Roma 13 novembre 2003, ho sonno, mi sono appena svegliato. Preparo il caffè, accendo il televisore e rimango sconvolto: Scanzano Jonico è stato designato come sito unico permanente per lo stoccaggio delle scorie radioattive!… Mi collego a Internet e mi accorgo che già un nutrito gruppo di forum parla del ?fattaccio?. Parlo con alcuni amici: c?è chi non sa niente e chi piange. Cerco di parlare con mia madre per saperne di più, ma è già in strada a protestare con altri uomini, donne, vecchi e bambini.

DOBBIAMO FARE QUALCOSA!

La gente lucana è insorta in massa alla notizia e, nel giro di poche ore, la Lucania è letteralmente occupata. C?è tensione, si formano autonomamente i comitati spontanei che organizzano le proteste nelle varie forme possibili esprimendo il proprio dissenso. Ohi mene uagliou! Tutta ¢sta mobilitazione è un fatto eccezionale! Ma cosa possiamo fare noi essendo studenti e lavoratori lucani a Roma?

PARLIAMONE!

Ed è così che tramite Internet si organizza un?assemblea in strada a San Lorenzo: siamo tanti, di più di quanti pensassimo!

Nasce così ?IL COMITATO SCANZIAMO LE SCORIE – ROMA?, riprendendo il nome del comitato che ha occupato i pozzi di salgemma di Terzo Cavone, nei pressi di Scanzano Jonico. Riunione dopo riunione il Comitato partecipa all?occupazione simbolica del Casale Gottifredi, organizza un sit-in in piazza SS. Apostoli portando seimila (secondo la questura) lucani a Roma, ci si informa sugli aspetti legali e tecnico-scientifici del Decreto Legge n° 314 per creare finalmente un?informazione su tale questione.

La lotta di Scanzano è arrivata a Roma! Vogliamo il ritiro del Decreto!?
Giù, intanto, la gente resiste a oltranza. Il Decreto Legge ha subito delle modifiche: il nome di Scanzano Jonico è stato cancellato: Scanzano ha vinto, ma noi NO!? Non siamo soddisfatti e siamo ancora qui: PERCHE’? La Lucania, come altre zone limitrofe, è stata oggetto di politiche per lo ?sviluppo? facendo credere che sviluppo significhi scambio di risorse con l?imposizione di manovre miranti alla dequalificazione del territorio e del relativo contesto e tessuto sociale.

La Lucania soffre? soffre la sua posizione marginale: è nient?altro che uno dei Sud dell?Occidente. In Basilicata arriva solo una lontana eco delle decisioni che, invece, si prendono nei centri del potere. La piccola regione meridionale non può certo svincolarsi da tale situazione, ma si potrebbe, certamente, sfruttare la sua posizione defilata per trarre grandi vantaggi per la popolazione e per il territorio.

Si pensi alle politiche pubbliche in Lucania dall?unità d?Italia ad oggi:

1) Il latifondismo feudale: la storia dei nostri padri vessati, umiliati, ridotti in schiavitù, ormai, da secoli. Siamo i portatori sani di quei geni. Rappresentiamo, oggi, la dignità di un popolo che riscopre se stesso e la sua storia;

2) Lo stabilimento dell?E.N.E.A. a Rotondella e tutto ciò che rappresenta nell?ambito della questione del nucleare. Naturale sorge il parallelo con lo stabilimento dell?E.N.E.A. alla Casaccia presso Roma: Rotondella è il secondo deposito di scorie radioattive per grandezza (2.800 metri cubi), la Casaccia è il primo (8.500 metri cubi);

3) Il termodistruttore della Fenice: il prezzo che è stato pagato dalla popolazione lucana in cambio di settemila posti di lavoro del complesso industriale della Fiat-SATA di Melfi;

4) I finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno persi nelle tasche dei politici, dei tecnici e dell?imprenditoria locali, nata per creare infrastrutture, ma, in realtà, rimasta un organismo tentacolare, che non ha fatto altro che creare cattedrali nel deserto.

5) L?acqua: la privatizzazione degli acquedotti lucani e pugliesi; l?appropriazione delle nostre acque da parte di una regione ?assetata?: la Puglia; le perdite di migliaia di metri cubi d?acqua ogni anno, a causa della negligenza dei manutentori; i consumi elevati che ogni famiglia mantiene.

6) Il petrolio: lo sfruttamento dell?enorme giacimento petrolifero lucano ha previsto e prevede tuttora perforazioni a più di trenta metri in profondità e di esplosioni di candelotti di dinamite in una delle zone a più alto rischio sismologico come testimonia, d’altronde il lavoro ?I terremoti della Basilicata? di Maurizio Leggeri; la conclusione dell?oleodotto che porta il greggio dalla Val d?Agri fino a Taranto ha comportato la disoccupazione per centinaia di camionisti che avevano investito tutti i loro risparmi nell?acquisto di autocisterne per il trasporto dell?oro nero. Oggi, questi, si ritrovano disoccupati e pieni di debiti, mentre l?E.N.I. non ha rispettato per nulla gli accordi presi con i sindacati degli autotrasportatori; per non parlare, poi, degli incidenti ripetutisi al Centro Oli di Viggiano e nelle campagne della Val d?Agri (ricorderete sicuramente la fuoriuscita, pochi mesi fa, di 3000 litri di greggio riversati da una vasca di contenimento in un laghetto artificiale); infine l?incompatibilità tra parco nazionale e petrolio: ciò non vale solo per il Parco del Pollino dove, comunque, si sta procedendo alle trivellazioni e all?installazione di pozzi, ma anche per il futuro Parco del Lagonegrese-Val d?Agri, che dovrebbe essere una realtà già da molto tempo.

7) Lo scoppio della ?tangentopoli lucana? conferma la corruzione della classe politica e le connessioni tra Regione ed E.N.I.

8) La cementificazione della costa Jonico-lucana: i ragazzi di Vigilanza Ambientale si stanno battendo da tempo per fronteggiare la sempre più massiccia cementificazione della costa, che sta distruggendo le bellezze naturali di luoghi che rapirono un tempo l?interesse di Federico II.

9) La siccità e la crisi agricola: l?abbassamento del livello dell?acqua nei serbatoi lucani e le precipitazioni piovose sempre meno frequenti hanno portato in questi ultimi anni ad una profonda crisi dell?agricoltura lucana: quest?anno il tempo pazzo e la mancanza d?acqua hanno messo in serio pericolo la produzione di fragole, per esempio, di cui la Basilicata è una delle maggiori produttrici in Italia.

10) La ?malasanità?: il problema degli ospedali unici di zona e i tagli alla sanità, che ha portato, addirittura, all?eliminazione delle Guardie Mediche in molti paesi lucani;

11) La negligenza delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini, che a distanza di anni dalla sua introduzione non compiono la Raccolta Differenziata come dovrebbero causando un grave danno ambientale: addirittura in alcuni comuni non esistono o non vengono utilizzate le famose ?campane? per la raccolta del vetro, della plastica e della carta.

12) Per concludere la sempiterna questione del lavoro: la disoccupazione, il lavoro precario, il lavoro nero, il lavoro sommerso, il caporalato.

Il risveglio e la determinazione della gente lucana nei confronti di una nuova aggressione, quella di un tentato ritorno del nucleare in Italia, è un segno che va collocato in una visione globale di conflitto sociale che, oggi, scaturisce dall?attuazione e aggressione politica dei governi nei confronti della società civile globale.

Partendo dalla visione ideologica di questa globalizzazione finanziaria del capitale che ci propinano i centri di potere succubi delle istituzioni transnazionali, che ha aperto questioni di riappropriazione identitaria mettendo in atto una depauperizzazione dell?individuo all?interno di quella società che si fregia dell?appellativo di essere ?civile?; un filo rosso che interconnette tutte le realtà dei molteplici ?Sud del Mondo? si va intessendo in una trama intricata su mille piani differenti, che unisce la lotta dei ?piqueteros? argentini con la lotta dei sindacalisti coreani, la lotta degli operai di Termini Imerese con la lotta dei ?sem terra? brasiliani, la lotta del Chiapas con la lotta dei Lucani nel mondo.

La nostra battaglia contro le nuove politiche del nucleare come unica alternativa energetica si colloca in termini di chiarezza verso l?impiego del nucleare e critica nei confronti di un sistema di potere interessato alla sempre maggiore militarizzazione del territorio nazionale, ad una situazione dove cadono le distinzioni tra pace e guerra: ormai indistinte in una situazione di guerra globale permanente.

Auspichiamo, perciò, il taglio dei finanziamenti alla ricerca sul nucleare e l?aumento dei fondi destinati alla ricerca sull?energia rinnovabile, su tutte le forme di energia pulita e su nuovi sistemi di ?riprocessamento?, che finalmente rendano innocue le scorie nucleari per le generazioni future.

Proponiamo, quindi, una ?globalizzazione dal basso?, che coinvolga la gente nella gestione delle proprie vite, con delle pratiche partecipative attivanti e che riscoprano l?attore sociale che si fa soggetto dove centrale non è l?accumulazione della merce, ma lo ?scambio simbolico? tra individui, organizzazioni, Stati, associazioni, gruppi, comunità. Creando, così, una vera rete fondata su interconnessioni e sullo scambio interrelazionale.
Reti di rapporti relazionali tra uomini, che promuovano cooperazione e vita!

ALLORA PERCHE’ SIAMO ANCORA QUI?

Siamo ancora qui per affermare la nostra contrarietà anche a questo Decreto modificato, emendato, approvato alla Camera ed ora in discussione al Senato, che, però, ancora stabilisce che in Italia entro 12 mesi si dovrà scegliere un sito unico per lo smaltimento delle scorie di terza categoria. Questa decisione, di importanza fondamentale, sarà presa dagli enti governativi, con l?aggiunta nel dibattito degli enti locali e, in ultima istanza, se non sarà raggiunto un accordo, deciderà per tutti il ?nostro caro? Presidente del Consiglio. Escludendo ancora una volta i diretti interessati, coloro che subiranno tali decisioni: la gente, la società civile globale.

Aspiriamo, infine, come ?Comitato Scanziamo le Scorie – Roma? a contribuire alla riapertura di un dibattito sepolto sotto la coltre dell?ipocrisia del potere: IL DIBATTITO SUL NUCLEARE A LIVELLO INTERNAZIONALE.

Ne va del nostro futuro, del futuro dei nostri figli, del futuro dell?umanità!
Perciò, oggi, noi gridiamo:

E MO? BASTA!

dal Comitato romano “Scanziamo Le Scorie”

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