La decisione del ?Governo del Nord? di modificare il Decreto Legislativo n. 314 e l?eliminazione del nome di Scanzano Jonico dal nuovo testo oltre all?omissione dallo stesso di qualunque altra località d?Italia complica ulteriormente le cose. Anzi, ci impone di non demordere e iniziare un discorso serio in ambiti ambientali. La vicenda di questi ultimi giorni che ci ha toccato di persona ha aperto una voragine tra noi e le Istituzioni, una strappo difficile da cucire. E? il punto di partenza e non il punto di arrivo, perché la situazione non cambia, fino a quando almeno all?orizzonte non sorga il sole della chiarezza sulle tematiche legate al nucleare e ad ogni sorta di sviluppo energetico alternativo. Perché la Basilicata per la sua posizione geografica strategica (vedi oleodotti e ?ponti? con alcuni paesi algerini), con le innumerevoli risorse e con una situazione ambientale, che definisco deficitaria, è pur sempre nell?occhio del ciclone.

Nella nostra terra, proprio a pochi passi dall?area scelta per la realizzazione del sito unico nazionale di stoccaggio nucleare è sempre attiva la Trisaia di Rotondella. Ed è doveroso non dimenticare queste cose, anzi andare fino in fino. Proprio a Rotondella nel lontano 1973 l?Enea (al cui interno oggi opera l?Itrec) importò dagli Stati Uniti delle barrette nucleari e lì si effettuava il riprocessamento del torio (metallo radioattivo naturale, usato come catalizzatore e nei tubi a raggi X). Attività dello stesso genere vengono svolte anche oggi nel pieno anonimato. Ci sono casi di discariche abusive di Rifiuti Tossici, di corsi d?acqua inquinati, di percentuali legate al tasso di tumori che cresce annualmente quasi in maniera esponenziale, di prodotti a questo punto ?incisuri?.

E Pensate che meno di un decennio fa in seduta del Consiglio Regionale della Basilicata è emerso innanzi tutto che ?la Trisaia di Rotondella è la più preoccupante emergenza lucana, quella che in maniera drammatica, se non verrà sottoposta alle più opportune operazioni di bonifica, potrà determinare guasti irreparabili all’ambiente e alla salute delle comunità interessate. Un problema al quale si è guardato con preoccupazione ma anche con disponibilità al dialogo e al confronto, senza preconcette chiusure, ma con estrema determinazione. Si è cercato, quindi, la strada del risanamento, della bonifica e del rilancio produttivo dell’area; di mettere una pietra sul passato, su quei rifiuti ad alta attività (poco meno di tre metri cubi) che pesano come macigni sul destino della regione. Tutte queste cose, messe insieme dimostrano come la scelta della Basilicata, non sia stata casuale, ma che si è seguita una certa logica?.

Proprio tenendo presente queste dichiarazioni e le perplessità che sorgono bisogna lavorare alla creazione e/o modellazione di una necessaria cosicenza ambientalista. Nei diciotto mesi che serviranno al Governo per portare avanti studi in zone scelte per ospitare la centrale nucleare, lanciamo l?idea di fondare, con l?aiuto di vari attori sociali ed operatori scientifici, un vero e proprio Osservatorio PErmanente Nazionale, appunto da OPEN (O.PE.N.), ?aperto?. Aperto alla vigilanza, al confronto, alla sensibilizzazione, all?operatività. All?interno di questo nuovo organismo opererà la già annunciata OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista). Da oggi parte la nostra nuova inchiesta ambientale in regione.

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