Andrea Di Consoli, Lucano di Rotonda, è nato in Svizzera da genitori emigrati per lavoro. Lo leggo nella sua breve e scarna biografia, ma lo ripete in versi, che urlano il disagio e il dramma di chi lascia la sua terra con sofferenza, nella sua prima pubblicazione di poesie ?Discoteca?.

Qualcuno ha dormito nelle baracche?
Mio padre quel natale
Aveva occhi grandi di chi muore:
ha pianto con mia madre
e le ha inciso nel ventre la mia faccia.

La Poesia di Andrea Di Consoli è ?strana?. I suoi versi hanno uno stile grossolano, poco elegante, decadente, mancano di armonia e ritmo, ma leggendoli ci si affeziona, vibrano e scavano nei meandri più profondi della nostra coscienza. Riesumano ricordi e sensazioni dimenticate o semplicemente stati d?animo ai quali ormai ci siamo completamente assuefatti, incalliti nel nostro disagio di giovani coatti, insoddisfatti del nostro essere cittadini ancora non adulti, nonostante quello che sappiamo e potremmo fare. Infatti con?noi non potremmo mai dire ?ai nostri tempi?/ perché ai nostri tempi stavamo giorni interi al bar? esprime tutto il disagio di una generazione cresciuta nei luoghi del Sud senza luoghi di aggregazione sociale: oratori, associazioni giovanili culturali e politiche, e dove un concerto, come quello di ?VascoRossi/E per un mese non si è parlato di altro rappresentava l?unico evento, sporadico, degno di nota, di cui parlare per mesi o forse per anni.

Eppure nonostante il disagio di vivere in questa terra, la necessità di partire, sulle orme dei padri ? arrivati a Thun/gli vennero gli occhi lucidi/?lì suo padre faceva il cambio per andare a Sion? non è indolore perchè?partire è solo un modo per sentirsi stranieri due volte.
Il bisogno di avere una identità, negata dalla storia, frustrata dal non essere mai stati protagonisti del proprio presente e del futuro di questa terra, emerge davanti ad una canzona suonata ad una festa di compleanno ?una ridicola canzone di briganti/ e anche se noi briganti non lo eravamo mai stati/ugualmente abbiamo sentito un brivido rigarci la schiena.

Ma c?è di più. C?è la sensazione di essere soli, di appartenere ad una generazione, forse l?ultima, che ha avuto bisogno dei genitori per andare avanti. Fatta di giovani che una volta tornati a casa, sono irriconoscibili e diversi da quando sono partiti, non compresi nelle preoccupazioni, nei bisogni. Una generazione che traccia una linea netta di incomunicabilità con le generazioni precedenti. C?è la sensazione di essere soli, dimenticati, di essere fuori dai grandi giochi globali, della politica, della sicurezza sociale, di? non essere difesi da nessuno?
E così si spende il proprio tempo, davanti ad un televisore acceso e ignorato, con un bicchiere in mano, per pensare momento per momento, secondo per secondo a quanto avvenne, avviene o avverrà o meno nella propria vita.

Sentire, da lì dentro, l?affanno di un uomo che porta la bara sulla spalla
Essere imbarazzati di pesare così tanto.
Immaginare di morire quando si è ancora vivi.

Andrea Di Consoli è nato a Zurigo nel 1976, da genitori lucani. Scrive su L?Unità, Stilos (Supplemento letterario de La Sicilia) e su vari settimanali e mensili (Totem). Lavora ai programmi radiotelevisivi della RAI. Ha pubblicato il saggio Le due Napoli di Domenico Rea (Milano 2002). Vive a Roma.

Andrea Di Consoli
DISCOTECA
Edizioni Palomar di Alternative ? Bari
Euro 12,00

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