…Il tutto con il beneplacito del ministro dell?Ambiente e di alcuni suoi massimi funzionari. Per fare questo si procede su più direzioni e si porta avanti sul tavolo delle trattative un dibattito che non ha né capo né coda. Quanto meno nel raggiungimento degli obiettivi di conservazione di quel famoso 10% di territorio sottoposto a tutela così come era stato pensato nella ormai ultranota  ?sfida di Camerino?  nel 1980.
Si procede alla cieca per far modo che ogni area protetta d?Italia stabilisca per conto proprio criteri e modalità di gestione inficiandosi se esiste una Legge dello Stato (394/91), se è in atto un dibattito nazionale, se in Europa anche in sintonia con i nuovi orientamenti del National Park Service USA si va verso un ruolo educativo delle aree protette.

La media di spesa, prevalentemente assorbita dai costi gestionali ordinari e dalla realizzazione dei servizi, è calcolata intorno ai 90-100 euro ad ettaro. I Piani sono in vigore solo nel 46% dei parchi, i regolamenti nel 20% e i piani economico-sociali nel 3%.

Distruggere i Parchi, frammentare le aree naturali  e ?rivedere? il concetto di pianificazione è tra i principali fattori di minaccia per far fallire l?obiettivo della conservazione nel nostro paese. Nel Parlamento vanno avanti proposte di legge a dir poco ?oscene? nei contenuti e negli obiettivi. Al momento in cui scriviamo si sta discutendo presso la Commissione Agricoltura della Camera una proposta di legge che, se approvata, consentirà un biocidio inaudito.

In sostanza questo disegno prevede che:
1) la fauna migratoria non è più considerata come patrimonio dello Stato, ma “res nullius”, cosa di nessuno.  La fauna stanziale diventerà invece proprietà dei COMPRENSORI PROVINCIALI DI CACCIA;
2) si prevede di ridisegnare i territori in cui è possibile praticare l’attività venatoria, ampliandoli e consentendola addirittura NEI PARCHI (la legge  attuale vieta la caccia nei parchi in ogni periodo dell’anno e sono previste sanzioni penali per i trasgressori).

In ambito ministeriale (ci riferiamo al ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio) si è concentrati ad attuare nel modo più feroce ed inaudito lo spoil system a partire dagli organismi di gestione dei Parchi nazionali. Si commissariano presidenze e direzioni come se nulla fosse; a prescindere dalle competenze dei singoli dirigenti.
Le tristi vicende del Parco nazionale d?Abruzzo sono note a tutti. L?allontanamento di Franco Tassi è stato attuato mentre egli era sotto i ?ferri? del cardiochirurgo impegnato in una delicata operazione a cuore aperto. Il presidente del Parco del Cilento è stato allontanato per ?non aver presentato la dichiarazione dei redditi? al proprio datore di lavoro (in questo caso il Ministero dell?Ambiente); in seguito riammesso in ruolo dal TAR ed ancora commissariato dal ministro senza passare attraverso l?intesa con il presidente della regione Campania. 

A questa logica perversa di occupare i posti di potere, a prescindere dalle competenze e dai titoli degli uomini schierati in campo, non sfugge il Parco nazionale del Pollino. Sarà forse per la lontananza dalle altre aree protette, sarà per la proverbiale incapacità gestionale dei suoi dirigenti, il nostro parco marcia come un treno senza macchinista a forte velocità verso l?inevitabile deragliamento. Con la buona pace di tutti i detrattori che in questi ultimi anni non hanno mancato di remare contro un qualsiasi tentativo di decollo di questa area protetta.

Sempre al momento in cui scriviamo (8 aprile) il nostro parco non ha approvato il bilancio da parte degli organi competenti (leggasi il ministero dell?Ambiente)scaduto lo scorso 31 marzo o meglio è tornato indietro perché nella stesura non si è tenuto conto di alcune indicazioni del ministero del Tesoro; non ha ancora il Piano del Parco; non ha un direttore; non ha completato la pianta organica; non ha un Consiglio Direttivo; non ha una tabellazione perimetrale; non c?è il Parco.

In compenso ha un mago degli equilibrismi tanto da far accordare su tutto lo scibile, l?intero arco costituzionale. Infatti, in una recente conferenza-stampa tenutasi a Campotenese il presidente annuncia che non ha nulla in contrario ad autorizzare una funivia nel Parco e nel comune di Frascineto, così come è favorevole ad un campeggio al Piano di Lanzo o al polifunzionale di Campotenese o al rilascio delle autorizzazioni per la creazione di una zona eolica a Viggianello, o all?apertura di nuove strade di penetrazione, alla revisione della perimetrazione e/o ci fermiamo qui per carità di Patria. Ben sapendo che una funivia costa oltre un miliardo di vecchie lire al chilometro di fune.

Per essere economicamente valida, deve trasportare, sempre per ogni chilometro di fune, cinquecento passeggeri per ogni ora di funzionamento. Se prendiamo in esame la funivia proposta dal primo cittadino di Frascineto, posto il fatto che sarà lunga circa 3500 m, siamo di fronte ad un traffico di passeggeri di circa duemila persone all?ora . Ammesso che si trovino duemila persone/ora una volta portate su al Passo del Principe, cosa fanno? Dove stanno?  E allora si innescano altri meccanismi legati alla creazione quanto meno di un rifugio se non proprio di un albergo. Lasciamo immaginare ai nostri lettori i danni, i costi e i ricavi (se ci sono) oltre l?impatto ambientale che avrebbe una simile opera in uno dei versanti più belli ed interessanti dell?intero territorio del Parco Nazionale del Pollino.
A nulla è valso il precedente dibattito con la Comunità Montana del Pollino sulla stessa questione e che ha portato questa ultima a desistere dal folle progetto.
Il primo cittadino di Frascineto – come quel giapponese – difende a spada tratta il suo progetto e non esita ad allearsi con il diavolo pur di portare acqua al suo mulino. Questa situazione produce un duplice effetto: crea uno sconcerto devastante negli schieramenti politici e disaffezione all?idea di parco.

Se è questo che si vuole, allora l?obiettivo è pienamente raggiunto.

È ovvio che non siamo contrari ai campeggi (siamo contrari agli impianti eolici e ci riserviamo in un prossimo numero del giornale di fornire ampie delucidazioni sul dibattito che è in questo momento  in atto in Italia e proprio in uno dei parchi nazionali più importanti ? quello dei Sibillini), siamo contro le scelte dei luoghi dove essi sono previsti. Un campeggio al Piano di Lanzo sarebbe devastante per quel settore del Parco. Siamo favorevoli (ed ecco che si ritorna al concetto di pianificazione) ad insediamenti turistici di qualsiasi genere, purché fatti nei pressi dei centri abitati.

Per restare in tema un campeggio alla periferia Nord di San Donato di Ninea al confine con il territorio di Acquaformosa, attaccato all?abitato antico del borgo, immerso tra i castagni secolari e di modeste dimensioni non sarebbe una cattiva idea. Ma al Piano di Lanzo no! No perché costituirebbe un?isola felice con grossi problemi di gestione e d?impatto ambientale in un paesaggio superbo senza nessun ritorno per la comunità sandonatese.

Infine, ma non per ultimo, la questione dell?Ente Parco. Non è possibile che a quasi un anno di distanza non è nominato il Consiglio Direttivo e con buona pace di tutti. Se è vero che la strategia ministeriale vuole abolire questo istituto fino a prova contraria esiste una legge dello stato dove sono previsti questi organi istituzionali e quindi non si capisce perché non vengono eletti.
Cosa fanno gli ambientalisti, i partiti politici, i verdi, i giornalisti onesti, i sindaci, le regioni e, soprattutto, la magistratura inquirente? Cosa si aspetta ad agire pur di ripristinare la legalità in questo territorio?

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