Dopo anni di dure lotte, di promesse, raccolta di firme, Venosa potrà sperare di abbandonare quel stato di isolamento a cui è esposta ormai da troppo tempo? Se n’è discusso giovedì scorso a Venosa, in un incontro-dibattito che ha visto la partecipazione del Presidente della III Commissione Consiliare della Regione Basilicata Francesco Mollica, del Presidente della Provincia di Potenza Vito Santarsiero, e del Vicepresidente della Comunità Montana Alto Bradano Bruno Albano. Erano presenti i sindaci di Maschito, Forenza e Acerenza, assente il sindaco di Venosa.

Ma veniamo a cosa è stato detto nel corso dell’incontro. Per prima cosa è emersa ancora una volta, a malincuore, la mancanza di dialogo tra istituzioni, mi riferisco alla continua lotta politica su un problema di civile valenza che è la viabilità urbana ed extraurbana di Venosa. Nel corso del dibattito, ci sono stati degli interventi di rappresentanze politiche e sindacali, di cittadini, ma non dell’amministrazione di Venosa che non sentendosi invitata, ha ritenuto mancare di intervenire. A tutti i partecipanti è stato rilasciato un documento sul quale erano indicate le proposte di emendamenti avente in oggetto l’adozione del piano regionale della viabilità. Si legge nel documento quanto segue:

a) Previsione nelle “opere strategiche” del miglioramento della connessione Venosa – SS 168, che permetterebbe una migliore fruibilità di traffico;
b) Adeguamento Venosa-SS Bradanica;
c) Completamento Venosa-Scalo Venosa (Piano di Camera);
d) Ammodernamento Svincolo Ginestra-Venosa e ponte sul Torrente Lapilloso;
e) adeguamento della Ripacandida-Ginestra;   

Non sono mancate critiche ad amministratori e comizi politici da parte degli intervenuti che hanno in un certo modo acuito il problema viario, portando ognuno il proprio ideologismo sul tavolo di discussione, spesso uscendo dal vero problema. Si è affermato anche la mancata occasione di sviluppo dopo il terremoto del 1980, e su questa cosa voglio permettermi di fare una aspra critica, in quanto si ragione ancora con “logiche antiquate” e dannose per tutta la comunità lucana. Bisogna ripetere, per l’ennesima volta, che i fondi del terremoto servono a risanare un danno e non a realizzare presupposti di sviluppo.

Una nota di merito va spesa sul cambiamento di rotta epocale della Provincia, che per nome del suo Presidente sembrerebbe abbandonare la politica di sviluppo viario delle “fondovalli” e orientare nella riqualificazione delle tratte interne della Basilicata; e la “Trasversale Est – Ovest (superiore)” che interessa Venosa, è stata data priorità al punto di essere definita “invariate”. Quando, invece, si parla di mancanza di fondi la risposta recita che questi vengono erogati in base al numero della popolazione, e la Basilicata pur avendo una rete viaria su un territorio collinare a elevato rischio idrogeologico non può accederne in misura maggiore di quella stabilita dai limiti di legge. L’emergenza diventa continuativa se manca la cultura della prevenzione: anche sulle tratte in questione. Sono mancate delle serie opere di consolidamento sostituite con interventi di rappezzo del manto stradale, con risultati insufficienti e di rimando a chissà quale prossima amministrazione. Se si fossero realizzati interventi di ingegneria naturalistica in alcuni punti delle tratte in questione, forse il danno avrebbe subìto una riduzione esponenziale e quindi avrebbe abbattuto i costi di nuove realizzazioni, prevedendo semmai, solo una costante manutenzione. 

Ormai sappiamo benissimo quali rischi si incontrino nel percorrere quei tratti, ma bisogna stare attenti a non enfatizzare troppo la situazione reale che vede di sicuro un elemento fondamentale primeggiare, la mancanza di interventi seri e la manutenzione da parte di personale specializzato. Se queste opere saranno realizzate, allora bisognerà cominciare a mettere in pratica tutti i buoni propositi con il concorso univoco degli organi preposti, affinché Venosa esca definitivamente dall’isolamento protratto da ormai troppo tempo.

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