“Mentre arde lu sole e te sturdisce”

Le osservazioni raccolte sul concetto di “spazio” sottolineano l’eterogeneità che lo caratterizza. Grazie alla mia esperienza di ricerca e lavoro con storie di vita degli immigrati lucani in Argentina sono riuscita a ricostruire il modello mentale dello spazio dove loro sono nati e che conservano nelle loro memorie. Ritengo che esso possa non corrispondere alla realtà, ma che sia la rappresentazione mentale ed immaginaria che gli immigrati costruiscono attraverso le loro vite, una ricostruzione basata sul ricordo di una realtà lontana. Si può avvertire che nello spazio originario si evidenzia l’esistenza di un sistema ecumenico paesano che include l’ immigrante all’interno dello spazio abitato e coltivato. L’ immigrante lo manifesta in diversi modi nel suo racconto ed a questo si riferisce in maniera diretta per definire la sua identità. Nel caso del paese di Ruoti le narrazioni fanno riferimento ad uno spazio maggiore dello spazio paesano, che è quello dei paesi confinanti, lasciando intravedere che soltanto nel piano economico lo spazio paesano si estende al paese immediatamente vicino: Avigliano, integrato parzialmente in uno stesso spazio socio-culturale:

“…Ruoti tiene suficientes tierras. Los que lavoravan la tierra eran los de Ruoti. Avigliano tiene pocas tierras, entonces en aquel tiempo, hasta hace poco – no hace mucho tiempo creo que hasta el año quaranta metà Avigliano venía a pagarle impuestos a la Comuna de Ruoti. Porque Avigliano la habían hecho metà nella Comuna di Avigliano, metà nella Comuna di Ruoti (…) Justo en la plaza de Avigliano spartian los límites, entonces toda esa cantidad de gente trabajaba en la Comuna de Ruoti e venían a pagar los impuestos, todo”.

Quindi si osserva che il fatto di condividere lo spazio economico fa allo stesso tempo condividere parzialmente una stessa rappresentazione socio-culturale che si protrae nella terra d’emigrazione. Ad ogni modo bisogna sottolineare che nei racconti di vita la differenza tra l’identità ruotese e quella aviglianese nasce da un costante confronto tra l’io ruotese e quello degli “altri”. L’universo formato dagli “altri” si compone dai comuni confinanti: Bella, Baragiano e Picerno, ad eccezione del comune di Potenza che non compare mai sullo stesso livello degli “altri” dato ch’é città capoluogo. Ad essa, secondo le interviste, si andava in occasioni speciali, come malattie gravi, esorcismi, posseduti, casi in cui occorreva un medico di più esperienza, una fattucchiera più prestigiosa, o eventualmente per sbrigare pratiche legate all’amministrazione della giustizia o del territorio. In sintesi tutti aspetti che esulavano dal giornaliero lavoro dei campi. Aspetto che aiuta a intravedere che l’identità del “paesano” si costruisce attraverso il quotidiano su uno stesso livello di accesso che gli permette di riconoscersi e di includersi all’interno dello spazio ideale del “noi”.

La non appartenenza al suo divenire quotidiano fa parte dell’ universo che i paesani distinguono come lo spazio degli “altri”. Al di là di questi due livelli immediati si può trovare un terzo livello spaziale che è quello rappresentato dallo spazio “poco conoscibile” (Potenza), per poi passare ad un quarto livello di conoscenza che corrisponde allo spazio “sconosciuto” che nella scelta emigratoria è rappresentato dall'”ignoto” o dall'”America immaginata”.

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