Da diversi anni è in programma un’intensa attività turistica sulla costa jonica-lucana senza tener presente delle effettive vocazioni naturalistiche e delle ripercussioni negative che possono subire le componenti ambientali di un area già in precario equilibrio.

Il progetto iniziale prevede la costruzione di quattro aree portuali con tutte le strutture ricreative connesse come alberghi, hotel, villaggi turistici, posti barca e parchi acquatici. I progetti si estendono per una lunghezza di 35 Km, un ampiezza di 5 Km nella pianura e interessano
direttamente le foci dei fiumi Bradano, Basento e Agri. In altri termini si sta cercando di riproporre una copia del modello della costa romagnola nel sud Italia, con la presenza di un area portuale ogni 7 Km. Certamente non è stato tenuto in considerazione che dal punto di vista territoriale che il modello “Rimini” non è asportabile sulla costa ionica, infatti la costruzione di mega villaggi e impianti portuali fu respinto per la prima volta negli anni ’70 per tal motivo.

La città di Rimini, che dista dalle nostre coste un miliaio di Km, ha una realtà turistico-territoriale nonchè un esperienza nella gestione del territorio di gran lunga diversa da quella della costa jonica. Proprio a Rimini, fu inaugurato il primo stabilimento balneare in Italia il 30 luglio del 1843 e da allora è stato sempre offerto ai turisti provenienti da tutto
il mondo una vita estiva unica. Ma è sbagliato considerare Rimini una località esclusivsmente balneare. In questa città i turisti amanti della cultura, della storia, delle attività ricreative, del relax e delle manifestazioni fieristiche, in altrnativa al mare, possono visitare il
centro storico medioevale con i suoi castelli, il museo, il lungomare, la fondazione teatrale Federico Fellini oltre a un mercato anbulante tra i più grandi del nord Italia. Anche la vicina Riccione, località sul mare altrettanto nota, possiede il lungomare e viali più famosi a livello
nazionale.

Nell’entroterra della riviera Romagnola troviamo le cittadine di Ferrara, Forlì, Imola, San Marino e non molto lontano il capoluogo di regione, Bologna. E’ fondamentale sottolineare che per motivi culturali, storici, appuntamenti sportivi nazionali, cure terapeutiche e molto altro queste città sono densamente popolate anche da un turismo massiccio fuori stagione. Ferrara, ad esempio, è un importante centro medioevale-rinascimentale situata in una zona naturalistica strategica come il parco del Delta del Po.

Di notevole importanza sono anche le città di Bagno di Romagna e Castrocaro Terme note a livello nazionale per le acque termali. Infine, non molto lontano troviamo la famigerata città di Venezia.
Ciò non vuol essere un itinerario turistico a favore della riviera Romagnola, ma prima di impegnare miliardi di vecchie lire per creare una Rimini Lucana bisogna che i politici locali e i progettisti prendano coscenza che il territorio ionico come quello dell’ entroterra lucano, non
sono in grado di competere con quello Veneto-Romagnolo. In altre parole, come può un turista preferire le spiagge ioniche visto che queste ultime assumerebbero quasi le stesse caratteristiche di molte spiagge del centro-nord Italia come attrezzature ma ben poco da offrire in alternativa al mare?

L’entroterra della Basilicata a ridosso della costa, al contrario di quello Romagnolo, si presenta come un terrirorio povero di risorse con ben pochi punti di riferimento per un turista. Oltre all’ aspetto paesaggistico la Lucania è afflitta da innumerevoli problemi da secoli ancora irrisolti. Uno di questi è il dissesto idrogeologico che interessa l’intera regione. Basta pensare che più dei due terzi dei comuni del materano sono minacciati dal fenomeno dell’ erosione dei versanti, fenomeni franosi e smottamenti e a partire dagli anni ’60 si è aggiunto il fenomeno dell’ erosione costiera.

La pianura metapontina, dove dovrebbe sorgere il nuovo centro turistico, presenta le caratteristiche di un area scarsamente popolata, prevalentemente agricola con poca esperienza turistica. Alla luce delle prevalenti valutazioni, prima di trasformare la costa ionica in una copia della riviera Romagnola bisogna valutare attentamente la naturale vocazione della nostra
area. Il turismo della costa ionica si può valorizzare innanzi tutto andando a riordinare e a rinvigorire la pineta litoranea con specie arboree e arbustive previste dall’ ingegneria naturalistica per queste aree quali: Pini, Ginepri, Mirti, Fillirea, Lntisco, Alterno, Rosmarino, Gramigna delle Spiagge, Sparto Pungente, Zingolo di Spiaggia, Giglio Marino e altre specie.

Questo è importante in quanto la pineta attualmente si presenta in un forte stato di degrado e abbandono a causa dell’ incuria e degli incendi. Lo è altrettanto perchè gli alberi proteggono o almeno attenuano il fenomeno erosivo. Per la nostra costa la soluzione migliore, ai fini di incrementare il turismo è quello di creare lavoro andando a ristrutturare quelle masserie
nella pinura metapontina a ristoranti o agriturismo, valorizzare i musei e scavi a cielo aperto tutelando il patrimonio artistico e storico, creare e organizzare appuntamenti sportivi a livello regionale e nazionale, in particolar modo sport acquatici, promuovere manifestazioni culturali sulla storia e sulle tradizioni locali.

Al contrario bisogna evitare di costruire ulteriori opre balneari nella pineta o a ridosso della costa, soprattuitto dove il fenomeno dell’erosione costiera è particolarmente accentuato. Basta ricordare che nel 1974 uno stabilimeno ACTA a causa dell’ erosione terminò in mare. Non bisogna
dimenticare, infine, che qualsiasi opera e modifica che si voglia apportare deve essere compatibile col “Piano Paesaggistico del Metapontino” con la presenza dei quattro SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e con la riserva regionale del Bosco di Policoro.

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