Il percorso letterario di LucaniaNet.it ci sta portando lontano nel tempo a riscoprire stili poetici del tutto originali che rendono unica nel panorama cinquecentesco, la sensibilità propria di un?anima femminile: Isabella Di Morra.
Tutto ciò che finora si sa di Isabella Di Morra, oltre alle sue rime, è dato da una storia della famiglia Morra, pubblicata nel 1629 a Napoli, dal consigliere regio Marcantonio di Morra, figlio di Camillo, il più giovane fratello d?Isabella, cresciuto presso la corte del principe di Salerno.

La tragica esistenza dela poetessa è stata riproposta in diverse rappresentazioni teatrali, soprattutto all?estero.Daniel Leuwers, dell?Università di Tours, ha analizzato l?opera teatrale “Isabella Di Morra” di Pierre André de Mandiarges, soffermandosi principalmente sulla violenza non solo fisica ma soprattutto psicologica, esercitata sulla donna dai malvagi fratelli.

ISABELLA DI MORRA (1520-1545)

Tra le mura imponenti di un maestoso castello dominante la Valle del Sinni si consuma una tragica vicenda: muore Isabella di Morra. Dimenticata per diversi secoli, la poetessa lucana è stata valorizzata da Benedetto Croce agli inizi del Novecento nel volume “Poesia popolare e poesia d?arte” e in “Isabella di Morra e Diego Sandoval De Castro” (Bari 1929).

Vittima di crudeltà e barbarie, la sua vita è compromessa per sempre nel momento in cui i fratelli scoprono la sua corrispondenza segreta con il signore confinante Sandoval De Castro, governatore di Taranto. Questi, fervido cultore della poesia petrarcheggiante, in mancanza di cenacoli letterari, comincia ad avere una florida corrispondenza epistolare con la donna la quale, scoperta dai fratelli, viene relegata in “un?agreste solitudine”.I motivi propri della poetica morriana sentono enormemente l?influenza dell?ambiente circostante. A 25 anni, Isabella, vedendo sfiorire la sua bellezza giovanile, canta disperata:

“Quella ch?è detta la fiorita etade,
secca ed oscura, solitaria ed erma,
tutta ho passato qui”.

Sola ed incompresa, la donna si strugge giorno dopo giorno.Unica possibilità di riscatto dalla prigionia: la corrispondenza poetica con l?enigmatica figura di Sandoval De Castro.

Dinanzi alla fine dei suoi giorni, ormai imminente, si leva un grido disperato dal profondo del suo animo:

“o fiume alpestre, o rovinati sassi”udrete il pianto e la mia doglia eterna”.

Poco prima di morire il suo pensiero va al padre lontano (presso la corte di Francesco I a Parigi) che non riabbraccerà più e affida al fiume Sinni un compito: annunciare al padre la tragicità della sua sorte.

“Or ch?io sento da presso il fine amaro
fa tu noto il mio duol al padre caro…
..inquieta l?onda con crudel procella,
e dì : m?accrebber sì, mentre fu viva,
non gli occhi no , ma i fiumi d?Isabella”

Il leopardiano senso di solitudine si trasfonde nei suoi versi. La donna è prigioniera di una natura matrigna che la vincola ed isola in un mondo crudele e sconfortante. Solo nel canto trova la pace e la ragione del suo esistere.

Nella sua mente, tra pensieri di dolore e di morte, si delinea in modo pallido e indefinito un vago futuro.Il suo anelito alla libertà cresce al punto da desiderare se non l?amore, almeno il matrimonio, ma all?improvviso la speranza si tramuta in pianto e disperazione: non vedrà giammai remo che solchi l?onda né vela all?orizzonte.

0 Comments

Leave a reply

associazione - progetto - collabora - identificati - note legali - privacy - contatti

Associazione Lucanianet.it c/o Broxlab Business Center | P.zza V. Emanuele II, 10 | 85100 Potenza tel.+39 0971.1931154 | fax +39 0971.37529 | Centralino Broxlab +39 0971.1930803 | ­www.lucanianet.it | info@lucanianet.it Testata Giornalistica registrata al tribunale di Potenza n° 302 del 19/12/2002 | ­C.F. 96037550769 Invia un tuo contributo tramite bonifico bancario alle seguenti coordinate IBAN : IT 31 E 08784 04200 010000020080

Log in with your credentials

Forgot your details?