L’esplosione del recente caso di Cimitero Nucleare nella nostra regione ha aperto da più parti necessarie considerazioni sullo stato economico-turistico di un?area, come quella jonica, fortemente devoluta all?agricoltura ed al turismo.

Per quanto riguarda l?analisi della produzione agricola e gli effetti facilmente derivanti dalla costruzione di una centrale unica di stoccaggio di scorie radioattive è già stata stilata sulle nostre pagine con un?accesa e decisa intervista fatta ad una famiglia di coltivatori diretti scanzanesi. Durante l?incontro conoscemmo i motivi di un?impressionante rifiuto di massa dei consumatori nell?acquisto di ogni prodotto locale. La paura principale fu quella di trovarsi di fronte a dei cibi altamente tossici. L?agricoltura sulla costa jonica, in quei giorni, toccò il ?minimo storico?, ed ancora oggi stenta a riprendersi.

Anche il turismo ha cominciato a perdere le certezze di sempre. E a scricchiolare sono le tantissime imprese presenti in zona e gli investimenti che si fanno annualmente. Per questa fetta di Basilicata, dalle belle speranze, il ?mercato turistico? costituisce una realtà che abbraccia anche forme di sviluppo rurale, di bioedilizia, di pensare nuove forme d?energia, di gestione delle acque. Purtroppo, succede che lì dove il ?rodaggio? riesce perfettamente ci sono delle carenze vive.

Una considerazione. Se l?ambiente è il solo predestinato per portare avanti la bandiera di un turismo senza rivali, che parte dalla qualità paesaggistica interconnessa alla soluzione della fruizione è obbligatorio e necessario puntare, con ogni mezzo, ad impeccabili meccanismi sinergici di turismo sostenibile, impegnandosi a debellare i tentacoli di un turismo insostenibile: la minaccia alternativa. Serve un impatto di sensibilizzazione molto più forte di quello esistente, un?impeccabile funzionamento dei servizi, in modo da far fronte alle pecche dell?accoglienza. Serve una pianificazione seria che porti al modellamento di  una cultura tutta lucana che sappia riprendere, comprendere e promuovere le tante bellezze naturali, le tradizioni, la storia. A proposito di questo in un documento stilato da Legambiente si può leggere: ?Per questo, la costa ionica ed il suo entroterra potrà fare dell?economia  turistica una delle principali fonti di reddito solo se saprà riconvertire nel segno della qualità la propria offerta, se saprà promuovere forme innovative di turismo a forte impronta ambientale e naturalistica, anche l?offerta turistica di massa. Un?opera che non può riguardare i soli operatori turistici, ma deve coinvolgere chi amministra, perché tra i fattori che possono penalizzare o favorire il turismo vi sono le scelte di pianificazione territoriale?.

Insomma, servono una comprensione ed una collaborazione istituzionale senza compromessi irrisori, un dialogo concreto ed una volontà cosciente per evitare incomprensioni e scempi. Gli enormi finanziamenti ed acquirenti arrivati a passo spedito sulla costa jonica sono serviti per seminare dubbi e mostri di cemento destinati a morire su se stessi passando per la distruzione dell?ambiente. Anche in quel caso, la Cementificazione Selvaggia della costa fu prontamente fermata da una mobilitazione di associazioni attive sul territorio, dando alla questione, in alcuni frangenti, una risonanza nazionale. Partire da questa considerazione e costruire un percorso che porti alla valorizzazione, allo sfruttamento delle enormi potenzialità, mettendo da parte, anche per una sola volta, la spinta del guadagno economico a tutti i costi.

Vivere per anni nel pieno anonimato fa parte del nostro destino, fin quando qualcuno dall?alto decida ogni sorta d?abuso al posto dei nostri politicanti abituati, comunque, a passeggiare nei corridoi dell?omertà, delle decisioni prese a priori e delle mobilitazioni elettorali.

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