Nasce a Melfi nel 1947 e la singolarità dei suoi romanzi sarà tradotta in diverse lingue trovando ampi consensi anche al di là dei confini italiani.Sono stati pubblicati diversi saggi sulla cultura del Mezzogiorno, tra cui ?Centri intellettuali e poeti nella Basilicata del secondo Cinquecento (1979), ?Basilicata tra Umanesimo e Barocco? (1980), ?Lettere di Scotellaro a Pedìo? (1986); la raccolta di poesie ?La metafisica come scienza? (1984). Il genere teatrale lo affascina e tra i vari testi scrive ?Hohenstaufen?, realizzato per un laboratorio di Giorgio Albertazzi.

Una voce lo seduce, cattura e non lo abbandonerà più; quella del romanzo.Proposte letterarie estremamente coinvolgenti:

?I fuochi del Basento? (1987, Premio Super Campiello e Premio Napoli), ?La Baronessa dell?Olivento (1990)?, ?Il piantatore di lune? (1991), ?Ombre sull?Ofanto? (1992, Premio Grinzane Cavour). Il romanzo in cui Nigro dipinge un originale affresco narrativo raffigurante la storia del Meridione è ?Adriatico?. Passato e presente s?intrecciano e mentre nel Mediterraneo si mette in scena il dramma di esodi verso l?Occidente, la memoria ricreatrice delinea nella mente del narratore, l?immagine del padre, prigioniero di guerra in India. S?instaura un parallelo tra questa terra di latifondo e miseria ed il Meridione. I protagonisti sono travolti dalle vicende e dal cambiamento della realtà meridionale: l?occupazione delle terre, la mancata industrializzazione, le illusioni e disillusioni giovanili.In una terra di misticismo ancestrale si realizzano forti esperienze di vita.

Il protagonista del romanzo, imbarcato su una nave, non riesce a non pensare alla veridicità delle parole dettate dal capitano:

?Quando l?Europa si scopre malata, è sempre nel Mediterraneo che crede di potersi curare?.

Il rullìo dei motori, il mare e una sinfonia? La nave si allontana?
?La lingua di terra ora è sparita e riesco solo ad immaginare le cale della costa montenegrina, le baracche dei clandestini macedoni e albanesi che aspettano la notte per tentare la traversata. Trenta miglia li separano da noi, all?altezza di Otranto?.
?La partenza? è quasi sempre stata la nota dominante negli scrittori lucani.
Partire ed aprirsi a nuovi orizzonti? Non sempre al vecchio si preferisce il nuovo.I nostri luoghi, per quanto ?vecchi?, si colorano sempre di tinte nuove. Nel corso dei secoli, la voce primigenia del popolo lucano, si è allontanata dalla propria terra ma ovunque continua a farsi sentire.

Il filone della grande poetica meridionalista rappresentato dall?opera di Tomasi di Lampedusa, di De Roberto, di Carlo Levi, Scotellaro, non può, dunque, non ricordare Nigro. Altro struggente romanzo ambientato nel Sud: ?I fuochi del Basento?, in cui si traccia una linea di percorso, netta, precisa e simbolica, al fine di inseguire e realizzare un sogno: una repubblica contadina.
Rivoluzioni, carestie, epidemie, guerre, amori e utopie; il tutto si muove su uno scenario intriso di storia e mito. Al centro del romanzo vi sono quattro generazioni di un?autentica famiglia di braccianti.Dietro le avventure private si muovono personaggi storici:il cardinale Ruffo, i re di Napoli, Murat, Garibaldi; c?è un intreccio di reale ed immaginario.

L?originalità di Nigro si coglie soprattutto nel tentativo di reinventare continuamente la vita. In ?Viaggio a Salamanca?, nell?aula magna dell?Università di Salamanca, vengono presentati vari scrittori del Novecento, morti e vivi (Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Calvino, Lorca, Dalì) i quali recitano storie costruendo e decostruendo la realtà. La struttura del romanzo riprende lo schema del Decameron; sette giornate di permanenza a Salamanca scandite dalla misteriosità e dal fascino di una bellissima donna, Neshua.

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