vogliamo sognare, perchè abbiamo fiducia nell’importante ruolo che la formazione universitaria ha per un paese moderno.”

La vera e reale speranza, il nostro sogno ad occhi aperti, è che il tutto non si riduca ad un sogno non realizzabile, un sogno ad occhi chiusi.

Anche noi studenti siamo consapevoli dell’importanza della formazione, ma siamo consapevoli del nostro disagio e “mentre si enfatizza la centralità dello studente si scarica sulle Università la responsabilità degli impegni dettati dalle stesse regole Ministeriali”.
Inoltre abbiamo un Governo che imprime forti colpi all’Istruzione e che con ferma volontà cerca di recintare il pubblico, con lo scopo d’indirizzare la formazione verso centri che ledano il diritto allo studio di tutti i cittadini.

La tranquillità e la sollenità della cerimonia viene interrotta dall’intervento del professor Tamburro, ex preside della facoltà di Scienze MM.NN.FF., che legge il documento politico di protesta del Senato Accademico contro il d.d.l. Moratti che in questi giorni ha mobilitato tutte le università pubbliche del paese per difendere il ruolo e l’importanza della ricerca e dei ricercatori.
Infatti pochi giorni fa, a Roma, 200 degli oltre 1.700 giovani ricercatori italiani che aspettano inutilmente, da uno o magari due anni, di avere il posto vinto con regolare concorso, hanno convocato la stampa e mostrato i passaporti, i biglietti d?aereo, i contratti firmati con università ed enti di ricerca di altre nazioni.

Ed hanno ripetuto che di emigrare, loro, non avrebbero voglia.

Che non pensavano di diventare dei cervelli in fuga, che anzi hanno creduto, e credono ancora, nella ricerca italiana: come dimostrano i loro lunghi anni di precariato pagati a volte meno di una colf, all?interno delle nostre istituzioni, e la scelta di concorrere a posizioni professionali che all?estero sarebbero pagate il triplo.

Per questo noi di UNIVERSITY.NET intendiamo sensibilizzare la comunità accademica su questo tema, cercando di costruire insieme ai docenti e ai ricercatori dell’Ateneo lucano un momento dibattito che ci renda consapevoli dei rischi di questo decreto legge.

* Responsabile UNIVERSITY.NET

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