“Lucania mia vorrei posarme

sobre una della tua colina,
tra i vignete e oliva,

que el più bel paese es el mio”[2]

La mia intenzione è stata sempre quella di conoscere e di capire l’ immigrazione lucana in Argentina a partire dalle storie di vita che producono i loro integranti. Per questo dal 1991 l?ho studiata dalla prospettiva microstorica del paese di Ruoti, provincia di Potenza. Piccolo centro arroccato nelle montagne lucane caratterizzato attraverso la storia per essere un nucleo propulsore di emigrazione.

Ruoti, come tanti altri paesini lucani, conta in Argentina un importante contingente di “paesani” che sono riuscita a identificare in un gruppo di 200 immigrati raggruppati in diversi quartieri insieme ad altri italiani, europei e argentini. Mi sono incentrata sull’analisi delle storie di vita raccolte e su parte della letteratura che produce l’immigrazione presente in Argentina, lasciando da parte la quantificazione dell’ immigrazione e dedicandomi soprattutto allo studio del discorso che l’immigrante elabora e le sue rappresentazioni mentali scaturite dal viaggio d’emigrazione.

Fra le tante manifestazioni che ho osservato, una è il fatto che l’immigrante produce e riproduce attraverso la sua memoria lo spazio-tempo originario partendo sempre dalla realtà che lo circonda. Il suo racconto di vita testimonia questa forma di conoscenza. ?Se siamo il racconto che diciamo su noi stessi o che altri narrano, nel racconto di vita si concretizza quello che l’immigrante è?.

Si tratta di una rifondazione narrativa del linguaggio, che scorre nelle interviste personali, e attraverso la quale tutti gli immigrati riescono a svelare la loro esistenza. Creano e ricreano il loro mondo, sia presente sia assente, mettendo in contatto il loro oggi e il loro ieri, quello visibile e quello invisibile. Creano loro stessi e ?gli altri? che scorrono nel loro discorso. Così, “il viaggio materiale” dà una nuova significazione alla loro realtà, e nel narrare compiono il loro viaggio immaginario parecchie volte. Il quale implica una discontinuità, ma non una frattura nei piani semantici della loro vita. L’immigrante conosce, ristruttura la sua vita e il suo sistema linguistico.

Nel suo linguaggio – frammisto di espressioni dialettali, italiane, castigliane ed argentine – si evidenza chiaramente un sistema di segni e di simboli in cui si produce una rifondazione della realtà, che è in rapporto contemporaneamente con il suo passato e il suo presente. Il linguaggio ci porta a un mondo di segni composto da due realtà materiali-ideali che producono innumerevoli cambiamenti, è l’ontogenesi di se stesso come soggetto sociale a partire dal suo ieri. E? uno strumento che ci introduce nel suo mondo di segni che ci fanno capire la sua formazione culturale.

Essendo gran parte di essi sostituti significanti del suo spazio originario. Questo è il risultato della convivenza permanente dei due spazi, il soggetto immigrante è in Argentina in base a quello che fu oltre l’oceano. Ed è così che realizza un costante paragone fra il suo paese di nascita e il suo attuale rione dove la sua dualità spaziale corrisponde alla sua dualità temporale.

[1] Versi scritti da un immigrato ruotese in Argentina

[2] Testimone del paese di Ruoti. Ho conservato le caratteristiche originali del testo

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