Negli ultimi anni, quasi tutte le normative regionali vietano l’attività estrattiva in alveo a causa dei danni ambientali che le operazioni di prelievo provocano sia alle aste fluviali che alle aree costiere adiacenti alle foci dei fiumi. In Basilicata la legge che regola l’estrazione degli inerti da cave in alveo è la n°12 del 27/03/1979 “Disciplina della coltivazione di cave e torbiere e degli inerti dagli alvei dei corsi d’acqua” in seguito modificata dalla legge regionale n°18 del 31/03/1980 (attualmente non più in vigore) e successivamente dalla legge regionale n°8 del 14/02/1983 attualmente in vigore “Modifiche e integrazioni alla legge regionale” del 27/03/1979 n°12.

In base all’art.1 della legge n°8/83 le autorizzazioni per i prelievi di valori non superiori a 10.000 m. cubi dai corsi d’acqua pubblici regionali (Agri, Cavone e Basento), per un anno solare, vengono rilasciate dal Genio Civile, mentre secondo l’ art.2 le autorizzazioni di prelievo pluriennale superiori a 10.000 m. cubi sono rilasciate dalla Giunta regionale sentito il parere del comito di cui l’art.31.

Da premettere che in Basilicata la legge regionale 14/12/1988, n°47 “Disciplina la valutazione d’impatto ambientale e norme per la tutela dell’ambiente”. L’apertura di cave per l’estrazione degli inerti ricade tra le opere da sottoporre a valutazione d’impatto ambientale di competenza per la regione Basilicata. In base alla legge regionle per la V.I.A., bisogna valutare tutti i possibili impatti negativi che un estrazione di inerti può provocare, nonchè tutte le ripercussioni e i cambiamenti provocati a danno del fiume e di tutti gli ambienti che si trovano in relazione a quest’ ultimo, come la pianura alluvionale o i tratti di costa adiacenti alla foce.
Il Basento è un fiume a carattere torrentizio, per cui la capacità autodepurativa non è molto efficiente. La presenza di numerose cave di estrazione nonchè delle zone industriali di Tito Scalo e Ferrandina Scalo rendono il fiume maggiormente inquinato.

Il materiale inquinante che si trova nei sedimenti, per la decomposizione richiede un’ elevata domanda di ossigeno (BOD). In particolari condizioni, come quelle di dragaggio, la domanda di ossigeno, non viene soddisfatta perchè la colonna d’ acqua è più torbida, di conseguenza l’ossigeno disponibile per gli organismi acquatici diminuisce. In Basento, inoltre, durante il suo corso verso il mar Ionio trasporta una notevole quantità di materiale solido costituito da massi, ciottoli e in prevalenza sabbie e fanghi.

Questi sedimenti vengono depositati prevalentemente nelle zone pianeggianti e alla foce dove le pendenze sono lievi e la corrente fluviale più debole. Questi solidi costituiscono materia prima per l’edilizia, per la costruzione di dighe, protezione dei litorali e altro. Il problema più grave è che l’ estrazione degli inerti non è limitata solo ai tratti in cui i materiali si accumulano maggiormente, ma spesso vengono sottratte quantità di inerti anche nei tratti pianeggianti e nei tratti terminali del corso d’ acqua dove il materale è prevalentemente sabbioso e quindi essenziale per il rifornimento alle spiagge. Il Basento da questo punto di vista è uno dei fiumi più a rischio.

Secondo alcuni studi, nel periodo 1965-1977, sono stati prelevati 8 milioni di m. cubi di materiale, mentre nel successivo periodo 1978-1992 ne sono stati concessi circa 1 milione di m. cubi. (Spilotro et al, 2000). Questo materiale non raggiungerà mai il mar Ionio, per cui l’ estrazione di materiale litoidale rappresenta una delle principali cause dell’erosione costiera nel tratto di spiaggia antistante la foce del Basento. Da questa valutazione, ci si rende conto che le componenti biologoche, fisiche e idrogeologiche del fiume in conseguenza dell’ apertura delle cave e a causa delle zone industriali a ridosso dell sponde sono state fortemente alterate. L’acqua, la flora, la fauna, le popolazioni di organismi che vivono nel fiume, il sottosuolo, l’ aspetto paesaggistico e interi tratti di costa adiacenti alla foce del fiume subiscono impatti negativi in conseguenza al degrado chimico, fisico e biologico.

Tenendo presente che il Basento non possiede dighe di ritenuta, se non una nel torrente Camastra in destra del fiume, la causa principale dell’erosione costiera del tratto di costa antistante la foce del fiume va ricercata soprattutto in una eccessiva sottrazione di inerti avvenuta negli ultimi decenni.

A tal proposito occorre riesaminare urgentemente la legge n°8/83, troppo permissiva tenendo presente che dal 1983 il fenomeno dell’erosione costiera sul 74% del litorale lucano si è notevolmente accentuato. Per cui l’unico modo per combattere almeno in parte l’ antropizzazione del fiume Basento e il fenomeno erosivo della costa metapontina è quello di restituire naturalità ai fiumi chiudendo qualsiasi attività estrattiva, attivare nuovi depuratori e quelli esistenti non funzionanti, vigilare sugli scarichi abusivi delle industrie e punire secondo legge i trasgrassori prima che la situazione del Basento sia compromessa definitivamente.

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