Il “Comitato Scanziamo le Scorie – Roma” intende testimoniare il suo diniego contro la decisione dell Governo Berlusconi di impugnare per palesi motivi di illegittimità costituzionale la Legge n. 31 del 2003 con cui la regione Basilicata ha dichiarato il proprio territorio “denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale”.

Ritorna all’attenzione di tutti la questione dello stoccaggio delle SCORIE NUCLEARI. Ritorna all’attenzione di tutti la questione di Scanzano Jonico e dell’intero popolo lucano. Ritorna all’attenzione di tutti l’annosa questione del NUCLEARE, verso il quale sempre meno celati e sempre più insorgenti sono i sogni nutriti dal Governo Berlusconi. Il discorso riparte da lì dove si pensava che fosse finito, il 27 novembre, il giorno della grande attesa, con l’apparente retromarcia del Governo sul famigerato decreto che localizzava fra le miniere di salgemma, a Scanzano Jonico, il sito unico nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari.

E, dunque, ora, tranquillizzatisi gli animi, dato pieno sfogo e spazio all’esultanza, passata totalmente in secondo piano l’indignazione, in data 9 gennaio 2004, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali, E. La Loggia, ha deliberato, per palesi motivi di illegittimità costituzionale, l’impugnativa della legge della Regione Basilicata n. 31/2003, che dichiara il proprio territorio denuclearizzato.

All’indomani di un duro scontro nel quale il Governo ha mal celato la preoccupante scelta di una politica del nucleare attraverso la strada della forzatura antidemocratica e dell’assenza di trasparenza, il “Comitato Scanziamo le Scorie – Roma” ha intenzione di non far passare sotto silenzio un atto politico di tale gravità, ma di far sì che la voce dell’indignazione non rimanga implosa ma si faccia sentire in maniera forte.

Come sopra evidenziato, oggetto dell’impugnativa del Governo è la legge regionale n° 31 del 2003 che modifica e integra la legge n 59 del 1995 c.d. “Normativa sullo smaltimento dei rifiuti”. La legge n° 31/03 dichiara il territorio della Regione Basilicata “denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale” ad eccezione dei “materiali necessari per scopi sanitari e per la ricerca scientifica”. Il provvedimento prevede, inoltre, che sia affidata alla Regione, attraverso le proprie strutture preposte alla vigilanza ambientale e sanitaria, comprese l’Arpab e le Aziende del Servizio Sanitario Regionale, il compito di “curare la rilevazione tecnica e strumentale di presenze sul territorio regionale di materiale nucleare e di adottare tutte le misure di prevenzione necessarie”.

In data 9 gennaio u.s., nel comunicato ufficiale, il Governo dà avviso della decisione deliberata, e in aggiunta, ha cura di precisare – si cita testualmente – che tale decisione “è il risultato dell’esame di talune leggi regionali, a norma dell’art. 127 Cost., ma che ciò non comporta, come è ovvio, la destinazione di rifiuti radioattivi in Basilicata”. Affermazione quest’ultima che d’istinto riporta alla mente l’antico brocardo: “escusatio non petita, accusatio manifesta”, tanto a voler utilizzare un linguaggio tipicamente processuale.

Nella nota governativa si fa presente che la medesima legge che dichiarava denuclearizzato il territorio della Regione Sardegna, la n. 8 del 2003, venne impugnata dal Governo ad agosto 2003 per incostituzionalità. La Corte Costituzionale ha poi confermato l’incostituzionalità della legge sarda dichiarando che il materiale nucleare deve considerarsi < >. In quanto tale, l’Unione Europea impone ai paesi membri la libera circolazione delle merci.

Dunque, per lo Stato italiano, le scorie nucleari non sono rifiuti: si tratta invece di «merci» e, in quanto tali, la Sardegna non può vietarne l´arrivo perché violerebbe le regole europee in materia di libera concorrenza, in particolare gli artt. 23 e 117 del Trattato CE. E´ questa la motivazione principale del ricorso alla Corte costituzionale che il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato, attraverso l’Avvocatura dello Stato, contro la predetta legge regionale che dichiara l´Isola «territorio denuclearizzato». Nel ricorso, inoltre, il Governo ha teso ad evidenziare che la Regione non può ritenersi competente in forma esclusiva nel campo dell´ambiente. Questo perchè, per l´Avvocatura dello Stato, l´ambiente non è una «materia» di legge, bensì soltanto un «valore»: è dunque spetta allo Stato di dettare norme uniformi per tutto il Paese, in base a una propria competenza esclusiva che dunque cancella i poteri delle Regioni.

Si può ritenere che tali parametri adottati per l’impugnazione, di fronte al Supremo Collegio, della legge sarda siano stati seguiti anche in riferimento all’impugnazione della legge della Basilicata. In entrambi i casi la scelta dell’impugnativa parte dall’originario disegno governativo di realizzare in Sardegna prima, in Basilicata poi un sito unico di stoccaggio per le scorie nucleari, e di realizzare in collegamento al sito una vera e propria industria dello stoccaggio, attraverso la militarizzazione del territorio.

Fortissime sono le reazioni di perplessità e dissenso che una tale scelta politica, da parte del Governo, ha suscitato in entrambi i casi nelle popolazioni locali, prima in Sardegna, ed ora in Basilicata.

Allora ci chiediamo, come è di dovere:

1) Perché la scelta dell’mpugnazione delle Legge regionale di fronte alla Corte Costituzionale? Il Governo, per caso, vuole gestire da solo, in esclusiva, e senza nessun ostacolo e senza alcun rispetto dei principi di federalismo cooperativo la questione scorie nucleari? Se fosse così sarebbe un “atto politico” gravissimo da parte di questo Governo, che, ancora una volta, dimostra di scavalcare non solo le istituzioni locali e, quindi, la Conferenza Stato e regioni, ma, prima di ogni altro, la cittadinanza tutta.

2) Perchè il Governo ha impugnato la Legge regionale della Regione Basilicata e non, invece, la medesima promulgata da Sicilia e Calabria?Dunque, pare evidente il fine politico.

3) Perchè in nessun caso si fa riferimento alla necessità di affrontare la questione scorie in riferimento alla tutela dell’ambiente e della salute, quali ambiti in cui la regione ha pieno diritto a legiferare e che sono aspetti di vitale importanza nell’approccio alla questione scorie nucleari?

Si è atteso di placare gli animi, ma si persegue l’originario obiettivo. Con la promulgazione del Decreto Legge n. 314 in data 10 gennaio 2004 si elude la sorveglianza popolare della mobilitazione di dicembre in Basilicata: solo 12 mesi per decidere un sito unico per lo stoccaggio delle scorie di III categoria, infatti, sono una dilazione evidente, al fine solo di smontare e indebolire le reazioni di protesta.

Per concludere è’ aberrante, dunque, pensare che una legge regionale che sancisce la denuclearizzazione del territorio viene ad essere impugnata, da parte di questo Governo, per violazione delle norme che regolano la disciplina sulla concorrenza e la libera circolazione delle merci, con violazione, in particolare dell’art. 23 e 127 del Trattato CE, quando la legge di “denuclearizzazione” del territorio viene ad essere l’unico strumento a disposizione della Regione contro la lesione del bene “ambiente” e del bene “salute”, quali diritti fondamentali dell’uomo, salvaguardati entrambi dalla Carta Costituzionale.

Per converso una legge statale come quella che ha convertito il decreto legge 314/03, risulta tranquillamente promulgata, nonostante il contrasto con l’art. 9 della Costituzione che tutela l’ambiente, con l’art. 32 della Costituzione e con l’art. 174 del Trattato CE che tutelano la salute, nonché in contrasto con l’intero titolo V della Costituzione volto a sancire i principi della leale collaborazione tra Stato e regioni, del principio di sussidarietà, del principio federalistico.

CHIEDIAMO, DUNQUE, L’IMMEDIATA RETROMARCIA DEL GOVERNO SU TALE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE

PRETENDIAMO, INOLTRE, LE SCUSE UFFICIALI DAVANTI A TUTTI QUEI CITTADINI DI QUELLE REGIONI E DI QUELLE CENTINAIA DI COMUNI CHE DALL’86 HANNO DICHIARATO IL LORO TERRITORIO DENUCLEARIZZATO, PERCHE’ MESSI, EVIDENTEMENTE, FUORI LEGGE DALL’IMPUGNAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE DA PARTE DI QUESTO GOVERNO.

CI SEMBRA IL MINIMO CHE IL GOVERNO POSSA FARE IN TALE SITUAZIONE!

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