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Nella nostra regione i “famosi” Contratti di Formazione e Lavoro, almeno in una seconda fase, hanno spiazzato l?utilizzo di altri strumenti contrattuali, come l?apprendistato. Nella seconda metà degli anni ?90, consolidata una fase di primo ingresso di nuova forza lavoro sono venuti meno i fattori che erano alla base dell?ampio ricorso ai Cfl e hanno trovato maggiore spazio sia i contratti a termine sia quelli part-time.

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Nel primo anno di applicazione, il 1985, i contratti di formazione stipulati in Basilicata sono stati 391, poco più di 7.000 nel Mezzogiorno e 100.000 nel Centro Nord, un dato che di per sé conferma la forte relazione tra l?efficacia di questo strumento e le specifiche condizioni locali del mercato del lavoro. In quegli anni nel Mezzogiorno, in particolare in Basilicata, nessuna condizione di favore poteva spingere gli imprenditori ad esprimere una
domanda di lavoro che evidentemente non si manifestava. Dal 1985 al 1995 il numero dei Contratti di Formazione e Lavoro (CFL) è progressivamente aumentato, con una contrazione in corrispondenza nel biennio ?92-?93, che ha riguardato l?intero paese. In generale in Basilicata il ricorso ai CFL è stato più esteso che nel resto del Mezzogiorno e le punte più elevate si sono registrate nel 1994 e nel 1995: 9.249 contratti contro i 5.204 del ?92-?93.

Dopo il 1995 il minore ricorso ai contratti di formazione ha risentito sia prima dell?esaurimento della domanda attivata dalla Fiat, sia poi di un calo generalizzato della domanda di lavoro quale effetto di un nuovo rallentamento dell?economia (nel ?96 i contratti sono diminuiti rispetto all?anno prima di quasi il 40%). Nel ?97 i CFL sono ripresi a crescere fino a sfiorare il numero di 4 mila. Una ripresa segnata, in parte, dall?aumento dei volumi produttivi dello stabilimento Fiat-Sata sostenuti dal provvedimento sulla rottamazione. Conclusa questa fase, il ricorso ai contratti di formazione è nuovamente
diminuito poiché nel frattempo altri strumenti, come i contratti a termine e il lavoro interinale, sono risultati più convenienti.

Complessivamente si può affermare che nella seconda metà degli anni ?90 il ruolo espansivo della domanda industriale, legato in particolare all?utilizzo dei CFL, è terminato per lasciare spazio a contratti a termine di diversa natura. Tuttavia, ancora nel ?99 il 15% dei CFL riguardavano assunzioni nello stabilimento Fiat di Melfi, ma dall?anno successivo non vi ha fatto più ricorso. I dati sui contratti di formazione forniscono indicazioni sul carattere della domanda, sul suo dinamismo nel settore industriale e in particolare sul suo carattere selettivo riguardo al sesso e alla scolarizzazione, sulla sua composizione per settore economico e per dimensione, sulla sua articolazione territoriale e sulla propensione a trasformare questi contratti di lavoro in contratti a tempo indeterminato.

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I Contratti di Formazione e Lavoro in Basilicata, e in particolare a partire dal ?94, hanno trovato largaVdiffusione nel settore manifatturiero, in modo più accentuato di quanto sia accaduto nelleValtre regioni meridionali. La percentuale di contratti avviati nel settore industriale è stata in
Basilicata sempre superiore al 50%, attestandosi ancora nel 2000 intorno al 73%.

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Va anche qui considerato il peso esercitato dalla Fiat-Sata sia in termini di quantità, sia per il persistere di una netta preferenza per l?offerta maschile. L?effetto di questo insediamento si è riflesso anche nella distribuzione dei CFL per classi d?impresa. Inizialmente il ricorso ha
interessato principalmente la piccola impresa, quella sotto i 50 dipendenti, che nel 1990 copriva quasi il 90% delle assunzioni, mentre a distanza di dieci anni la quota delle piccole imprese sul totale delle assunzioni è scesa fino a poco più della metà.

E? interessante notare come nel biennio 1994-95, quello che coincide con il maggiore numero di assunzioni alla Fiat-Sata, i livelli di scolarizzazione della forza lavoro siano risultati particolarmente bassi. Proprio in questi due anni i lavoratori in possesso della sola licenza media costituivano oltre il 90% dei giovani assunti. I livelli medi di scolarizzazione dei giovani in Basilicata sono elevati (61 maturi per 100 dicianovenni) e quindi la qualità
della domanda avrebbe determinato una condizione di relativo svantaggio per quelli più scolarizzati. Ma da altre fonti, e da un dibattito che si è sviluppato in sede locale sappiamo che i dati riportati in tabella 5 non si riferiscono al titolo di studio effettivamente posseduto, ma a quello dichiarato al momento della richiesta di assunzione. Il fatto che la
domanda si rivolga prevalentemente a figure poco qualificate è largamente noto e spinge i giovani a non far valere il proprio titolo di studio pur di ottenere un lavoro.

L?Agenzia Regionale per l?Impiego, attraverso un?indagine campionaria (1997) ha interpretato questo comportamento come una dimostrazione della flessibilità dei giovani disoccupati lucani in relazione alle azioni intraprese per favorire il loro inserimento nel mercato del lavoro. La distribuzione degli avviamenti sul territorio regionale rispecchia la geografia della
dinamicità dell?economia regionale. Nella provincia di Potenza si sono concentrati nel complesso il 72% dei CFL attivati nel decennio novanta e all?interno di questa provincia nel periodo 1991-96, il 47% nella sola circoscrizione di Melfi. Si tratta cioè dell?effetto determinato dall?investimento Fiat e dell?indotto, che in parte è continuato anche negli
ultimi anni, dato che nel periodo 1997-99 il 32% dei Cfl attivati nell?intera regione ha riguardato ancora questa circoscrizione. L?elevata densità della domanda di lavoro è tuttavia un dato che interessa in particolare sei circoscrizioni regionali su 13.

Negli anni più recenti oltre alla circoscrizione di Melfi, hanno registrato performance significative anche quelle di Potenza e quella contigua di Baragiano e, in provincia di Matera, quella del capoluogo, Policoro e Ferrandina. Ciò significa che in queste sei circoscrizioni si sono registrati il 90% degli avviamenti. Pertanto la crescita economica evidenziata da questa
specifica modalità della domanda delinea tre concentrazioni all?interno della regione: quella di Melfi, quella intorno a Potenza caratterizzata dagli insediamenti presistenti e da quelli successivi al terremoto e da un più robusto settore terziario, quella di Matera, Ferrandina e
Policoro connotate rispettivamente dal distretto del salotto, dalla ristrutturazione dell?ex polo chimico e dallo sviluppo dell?agroindustria.

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L?andamento dei CFL suggerisce tuttavia di analizzare il loro impiego insieme a quello degli altri strumenti contrattuali come l?apprendistato. Negli ultimi anni, infatti, i CFL sono diminuiti a fronte di un aumento dei contratti di apprendistato grazie soprattutto al rafforzamento della loro normativa (allungamento della durata contrattuale fino a 5 anni e età massima elevata a 29 anni). Dal ?97, anno in cui è stata riformata la disciplina, i lavoratori assunti con l?apprendistato in Basilicata sono stati circa 5.400.

Tuttavia anche questi sono stati condizionati nel loro andamento dalla preferenza accordata ad altri strumenti ad hoc per imprese di tipo artigianale. Considerando i contratti part-time, si registra un trend di crescita particolarmente sostenuto tra il ?97 e il ?98, poiché si è
passati da 1.365 a 2.557 (erano stati nel loro primo anno di impiego, il 1987, soltanto 217). A differenza dei contratti di formazione e dell?apprendistato, il part-time ha interessato maggiormente le donne, nel ?98 il 67%, e le piccole imprese di servizio, dato che solo il 7,3% dei contratti sono stati attivati nell?industria.

Articolo di Enrico Rebeggiani

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