…Un?associazione (imprenditori, Associazioni di categoria) ha presentato un progetto che prevede, al posto delle porcilaie, la costruzione di fabbricati da adibire ad attività produttive, commerciali, direzionali. Subito dopo la presentazione del progetto si è instaurato un dibattito che ha visto l?intervento del Comune di Potenza, del Consorzio Sviluppo Industriale, di politici, delle associazioni ambientaliste.

Un problema di natura tecnica, che investe le scelte urbanistiche, sicuramente si trasformerà in un vivace dibattito squisitamente politico.
Per meglio comprendere il problema è necessario tornare indietro nel tempo e parlare degli albori dell?industrializzazione di quella che era la periferia potentina. Al di la del fiume Basento oltre trent?anni fa si formò un?area poi acquisita dal Consorzio Sviluppo Industriale e sorsero una serie di fabbriche (la ferriera, l?Italtractor, la Ponteggi Dalmine, la Chimica Lucana, la Mondial Piston ecc) ed un allevamento di suini: la Cip Zoo, azienda a partecipazione regionale attraverso l?Esab, (Ente Sviluppo Agricolo della Basilicata).
Subito dopo il terremoto il volto di quest?area è completamente cambiato, gran parte del suolo della Cip Zoo, nel frattempo fallita, è stato lottizzato e sono sorti tanti fabbricati che dovevano servire per l?insediamento di attività artigianali. All?inizio è stato così poi nei capannoni sono arrivate tante attività commerciali ed è approdato il terziario, anche avanzato .

Al di la ed al di qua del Basento, in via della Chimica, è un fiorire di insediamenti commerciali, in via dell?Edilizia, alle spalle della Ponteggi, si è creato un piccolo centro direzionale con l?arrivo di scuole, Enti Pubblici, centri di formazione, studi professionali. E sono immediatamente sorti i soliti problemi legati al traffico ed ai parcheggi.
Ai margini degli insediamenti commerciali si era iniziato a progettare, ed in parte a realizzare, un ambizioso piano che doveva, disinquinare, bonificare, riqualificare il Basento e le sue sponde. Si intendeva creare il ?Parco fluviale del Basento?. Ottima iniziativa abortita prima del parto, si era cominciato con la creazione di un percorso pedonale (già degradato dall?incuria…..) ma ci si è fermati lì.

A poca distanza dal mai nato Parco Fluviale del Basento c?è un?altra incompiuta: il ?Parco Rossellino? candidato mai promosso a polmone verde attrezzato. Prima che si presentasse il progetto di riutilizzo dell?ex Cip Zoo alcune Associazioni ambientaliste, un partito politico avevano proposto, pur se in maniera disarticolata, di riutilizzare questo spazio per creare un polmone verde a servizio della città, un parco attrezzato integrato con il Parco Fluviale, che dovrà essere completato,e con il Parco Rossellino. Le carte ormai sono scoperte, due proposte in antitesi fra di loro. Un partito del mattone e quello degli ambientalisti. Quale prevarrà? Sarebbe opportuno che la scelta della futura destinazione tenga conto della volontà dei cittadini, che vengano tenute nelle debite considerazioni le ?osservazioni? che già sono cominciate ad arrivare.

Da più parti si fa osservare che sarebbe un delitto sprecare un occasione per evitare un?ennesima colata di cemento che tanti danni ha arrecato al capoluogo di regione, dove fino ad oggi si è consentito di costruire in posti assolutamente inadeguati a sopportare il volume di traffico attuale (un esempio emblematico le ?torri gemelle? nei pressi della stazione inferiore) e dove si continua a costruire nei luoghi le cui infrastrutture viarie sono gia ora al collasso (via del Gallitello).
Per non incorrere in altri errori di questo tipo è auspicabile che un lembo di territorio venga sottratto a speculazioni edilizie e che sia realmente messo nella disponibilità della popolazione per il tempo libero e le attività ludico sportive.

Per gli insediamenti produttivi il Piano delle Campagne ha già individuato sul territorio comunale più di un area da destinare alla costruzione di insediamenti artigianali. Sarebbe altresì auspicabile che gran parte del territorio dell?attuale Area Industriale venga sottratta alle competenze ed alla speciale legislazione del Consorzio Sviluppo Industriale perché l?area si è radicalmente trasformata perdendo le caratteristiche originarie e non è giusto che sia il Consorzio a farsi carico di ?manutenzionare? e gestire una territorio che è a disposizione dell?intera collettività. Il Consorzio Sviluppo Industriale deve impiegare le poche risorse a disposizione per promuovere lo sviluppo industriale nelle zone ove ciò è realmente possibile, nella Zona Industriale di Tito Scalo ad esempio.

E? altresì improrogabile il trasloco della ferriera ormai troppo vicina agli insediamenti abitativi anche alla luce della riconversione del quartiere dei terremotati di Bucaletto.

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