Un tragico venerdì di dicembre, anno 2003, una vita si spegne nel modo più crudele. Pochi mesi erano passati da un’altra vita spenta con medesimo crudele meccanismo. Pochi mesi prima un’altra vita era stata stroncata sempre nel medesimo modo, sempre nello stesso posto.

Tre suicidi in un anno, tre persone che vengono a mancare all’affetto dei propri cari, tre persone che hanno maturato la più estrema delle scelte, in situazioni differenti, tre differenti età, ma con un unico e solo filo comune : la morte.

Quando tali eventi tragici travolgono una società, tutti s’interrogano sul perchè, tutti si sentono colpevoli.

A Castelluccio tre vite sono state stroncate, quasi nello stesso luogo, su quel maledetto e inutile ponte di una superstrada mai come ora considerata inutile. Molti di noi hanno pianto, molti di noi si sono chiesti come è potuto succedere, molti di noi si sono sentiti colpevoli d’indifferenza. La vita va avanti, ma va avanti mutilata. Quando una comunità s’interroga su queste tragedie sicuramente è troppo tardi, significa che qualcosa è successo, significa che qualcuno non c’è più.

L’ambiente ne risente, nell’aria manca qualcosa, un altro Natale fatto di luci e colori, con tristezza nel cuore. Di sogni stroncati, di vite mutilate, di sorrisi che potrai avere solo nei ricordi o nei sogni, di qualcosa d’incompiuto. Niente di che, la vita dovrebbe andare avanti, ma come non si può riflettere, fermarsi e guardare intorno, iniziare a considerare di più le persone, iniziare a chiedersi cosa c’è che non va, posso fare qualcosa per aiutare qualcuno?

Domani ci scorderemo perfino delle morti, che rimarranno in remote coscienze, che accentueranno i ricordi e i momenti vissuti insieme, consapevoli che, purtroppo, prima o poi anche noi siamo destinati a raggiungere chi ora non c’è più. Spesso l’immaginiamo insieme ad altri, che uniti senza odi, vivono spensieratamente giornate e nottate infinite, nella pace dei sensi, senza aver bisogno di soffrire, essere felici, ambire, credere, solo per sentirsi vivi.
Spesso l’immagginiamo trepidanti d’attesa, spesso speriamo di poter ricongiungerci a loro, spesso sono loro la nostra consolazione per una vita che sembra disprezzarci.

Spesso pensiamo al Paradiso per i buoni, ma perchè no anche per i cattivi.
Spesso li pensiamo,dedichiamo loro una preghiera o una lamentela, un giudizio o una speranza …consapevoli che tutto è un’illusione senza tempo, senza senso, ma che comunque vale la pena di vivere. Purtroppo nessuno può risolvere l’enigma della vita, nè quello della morte, ma tutti possono considerarsi fortunati ad essere vivi.

A Castelluccio qualcuno si prodiga per impiantare uno scudo di alte reti su quel ponte maledetto. Ben venga perchè comunque, quel ponte, è criminale di suo, sicuramente,ora come ora, ha la colpa d’esistere. Sì, va incriminato per le basse protezioni che facilmente possono essere abbattute o scavalcate.
Sicuramente alte reti di protezione sono un utile scudo per una sbandata o per un incidente in auto. A Castelluccio qualcuno non c’è più.

A volte guardo il sole che si abbassa all’orizzonte e dico sono esausto, perdo la fiducia e penso di andarmene via lontano.Poi l’orizzonte abbraccia la mia terra, inizio a sentirmi protetto perchè qua sono nato, cresciuto e vorrei vivere per sempre. Non credo più alle favole, qui è come altrove, ed altrove non mi appartiene come queste terre spesso desolate. Il sole spunta ed è di nuovo mattino,l’alba di un nuovo giorno e oggi non ho voglia di lamentarmi: il paradiso può attendere.

Libitidum

Dal nulla son venuto e nel nulla vado
di me forse un ricordo, o niente più.

Forse tutto poteva e nulla è stato

e forse nulla sarà più, fino a domani.

Di questi infiniti mondi sognati
di queste mie inutili parole
di questo mio inutile star male
per un discreto essere di più.

E se per te nulla vuol dir niente

per me nulla forse è vita;
significa capire e tutto tace
fin d?ora e per sempre
eterna pace.

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