Chi di Voi si aspettava, dopo le solite partite domenicali, la perfetta cronaca delle gare regionali, la descrizione del più bel gol segnato nei campionati dilettantistici o un?azione di squadra ben orchestrata con il numero 10 che dopo aver dribblato tre giocatori serve con una precisa verticalizzazione il centravanti che scarta il portiere e gonfia la rete, forse rimarrà deluso. Perché? Perché in questo articolo non ci saranno commenti positivi. Né tanto meno parole d?elogio per quell?imbecille o quegli imbecilli che per sfogare la loro rabbia repressa di anni di fallimenti e restrizioni mentali si divertono ad imbrattare le mura delle case con gesti deplorevoli e frasi infantili (?come si può leggere nella foto in alto a sinistra).

Non è la prima volta che mi capita di dover dimenticare i cori d?esultanza dei tifosi, i festeggiamenti in campo, le partite corrette fino all?ultimo minuto e confondere il mio ruolo con quello del sacrosanto accusatore di fronte alla pazzia dei tifosi violenti, agli incidenti assurdi, agli atti vandalici che sanno d?esasperazione e demenza. Lo sport, il calcio in particolare, sta diventando sempre di più arena di deficienti. La storia ritorna d?attualità, ma sotto altre forme e modi. Tutto questo succede a Rivello (Pz), quando all?indomani della partita di campionato Juventus-Inter (1-3 per la cronaca) giocata una decina di giorni fa, una bianca parete perduta a se stessa viene imbrattata di vernice rossa. Il fantasioso artista scrive questo: ?Incominciate a piangere porci juventini??.

Premettendo che non sono juventino, ma convintissimo tifoso milanista, nonostante la presidenza innominabile, provo vergogna, disgusto, rabbia per un gesto simile che ci fa ritornare indietro di anni. E? il simbolo di un disfattismo civile senza eguali, un?infantile modo di esternare rivalità calcistiche che oltrepassano il limite del possibile, dell?educazione, della buona condotta sociale. Azzuffarsi per colpa di 22 superpagati ragazzotti che corrono in pantaloncini dietro ad un pallone. Alimentare inimicizie e cedere al gusto degli sfottò, all?atmosfera infernale dei bar dello sport, al dispetto per una parola o un manifestino di troppo. Basta.

La cosa che più di tutte mi fa incazzare, al di là dei bisogni primordiali di sopraffare l?altro da sé, di imporre la propria figura non dal punto di vista cultural-intellettuale ma di appartenenza di squadra (?non di classe in questo caso) è vedere un muro sporcato di demenza, su una via alquanto trafficata. In prossimità ci sono delle attività commerciali, vi si accede alla Piazza principale del paese, di tanto in tanto qualche turista curiosio vi fa capolino. Ed è questo lo spettacolo che siamo in grado di offrire. E? anche e soprattutto una questione di civiltà.

So benissimo che questo non è l?argomento giusto per alimentare anche polemiche politiche che potrebbero avere, almeno apparentemente, i connotati del prezzemolo a merenda, ma è compito inequivocabile di un?ottima Amministrazione far munire un suo operaio degli strumenti adatti al caso e far cancellare immediatamente scritte di questo tipo. Del resto, i gusti, le passioni, il carattere di un uomo sono tutti elementi intuibili osservando con che quadri abbellisce le pareti di casa. E? doveroso essere attenti, vigili, dimostrare che qualcuno è presente. Prima parlavo di civiltà. Ebbene, a pagarne è l?immagine di un paese che in alcuni momenti storici è stato un vanto internazionale per il suo patrimonio culturale e per il fascino del suo centro storico. Oggi, purtroppo, a dettare le regole di quotidiana convivenza sono gli imbecilli. Autogol di pessima fattura.

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