Le sculture di Ernesto Ornati (1932, Vigevano, PV) sono esposte presso il Museo provinciale della città di Potenza dallo scorso 3 ottobre fino al prossimo 19 gennaio. L?artista risulta essere una personalità preminente nell?ambito dell?arte del XX secolo. Egli si è formato apprendendo le tecniche del rinomato pittore chiesastico Angelo Galloni e, parallelamente, affonda le sue radici nella tradizione figurativa lombarda e toscana, avendo avuto come maestro, presso l’Accademia di Brera, Francesco Messina, un grande della scultura italiana del Novecento, nato in Sicilia. Onorati apprende anche le tecniche per dipingere e scolpire i volti, in modo da ottenere un?eclettica e variegata formazione.

Onorati è l?autore di singolari terracotte policrome, bronzee sculture, ritratti e pittosculture, che prendono la forma di splendide composizioni di natura morta, di figure oppure di ritratti modellati con grande naturalezza e completati da una straordinaria coloritura. Tali opere sono realizzate all?interno del proprio studio, al riparo dal mondo, coccolato dal tepore della riflessione e della quiete.
Egli si è distinto per aver materializzato le differenti tecniche teoriche apprese, attraverso le diverse opere artistiche. Onorati compose una varietà di tele, mediante le quali immortala elementi naturali morti, quali fiori, pannocchie di granoturco, illuminati da una luce fioca, artificiale, come a voler connettere l?immagine stantia del quadro con l?illuminazione che bacia gli elementi raffigurati.

Tale è il caso di Sotto una luce solare (2001). In Sollevate dal vento, tela in acrilico del 1999, l?artista mostra dei ciuffi di foglie ingiallite e avvizzite che si agitano nell?aria, in quanto il vento autunnale le sposta, le muove e sembra quasi che le faccia danzare prima di lasciarle al deperimento del tempo.

Fondamentale nell?attività dell?artista è la serie di ritratti, la quale eterna numerosi artisti e personaggi della cultura del XX secolo. Tale sezione della collezione si suddivide in rappresentazioni scultoree dei volti di protagonisti della nostra storia, ripresi dal vivo, e da una sequenza di dipinti di amici, colleghi o conoscenti di Onorati. Nel primo caso egli ritrae il pittore Carlo Carrà, poi il poeta Ezra Pound, l?architetto Alvar Aalto e ancora Giovanni Testori e molti altri artisti contemporanei, viventi tuttora. Nel secondo caso Onorati imprime la matita o l?inchiostro, accompagnati da una varietà cromatica adattata alla figura raffigurata, come in Ritratto di un amico.

Altra branca in cui Onorati esprime la sua maestria è la scultura. Egli utilizza il bronzo corvino, con venature verdi e dà forma a Wild stallion (1990), raffigurante un purosangue che, caduto, s?è accasciato. L?autore, inoltre, predilige anche la terracotta, per realizzare le proprie sculture, una terracotta policroma, nel senso che egli la rende variopinta, colorata. In Infinito (1982) egli rappresenta una distinta dama, il cui sguardo è fisso nel vuoto, quasi a voler abbracciare immensità che le si apre dinanzi. In Il pieno, il vuoto, il silenzio (1992), l?artista materializza tali concetti astratti trasponendoli in una piccola scultura, i cui elementi sono ? rispettivamente ? un vaso pieno, un panno e un fiore, quasi a voler rendere manifesti, comprensibili, reali e tangibili dei concetti astratti, mentali, irreali, magari con connotazione negativa nel pensiero consuetudinario degli individui.

Onorati si distingue anche per al pittoscultura. Egli, infatti, compone dei bassorilievi che hanno le fattezze di una tela. Si scorgono personaggi in rilievo, giochi di luci e ombre, aspetti emotivi, varietà paesaggistiche. In Da i promessi sposi (1984) raffigura Renzo in fuga dalla natia Lecco. Sul volto del giovane si dipinge lo spavento e la paura, lo sgomento e l?angoscia di un viaggiatore che è costretto ad abbandonare tutto ciò che gli è caro, per andare verso l?incognito e l?incerto.

Le opere d?arte menzionate non sono che una parte di quelle esposte al museo. In ognuna di esse sembra esservi la volontà dell?autore di analizzare e scandagliare la realtà circostante, per raffigurarla e connetterla con la propria sfera emotiva. In ciò risiede la maestria di un autore, nella capacità di rendere vivi elementi inanimati o astratti, attraverso la propria raffinata sensibilità.

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