La chiesa madre di Santa Maria Maggiore è ubicata nella piazza superiore di Maratea Centro. L?edificio, di notevoli dimensioni, risale probabilmente al Quattrocento, ma fu costruito al di sopra di una preesistente chiesetta di uno o due secoli più antica, rinvenuta durante i restauri del 1978. In questo nucleo originario, dotato di altare centrale e abside semicircolare, si trovano tracce d?affreschi del XIII e del XIV secolo.

La parte inferiore del campanile romanico, quadrata, è del 1434; ad esso fu successivamente aggiunta una cupola a base ottagonale. La chiesa venne ulteriormente ampliata fino a inglobare nel suo complesso architettonico la contigua torre di difesa. Il suo assetto si presenta irregolare per via delle numerosi fasi costruttive che si sono succedute nei secoli, allo scopo di arginare i dissesti causati dai lenti movimenti franosi in atto lungo il versante occidentale del Monte San Biagio.

L?importante portale settecentesco è formato da tre sezioni: un arco a tutto sesto, un fregio con due volute e una trifora in muratura nella parte più alta.

La facciata esterna è decorata da due bassorilievi di angeli oranti, facenti parte probabilmente di un tabernacolo marmoreo all?interno della chiesa, eseguiti da uno scultore seguace di Tommaso Malvito (sec. XVI).

L?interno della costruzione sacra consta di un?unica navata fiancheggiata da nicchie e decorata con stucchi, archi e motivi floreali barocchi. Al centro troviamo l?altare maggiore in marmi policromi, notevole soprattutto per la ricchezza del tabernacolo in marmo bianco, decorato e dotato di bassorilievi raffiguranti angeli in preghiera. Meritano attenzione anche gli altari sulla parte sinistra della navata, due dei quali appartenenti alla scuola napoletana del Seicento.

Tra gli arredi si segnalano le interessanti sculture barocche della Madonna del Carmine, in legno, e della Madonna degli Angeli, in marmo bianco, opera di uno scultore lucano del XVI secolo, posta in alto nel presbiterio. Entrambe le opere furono donate dalla famiglia Ginnari. Di particolare rilievo sono un paliotto secentesco in marmo nero con tarsie policrome di bottega napoletana e tele di scuola napoletana del Seicento e del Settecento: la Trinità (1760) di Francesco Oliva e l?Adorazione dei pastori e santi.

Molto antico e pregevole è il coro, composto da una parte cinquecentesca ornata a trafori, rimaneggiata nel 1729 dall?intagliatore lucano Marco De Santis. L?opera è realizzata in legno intarsiato con un complesso disegno che si snoda lungo tutto l?abside e termina da entrambe le parti con due leoni alati.

Altre opere artistiche di grande importanza sono la secentesca scultura in legno policromo di S. Vito, il dipinto su tavola dell?Immacolata Concezione (1690) di Luca Piaciolla della scuola di Luca Giordano e la scultura lignea della Madonna delle Grazie (secolo XII).

Nella cripta sottostante al presbiterio si celano altri lavori interessanti, fra cui vanno menzionate una Santa Caterina e un giovane santo attribuito a un seguace di Solimene e dipinto nel primo Settecento, una statua raffigurante l?Ecce Homo e un?altra scultura in legno intarsiato e dipinto che ritrae San Michele Arcangelo (entrambe sono del XIII secolo).

L?intervento settecentesco – dopo numerose fasi di ampliamento verificatesi in epoche diverse, a partire da quelle effettuate sull?originario, piccolo ambiente del XIII secolo ? è stato determinante per l?aspetto attuale della chiesa. La chiesa fu oggetto di una vera e propria ristrutturazione: una nuova parete rivestì tutto il perimetro interno e un soffitto piatto venne a sostituire le originarie capriate in legno.

Il soffitto antico è stato sostituito ai primi del Novecento da una copertura piana, dipinta a finto cassettonato, mentre il pavimento conserva alcune mattonelle in ceramica dipinta di A. Punzi di Vietri (1878).

L?importanza storica di Santa Maria Maggiore è dovuta in buona parte al fatto che nel 1434 la chiesa si affrancò dall?arcipretura di San Biagio al Castello per diventare una parrocchia autonoma.

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