E? con un certo imbarazzo che m?appresto a scrivervi di un poeta, Felice Di Giacomo, originario di S. Fele, che annovera tra le sue corrispondenze piu? fitte nomi di critici e poeti illustri quali Piromalli, Barberi Squarotti, D. Giancane. Insegnate, poeta e narratore, che ha al suo attivo numerose pubblicazioni a partire dal 1987, inserito nell?opera La poesia in Basilicata di R. Nigro e A. Lotierzo, nell?Antologia dei poeti contemporanei, Laterza, e in alcune opere dei poeti ?La Vallisa? a cura di D. Giancane, Di Giacomo, titola la sua ultima raccolta, curata nella prefazione da M. Grazia Lenisa, Crisalidi, anticipandoci gran parte del senso della sua corposa e profonda poetica.

Poeta appartato e studioso acuto della vasta Letteratura, Di Giacomo, ci consegna un verso carico di sensibilità e purezza, che passa attraverso uno scavo lento e laborioso, compiuto nella solitudine dell?animo, calato nelle forme più suggestive del paesaggio naturale, e nutrito da una perenne malinconia esistenziale.

Un ?artista che non copia la natura ma liba in essa?, direbbe Machado, che sa spingersi fino al limite del dolore, e sa meditarlo nei versi fino a compierne, nelle immediate successioni di tempo, la sua stessa erosione nella contemplazione del bello. Certo il mondo, che è cantato in questi versi rari, è un mondo a cui pochi possono accedere, che implica la lotta inaudita tra il sogno e la realtà, tra l?emozione e la logica, tra il bene e il male, unita ad una costante ricerca spirituale. Guida preziosa per tutto il testo, le brevi illuminazioni di Rimbaud, con momenti immersi in pieno nel sentimento dell?Amore ?il mondo ha sete d?amore: tu verrai a placarla?, che Di Giacomo conforta in versi come questi: ??se ti ho vicino/sento raggi infuocati d?amore?, e ancora, ?Fugge la memoria. E i pensieri/invecchiano di vendetta remota./Si muore per ansia d?un Paradiso/e l?oscurità ci attende in ogni ora.?

Poesia della natura e del sentimento, che si dilata sulle cose del reale fino a trasfigurarle e a renderle simbolo ed essenza di essa stessa, che si svolge in un discorso pacato ma attraversato da un fuoco velato a tratti compresso, e solo rare volte rivelato: ?Un?esplosione, mi ubriachi/ ti stravolgo/la testa non c?è/ è invasa da te.?

Il poeta, fervidamente ispirato, conosce il cuore dell?uomo, e sa quanto l?amore possa essere una creazione dell?amante, una finzione del cuore, quando dice ?Sono tante le gioie del cielo/ ma noi viviamo di fuochi fatui.?, in fondo egli, entrando nella natura ed intessendo con essa un rapporto intenso, idealizzando un paesaggio spiritualizzato e l?immagine-simbolo dell?amata, rivelando la sofferenza del reale, non fa altro che riflettere sul senso profondo della vita.

E? chiaro, quindi, che il poeta usa nella sua esistenza prima che nella sua poesia, lo strumento raffinato dell?ironia, che non ci appaga delle sue sembianze, ma ci istiga, quasi, a cercare, a guardare, ad ascoltare oltre, e a riconciliarci nella riflessione lenta, con l?urgenza della vita, attraverso il corpo vivo dell?incantamento poetico.

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