Il termine museo deriva dalla parola greca musèion ed è infatti l?edificio dedicato alle Muse e fondato originariamente da Tolomeo Filadelfo in Alessandria millenni addietro? Per secoli in tali luoghi fisici sono stati racchiusi e custoditi prodotti artistici, tecnici, storici, scientifici, realizzati da mani umane, divenendo scrigni del passato e del vissuto.

Soltanto con Marco Agrippa, in età romana, le opere custodite all?interno di un museo divennero un patrimonio fruibile dalle collettività, le quali potevano ammirare gli immensi tesori custoditi tra le mura delle gallerie museali.

La finalità è sociale ed educativa, sin dall?antichità, quando si comprese che osservare e contemplare statue, vasellame, in generale tutti i prodotti creati dalle generazioni passate, insegnava agli individui a conoscere le epoche trascorse, le intuizioni, i frutti di attenti e accurati lavori prodotti dagli antenati. Nel corso delle età barbariche le esperienze antecedenti furono perse e trascurate, fin quando non venne realizzato i primi musei, nel corso del ?500 presso la libreria Sansovino di Venezia e il palazzo degli Uffizi di Firenze. Un?ulteriore fioritura, più articolata e curata, si verifica solamente agli inizi dell?Ottocento e prevalentemente nell?Italia Settentrionale, nonché in Europa, basti pensare che risalgono a questo periodo il British Museum di Londra e il Prado di Madrid.

Il primo museo lucano nacque unicamente nel 1901, nei due locali del Palazzo della Provincia di Potenza, sita in piazza Mario Pagano, nel cuore del centro storico del capoluogo lucano. Per opera di valenti personalità come Michele Lacava, Vittorio De Cicco, Concetto Valente. Tale luogo, inizialmente, custodì reperti archeologici, di cui il suolo lucano, dopo anni di studi e ricerche, risultò essere ricco, data la fioritura di civiltà autoctone che si ispirarono alle popolazioni elleniche, giunte nel sud della penisola italica e dunque anche nell?antica Lucania. Dopo alterne vicende, tra le quali figurano trasferimenti (1907), incendi (1912), il museo fu trasferito nel 1921 presso il complesso edilizio, sito nel rione Santa Maria, che avrebbe dovuto essere un ospizio per malati mentali, realizzato dagli urbanisti Quaroni e Piacentini. La II guerra mondiale produsse ingenti rovine alle opere architettoniche lucane e anche il predetto edificio fu danneggiato e riaperto solamente nel 1956. Analogo discorso per quanto riguarda il disastroso sisma del 1980, quando molte costruzioni lucane crollarono o furono irrimediabilmente deteriorate; dopo il movimento tellurico il museo potentino fu riaperto solo nel 1984.

Le alterne vicende hanno minato la breve storia del giovane museo provinciale, ma negli ultimi anni la situazione sembra essere mutata, soprattutto grazie all?intervento dell?autorità provinciale e dello staff che gestisce il Museo, i quali tendono a valorizzare il eredità culturale lucana, rendere il patrimonio di conoscenze un bene accessibile a tutti gli individui e suscitare nell?animo dei lucani lo spirito dell?identità collettiva. Il museo di Potenza, pertanto, è lo scrigno dei reperti archeologici delle antiche popolazioni elleniche o autoctone, ma non solo. Frequentemente vengono realizzate mostre di vario genere, al fine di valorizzare le risorse locali, quali acqua, tradizioni, cultura, paesaggi?

L?obiettivo è quello di mostrare opere d?arte di artisti contemporanei (E. Onorati) o delle generazioni passate (C. Carrà, G. De Chirico, G. Martinez,), in quanto puntare sulla cultura è un modo per realizzare forme di sviluppo solido e duraturo. Tale concetto non resta, però, astratto e immateriale, anzi, attraverso la collaborazione stipulata con l?Università degli Studi della Basilicata, gli accordi con il mondo del volontariato (Legge Ronchei n.4/93) e grazie a convenzioni, protocolli d?intesa con soprintendenze e ministeri (Leggi 142/90 e 241/90), la cultura diventa concreta e utile, adattaad arricchire le menti, a potenziare il territorio e a contribuire alla crescita in ambito economico-sociale.

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