Quando di mezzo ci sono degli enormi interessi è facile cadere nella trappola della corruzione.

E? certo che le responsabilità del recente caso delle tangenti potentine devono ancora tracciare un quadro preciso, ma possiamo aprire in merito delle discussioni sullo stato di legalità che vige in alcuni corridoi di palazzo della nostra regione.

Non è certo la prima volta che nomi in vista dello spettacolo, della politica e dell?imprenditoria vengano coinvolti in giri loschi di denaro. Ricorderete che circa due anni fa la Procura di Potenza avviò un?indagine a tappeto sul territorio lucano dalla quale vennero fuori due filoni d?inchiesta: le tangenti ?Petrolio? con gli appalti super-miliardari per la costruzione dell?oleodotto Viggiano-Taranto e le tangenti ?Inail? pagate da alcuni dirigenti per acquistare degli immobili. Rappresentò un colpo durissimo per la Basilicata e vide, in primo piano, il coinvolgimento degli imprenditori potentini De Sio e dei politici Sanza e Luongo, nella principale ?lista nera?. A tremare fu l?intero mondo politico, al di là dei colori di bandiera e della provenienza partitica, unitamente a persone dell?Eni, forse in un momento in cui, si stavano ricapitolando i resoconti di estrazioni annuali. L?illusione dell?oro nero rimase tale e lo è tuttora.

Oggi, proprio come conseguenza del filone ?Inail? le indagini, proseguite in un clima più tranquillo, hanno portato all?individuazione di una vera e propria ?Holding dell?illecito? che coinvolge 76 persone, provenienti dagli ambienti ?bene? italiani. I reati ipotizzati sono quelli di millantato credito, favoreggiamento, estorsione, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, rivelazione d?ufficio.

Verso la fine dello scorso anno il Pm (Pubblico ministero) di Potenza, Henry John Woodcock, incaricato di operare nelle indagini, fece pervenire al Gip (Giudice per le indagini preliminari). Gerardina Romaniello, l?emissione di decine di ordinanze di custodia cautelare. La Romaniello fu pronta a rigettare la richiesta dichiarandosi incompetente per territorio. Decisione, quest?ultima, rifiutata a tempo debito anche dal Pm Woodcock che presentò ricorso al Tribunale del Riesame.

Dal recente passato al presente. Qualche giorno fa è stata presa questa decisione, che per alcuni aspetti può rimescolare le carte in gioco e porre, presumibilmente, dei veti: l?inchiesta generale passa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. La volontà di questo intervento è della Procura generale della Corte di Cassazione che ha disposto il trasferimento degli atti dell?inchiesta avviata dal Pm di Potenza Henry John Woodcock per competenza territoriale. A Roma dovranno pervenire tutti gli atti dell?inchiesta, ad eccezione di quelli riguardanti Flavio Briatore, magnate delle ?donne? e della ?Formula uno? sulla cui testa pesa l?accusa di rivelazione di atto d?ufficio insieme ad alcuni ufficiali e sottufficiali dell?Arma dei Carabinieri. Ma c?è dell?altro. Dalla decisione, condivisibile o meno, della Procura generale della Cassazione restano fuori le posizioni del ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano e del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (del resto, già al centro della polemica innescata dalla legge salva-Rete4), anch?essi coinvolti nell?inchiesta.

Saremo pronti ad aspettare gli sviluppi di quello che potrebbe sembrare un caso giudiziario ed attendere altre preziose novità determinanti per sbrogliare una matassa fittissima che ha portato la nostra regione, apparentemente tranquilla, ad essere immischiata nel novero di malaffari di ampia portata.

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