La Storia del Brigantaggio nel nostro amato Sud e nella nostra cara Lucania è racchiuso in un arco di tempo che va dal 1784 agli ultimi moti del 1861. In ballo c’era il sogno di realizzare una Repubblica contadina, di difendere la propria cultura dall’invasore dello “straniero”. E’ la storia di Carmine Donatelli detto “Crocco”, di Ninco Nanco, di Tommaso Bindi, del Generale Borgés e di tanti giovani che all’improvviso si ritrovarono a fronteggiare eventi più grandi di loro. In molti casi i loro sogni furono stroncati con la morte. A proposito di questo, nel libro del Professor Vincenzo Labanca, “Un Brigante chiamato Libero” si fa riferimento proprio a queste vite spezzate:
“…Ma più che i proclami, nella loro crudezza, parlano i numeri:

Guerriglieri caduti in Combattimento: 154.850
Fucilati o morti in Carcere: 111.520
Condannati alla Detenzione: 328.637
Condannati all’Ergastolo: 10.760.
Oltre a migliaia e migliaia, forse centinaia di migliaia di persone morte di stenti, di sofferenti, di malattie. Migliaia di persone sparite nel nulla, inghiottite dalla terra, dai boschi, morti affogati nei fiumi, annegati in mare nel disperato tentativo di fuggire da quel triste destino…”. Si parla dell’Olocausto di casa nostra. (Pietro Dommarco)

Cominciamo il nostro percorso storico nel Brigantaggio con una Preghiera…

Preghiera del Calabrese al Padre Eterno (Abate Antonio Martino)

Avvertenza: Questi versi circolavano manoscritti in Calabria intorno al 1870 e sono una tipica espressione del malcontento popolare del tempo, persuaso dalla < > di ogni sua disgrazia…

Calaru di Piemonti allindicati

na razza chi mangiava dhià pulenti
e di Natali e Pasca dui patati;
iestimari orrendi e miscredenti,
e facci tosti e latri cedulati
superbi,disprezzanti,impertinenti,
sedinu all’ombra,e fanno tavulati
cu li sudori chi jettammu ardenti;
e di fundi nostri cilonari
nui diventammu ed idhi propetari.

Di cannavedhiu vinnaru vestuti
scarpi ammuffati,robba di becchini
mo di castoru,e vanno pettoruti,
cu stivaletti a moda li ecchiu fini
calara ccittu-ccittu,ntimurati
e virgugnusi comu fanciullini;
nchi vittaru a nui,mansi e arrecchiuti
apriru nasca,e isaru li cudini;
e cui ndi chiamau “Locchi” e cui “Animali”
e ndi ncigniaru a fari servizziali.

Guardaru in prima misa l’olivari
l’agrumi,li vigneti,e mandri e frutti,
e diseru,fra loru,ncé da fari!
“ccà ncé di beni mungrassamu tutti”
E subitu si misaru a sciancari
a schiatta panza,ad alleggiare gutti
poi dazi senza fini ammunzedhiari
pe comu s’ammunzehia ligna ratti
e pe dicchiu”Li schiavi conquistati”
nndi chiamanu li facci d’ammazzati.
Già li famigghi ricchi impezzentiru:
li povari su ricchi pe la fami;
l’argentu e l’oru tutti lu periru.
E scumpariu di nui finna la rami
“.

TRADUZIONE

“Scesero dal Piemonte allampanati
una razza che mangiava polenta e
a Natale e a Pasqua due patate
bestemmiatori orrendi e miscredenti
e facce toste e ladri matricolati,
superbi,dispregiatori,impertinenti,
siedono all’ombra,e fanno tavolata
col sudore che noi gettiamo accaldati dalla fatica;
dei nostri terreni noi diventammo coloni
e loro proprietari

Vennero vestiti di stoffa grezza
scarpe ammuffite e vestiti da becchini,
adesso vestono di castoro e vanno impettiti
con i piu’ fini stivaletti alla moda;
scesero zitti-zitti,intimoriti,
e vergognosi come ragazzetti;
ma quando ci videro mansueti
drizzarono il naso e alzarono i codini
e chi ci chiamo’ “Locchi” chi “Animali”
e incominciarono a farci fare da servi.

Guardarono innanzitutto gli uliveti
gli agrumeti,i vigneti e mandrie e frutteti,
e dissero tra loro,non c’é dubbio
“Qui c’é tanta ricchezza che possiamo ingrassare tutti”
e subito si misero a mangiare a crepapelle
a vuotare bicchieri

poi ad accumulare dazi senza fine
come si ammucchia legna rotta;
e per di piu’ “Schavi Conquistati”
ci chiamarono,quelle facce da ammazzato.
Ormai le famiglie ricche sono diventate pezzenti
e le povere sono ricche di fame;
L’argento e l’oro tutto se lo presero
e scomparvero perfino gli oggetti di rame”.

Materiale raccolto in collaborazione con Rino Adamo

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