Spesso, nel comune di Brindisi di Montagna (PZ), il passato torna a rivivere. Non si tratta di un sogno astratto, di un?ipotetica utopia, di un’irreale fantasia, di un?ammaliante allucinazione, ma al contrario viene riproposta una splendida realtà ormai sepolta, passata, trascorsa, dimenticata nell?oblio della memoria.

Le amministrazioni locali (Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comune di Brindisi, Comunità Montana Alto Basento e Pro loco brindisina) per la decima volta hanno trasformato il piccolo borgo, ubicato sulla vetta dei monti dell?Appennino lucano, rendendolo come, probabilmente, era nel remoto Medio Evo. Lungo le antiche stradine, illuminate da fioche torce, erano collocati differenti banchi, dietro i quali si trovavano gli artigiani che in passato producevano beni necessari a soddisfare le esigenze primarie della popolazione. Si scorgono i venditori di pietanze tipiche, i panettieri, gli intrecciatori di vimini, gli artigiani che lavorano il vetro, il ferro, la terracotta, dando vita a prodotti unici, realizzati dalle sapienti mani dei popolani, al fine di sopravvivere nel piccolo borgo.

Fase peculiare dei festeggiamenti brindisini è la sfilata che ha luogo lungo le anguste viuzze del paesino. Si susseguono i giocolieri abbigliati con ampie tuniche bicolore e pantaloni dalle gambe di differente colore, vesti tipiche indossate da tali figure nel corso delle feste antiche. Questi cedono poi il posto al trampoliere, che con maestria e arguzia, esegue complessi giochi con il fuoco della torcia. Giungono poi gli sbandieratori, che, con destrezza, realizzano degli esercizi con le proprie bandiere, le quali riproducono gli stemmi araldici della casata del signore locale, il rinomato Guidone De Foresta, investito dal sovrano Carlo d?Angiò, nel remoto 1268 come Primis Dominus Brundusii de Montanea et Ansiae.

Arrivano anche i menestrelli, quei cantori ambulanti che allietavano la vita del paesino. Essi giungono con i loro tamburi, le loro trombe, vestiti con ampi giustacuori e calze a maglia attillate, rigorosamente in colori sgargianti. Tali gruppi, formati dagli strati della popolazione più umile, sono seguiti dalle personalità che ricoprono le posizioni più elevate nella rigida gerarchia sociale del Medio Evo. Pervengono le nobildonne accompagnate dai rispettivi cavalieri. I loro abiti sono ricercati e raffinati. Le dame indossano lunghi abiti in velluto vaio o verde, con le maniche in fine broccato, le scollature rifinite di pizzi e merletti; le pettinature, inoltre, sono realizzate secondo le consuetudini dell?epoca e adornate di fini ed eleganti veli, i cinturoni e i gioielli sono realizzati dalle mani sapienti degli artigiani popolari. Anche i gentiluomini sfoggiano vanitosamente il loro fasto.

L?andatura prode e fiera, lo sguardo sicuro, ben si addice ai costosi abiti caratterizzati da casacche finemente ricamate e ai pantaloni a sbuffo che si adattano agli stivali in pellami scuri. Con orgoglio mostrano le resistenti armi cesellate e intarsiate. La nobiltà si accomoda tra i banchi di legno e osserva lo spettacolo popolare, consumando lauti e gustosi pasti. I blasonati appaiono estasiati dai combattimenti dei soldati, i quali sguainano la spada e si sfidano a singolar tenzone. Questi ultimi danno sfogo, nel corso dei combattimenti, alla violenza, all?impulso di una vittoria necessaria per sopravvivere, per essere i più forti e distinti cavalieri del borgo. Terminate le prodezze degli artisti e dei duellanti, le serate si conclude con un concerto di musica medievale realizzato nella piazzetta del paesino, tra la folla estasiata e divertita, contenta e serena, per aver vissuto un autentico e genuino salto nel passato.

Le autorità brindisine hanno compreso che la storia locale, le tradizioni autoctone, la cultura lucana possono essere un ottimo mezzo per concretizzare nuove forme di sviluppo complete e durature, fino a ora raramente messe in pratica, lanciate e attuate nei piccoli centri.

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