il ?Comitato Scanziamo le Scorie – Roma? in seguito alla conversione del decreto legge n. 314 del 14 novembre 2003 approvata dal Parlamento, recante disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza dei rifiuti radioattivi, fa appello al Presidente della Repubblica in qualità di Garante della nostra Costituzione, affinché non promulghi la legge in questione in quanto gravemente lesiva della Costituzione e dei principi costituzionali dello Stato.

Come è noto, la normativa del decreto legge 14 novembre 2003 n. 314, recentemente convertito in legge dai due rami del Parlamento in data 16 dicembre 2003 e non ancora pubblicata, ha l?obiettivo di disporre la realizzazione di un sito unico nazionale per lo smaltimento e lo stoccaggio delle scorie nucleari di III categoria. L? individuazione e la validazione del sito nazionale avverranno, entro un anno, ad opera del Commissario straordinario ? da nominarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ? di concerto con una Commissione di tecnici composta da 19 membri, di cui quattro nominati dalla Conferenza permanente dei presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, i restanti 15 membri nominati dal Governo. Qualora l?intesa non sia raggiunta, l?individuazione definitiva del sito sarà adottata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

La Relazione di accompagnamento, giustificativa del decreto, si muove in due direzioni, da una parte evidenzia che la necessità e l?impellenza nella realizzazione di un sito unico di stoccaggio deriva dalla possibilità di eventi catastrofici, nonché di atti terroristici che potrebbero essere realizzati imminentemente sul territorio italiano, dall?altra, sorvolando totalmente ? ed in modo a dir poco imbarazzante – sui dati scientifici, tecnici, di analisi, sulla metodologia e sugli studi effettuati, necessari per la realizzazione di un opera di tale entità e pericolosità, indica come unica misura per far fronte alla difesa dello Stato italiano la realizzazione di un sito geologico di profondità per lo stoccaggio delle scorie.

Senza dilungarci sulla storia recente che ha accompagnato l?emanazione del decreto 314 che originariamente prevedeva l?individuazione di un sito unico di stoccaggio delle scorie di II e III categoria nel territorio del comune di Scanzano Jonico, in Basilicata, nonché la localizzazione in strutture temporanee – sempre nel territorio di Scanzano – dei rifiuti radioattivi distribuiti sull?intero territorio nazionale; sorvolando completamente su quella che è stata la protesta dura, ferma, ma insieme estremamente civile e democratica portata avanti con compattezza dall?intero popolo lucano per quindici giorni ininterrottamente contro una decisione che non li aveva coinvolti istituzionalmente; tralasciando di elencare tutti gli appelli che da più parti si sono levati in coro contro il modo di operare di un Governo non attento al rispetto dei principi costituzionali di federalismo e di sussidarietà che dagli stessi organi istituzionali sono proclamati come principi basilari e fondamentali dell? Ordinamento giuridico democratico italiano, si intende interrogarsi sulla costituzionalità del testo di conversione in legge di sopra indicato, ponendo l?attenzione su tutta una serie di principi e diritti costituzionali che si ritiene violati e, pertanto, si intende chiedere che una legge così formulata non sia promulgata.

A tal proposito ci permettiamo di fare alcune considerazioni in merito che Le potranno permettere una più chiara valutazione del quadro normativo che si è venuto a delineare:

I – Considerazioni generali sui presupposti di necessità e di urgenza giustificativi dell?emanazione del decreto-legge 314 e della relativa conversione in legge.

Il Consiglio dei Ministri con Decreto legge 14.11.2003 n. 314 aveva di mira l?obiettivo di realizzare un grande deposito per lo stoccaggio delle scorie di II e III categoria, giustificando l?opera in quanto ?sono possibili eventi catastrofici, nonché atti terroristici che potrebbero utilizzare per ?bombe sporche? o radiologiche materiali sottratti a circa 150 siti dispersi sul territorio nazionale, in condizione di controllo e di sicurezza spesso precari, talchè vaste zone del territorio nazionale potrebbero risultarne contaminate e inabitabili anche per lunghi periodi? (citando per esteso quanto indicato nella relazione al decreto). Non volendo commentare quanto sopra riportato a causa dei toni allarmistici, che sfiorano, in alcuni casi, il paradosso, ci soffermiamo su alcune incongruenze di tipo giuridico e politico. La legge approvata, quindi, per scongiurare il pericolo di un eventuale attacco missilistico (da dove poi?) sui siti cosiddetti ?insicuri? o la minaccia di ?bombardamenti sporchi? (si spieghi una buona volta che cosa si intende per ?sporchi?: esistono bombardamenti puliti e sporchi?) attraverso l?attuale facile reperimento di scorie radioattive sul territorio italiano RITIENE più utile e semplice provvedere essa stessa a realizzare una catastrofe ?sotto il profilo geologico, idrologico e geomeccanico, avvalendosi dell?esperienza dei progettisti della S.O.G.I.N. S.p.a. che hanno proceduto alla costruzione di siti geologicamente analoghi in altri Paesi stranieri? (si cita testualmente la relazione), contribuendo allo scempio naturalistico e ambientale e al dissesto idrogeologico di varie parti del mondo.

II – Considerazioni sul danno ambientale (art. 9 Cost.) e sul danno alla salute (art. 32 Cost.)

1. Rispetto della normativa comunitaria e interna concernente la valutazione dell?impatto ambientale da parte dei progetti pubblici e privati
Direttiva 85/337 consiglio CEE; 97/11 consiglio CE; direttiva 2001/42 CE Parlamento Europeo; Decr. Lgs. n. 230 del 1995 ed altra relativa normativa interna di attuazione.

2. Rispetto delle norme comunitarie ed interne in tema di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle violazioni.
Direttiva 96/29 EURATOM del Consiglio; relativa normativa interna di attuazione della normativa comunitaria.

Il bene salute, il bene ambiente rappresentano i beni fondamentali ed imprescindibili dell?umanità sanciti e tutelati dalla Legge Fondamentale dello Stato qual è appunto la Costituzione. La valutazione di impatto ambientale di tutti gli impianti destinati allo stoccaggio o all?eliminazione definitiva dei residui radioattivi o del combustibile nucleare irradiato è indispensabile prima di realizzare un deposito di scorie radioattive come quello che si vuole realizzare in Italia.

La valutazione deve riguardare gli impatti sugli esseri umani, la fauna e la flora, il suolo, l?acqua, il clima e il paesaggio, i beni materiali e il patrimonio culturale, nonché le interrelazioni tra tali fattori. Detto ciò come si pretende di individuare, validare e realizzare un sito unico per lo stoccaggio delle scorie di III categoria nell?arco di dodici mesi, quando i tempi richiesti per una valutazione consona alla situazione richiederebbero anni e anni di studi come possiamo evincere dall?esempio del sito in Dakota dove il governo degli U.S.A. dopo circa venti anni di studi ancora non ha dato l?ok?

Come possiamo leggere nella relazione di audizione del Prof. Carlo Rubbia alla Camera dei Deputati, per esempio, ?gli U.S.A. hanno sviluppato per due decadi un imponente programma di ricerche che ha portato a definire il sito di Yucca Mountain, nel deserto del Nevada, come idoneo per un deposito geologico profondo: nel luglio del 2002 il Senato americano ha approvato in maniera definitiva tale iniziativa. Il deposito dovrà sorgere in un?area di circa seicento kmq di proprietà federale non abitata; il deposito ha caratteristiche geologiche di tipo vulcanico. Attualmente è in corso la revisione del progetto da parte di un ente di controllo (N.R.C.). Si prevede che solo in caso di esito positivo di tale revisione la costruzione abbia inizio nel 2008?.

Preso atto di ciò come può pensare, caro Presidente Ciampi, di firmare il varo di una legge simile? Nella relazione di sopra indicata si può inoltre leggere ?che a tutt?oggi in Europa non è stato ancora realizzato un deposito definitivo per il combustibile irraggiato e per i rifiuti radioattivi ad alta attività, e quei paesi che hanno intrapreso gli studi e le ricerche preliminari necessari, difficilmente riusciranno a raggiungere l?obiettivo finale in un arco di tempo inferiore a 20 anni?.

Forti sono le perplessità in ordine alla sicurezza circa la realizzazione di un sito unico di stoccaggio per le scorie. Forti sono le perplessità sul modo in cui si è proceduto nell?individuazione dei siti di stoccaggio, forti sono le perplessità sul modo di operare della S.O.G.I.N. S.p.A., sulla completezza del lavoro di analisi da questa svolto, anche tenendo conto che non si sono forniti i risultati tecnico-sperimentali di alcuna indagine e che il tempo di dodici mesi è assolutamente esiguo per garantire un minimo di credibilità.
Pertanto, l?opportunità di realizzare un sito unico in profondità allo stato attuale non presenta solide basi scientifiche e non rientra in alcuna logica gestionale consolidata. Le ricerche devono necessariamente precedere la realizzazione del sito e la messa a dimora dei rifiuti radioattivi di III categoria. Come sostiene Rubbia nella relazione presentata alle Camere ?la reversibilità del sito, criterio basilare ormai impostosi nei Paesi a tecnologie avanzate, consente di non chiudere definitivamente qualsiasi altra possibilità che in prospettiva possa definitivamente risolvere il problema delle scorie a lunga vita ed il loro potenziale ritorno nella biosfera, con evidenti danni futuri all?ambiente e alle generazioni a venire?.

Si vuole, inoltre, fare riferimento all?art. 174 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, che costituisce un principio fondamentale recepito totalmente nel nostro ordinamento: ?la politica della Comunità in materia ambientale contribuisce, tra l?altro, a perseguire gli obiettivi della salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell?ambiente, della protezione della salute umana e dell?utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e che essa deve essere fondata sul principio della precauzione. L?art. 6 del Trattato stabilisce che le esigenze connesse con la tutela dell?ambiente devono essere integrate nella definizione delle politiche e delle azioni comunitarie, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile?.

È da aggiungere che la valutazione ambientale costituisce un importante strumento per l?integrazione delle considerazioni di carattere ambientale nell?elaborazione e nell?adozione di taluni piani e programmi che possono avere effetti significativi sull?ambiente negli Stati membri, in quanto garantisce che gli effetti della realizzazione delle opere dell?attuazione dei piani e dei programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro adozione.

La realizzazione del sito di stoccaggio è materia ambientale e tocca il diritto alla salute. Non si può pensare, per evitare l?applicazione della normativa comunitaria e interna, di qualificare l?opera in questione come strumento di difesa nazionale aggirando la tutela della salute e dell?ambiente, militarizzando l?intera superficie e km e km di territorio resi, in tale maniera, off-limits ai comuni cittadini.

III – VIOLAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI DI FEDERALISMO COOPERATIVO E DI SUSSIDARIETA? E DELL?INTERO TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

Si fa riferimento alla recente sentenza della Corte costituzionale, n. 303 del 2003, in cui è presa in considerazione l’applicazione delle disposizioni del Titolo V della Costituzione, a proposito della localizzazione di impianti e infrastrutture connessi all’esercizio di competenze legislative miste dello Stato e delle Regioni. Si osserva, infatti, che in base alla giurisprudenza costituzionale le materie della tutela dell’ambiente e della salute possono considerarsi di competenza esclusiva dello Stato nel loro significato teleologico, cioè in quanto dispongano positivamente ai fini di quella tutela e non nel senso di riguardare astrattamente l’ambiente o la salute. In ogni caso, la citata sentenza n. 303 chiarisce che nei casi in cui le competenze legislative regionali in materia di governo del territorio, urbanistica e affini siano collegate a competenze esclusive statali, la regola da osservare dovrebbe essere quella dell’ intesa fra l’amministrazione dello Stato e quelle regionali.

Detta sentenza, peraltro, è volta a evitare una conseguenza più drastica, quella di affidare alle Regioni le competenze amministrative, comprese quelle in materia di localizzazione degli impianti e delle infrastrutture e, perciò, è stata giudicata eccessivamente centralista. Si vuole sottolineare, quindi, che il Decreto legge. 14.11.2003 è gravemente contraddittorio con la pronuncia della Corte e sarà senz’altro censurato a seguito del probabile ricorso da parte delle Regioni interessate in modo che sia garantito pienamente il principio federale.

Nella valutazione della violazione del Titolo V della Costituzione, del principio della leale collaborazione tra Stato e regioni, del principio di sussidarietà, del principio federalistico non si potrà non tener conto della concezione procedimentale e consensuale della sussidarietà, che deve essere scandita dalla tecnica del raccordo delle competenze e dell?intesa e che viene a mancare totalmente nella regolamentazione prevista dalla legge di conversione del decreto n. 314.

IV – CONCLUSIONI

Auspichiamo, perciò, che la legge in questione non sia promulgata e che, quindi, Lei, Sig. Presidente, non apponga la sua firma in fondo a quel testo che condanna la popolazione italiana a subire l?ennesima violazione di quei principi democratici che costituiscono la base essenziale del nostro Stato di diritto.

La invitiamo, pertanto, Sig. Presidente a non promulgare questa legge: come ha avuto il coraggio e la fermezza d?animo di non apporre la sua firma alla legge Gasparri, che condannava il ?pluralismo? quale valore costituzionale del nostro Stato, così, adesso, abbia la stessa fermezza, lo stesso spirito democratico che guidò i nostri padri costituenti e non firmi una legge incostituzionale.

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