Vi presentiamo in esclusiva sulle nostre pagine il romanzo “Un Brigante chiamato Libero”. Di seguito la prefazione dell’autore, Vincenzo Labanca

Un Brigante chiamato Libero è Storia romanzata. Racconta alcuni dei fatti che avvennero nel nostro Meridione subito dopo l’annessione del regno delle due Sicilie e che per la nobile causa dell’Unità Nazionale sono stati coperto da un velo d’oblio, quando non addirittura mistificati, per oltre centocinquanta anni. Ora che la prospettiva è diventata l’Unità Europea crediamo sia giunto il tempo di poter farefinalmente un po’ di luce su quelle vicende senza compromettere la acquisita Unità Italiana, forse minacciata ancora ma da altre fonti. Sui libri ufficiali si trovano poche righe per racchiudere con un aggettivo la tragedia del popolo meridionale: brigantaggio.

Ne venni a conoscenza circa trenta anni fa quando, ancora studente, mi sembrava impossibile che un popolo laborioso e tranquillo come quello lucano d’improvviso fosse impazzito e diventato brigante in massa, e decisi già da allora di approfondire meglio l’argomento. E’ stato molto difficile riuscire a mettere insieme i pezzi di un mosaico ormai rotto e sotterrato dal tempo anche perché le poche  pubblicazioni sull’argomento provenivano da una parte sola e,  ovviamente, erano faziosi. Ma qualcosa ho trovato. Uomini, fatti, circostanze, date, sono emerse piano piano dagli scaffali del tempo e quando ho creduto di avere le ide abbastanza chiare, ho pensato di ricostruire il mosaico, per quanto possibile, e dare finalmente dignità a chi aveva dato la vita per quella che a suo modo credeva essere la strada per la libertà. Spesso diventare briganti non fu una scelta ma una necessità, l’unica possibilità che ebbero per rinviare di qualche anno o di qualche giorno una condanna a morte già scritta altrove.

Per fare in modo che un argomento così specifico di fatti avvenuti quasi due secoli fa potesse ancora interessare le nuove generazioni,  prese più dalla globalizzazione della vita che dalla scoperta delle proprie radici storiche, le notizie che abbiamo trovato in questi anni le abbiamo confezionate sotto forma di romanzo nella speranza che così fossero per loro più appetibili: speriamo di esserci riusciti!
Il romanzo narra le vicende di Pietro Nicodemo, un giovane studente di Medicina che, per un fatto apparentemente fortuito, viene catturato da una banda di briganti e tenuto prigioniero in una grotta in attesa del pagamento del riscatto da parte della famiglia. I fatti si verificano proprio durante la venuta nel Sud Italia del Generale spagnolo Josè Borjés, inviato del Re di Spagna con l’intenzione di riconquistare il Regno perduto pilotando a suo favore l’insurrezione contadina di Crocco e Ninco-Nanco contro gli invasori piemontesi.
Il capobanda Antonio Franco, deciso ad aderire alla rivolta, si trascina dietro il prigioniero Pietro Nicodemo da Lagonegro fino a Rionero, epicentro della rivoluzione.

Succede che durante la sua prigionia Pietro apprende dai suoi carcerieri le ragioni storiche che li hanno costretti a diventare briganti,  provandone a volte pietà e compassione. Ha inoltre la possibilità di conoscere personalmente il Generale Borjés, Crocco, Ninco-Nanco e tanti altri briganti e di ascoltare dalla loro viva voce le motivazioni di quella insurrezione popolare. Coinvolto, suo malgrado, nella mischia della battaglia per la conquista di Potenza, Pietro si ritrova in guerra al fianco dei briganti e contro i piemontesi. Il romanzo, tra alterne vicende ed episodi pieni di  avventura, incontra personaggi storici e fatti conclamati, descrive i luoghi della Basilicata e della Calabria interessati dal viaggio di Borjés e della gesta eroiche di Crocco e di Ninco-Nanco, rievocando modi di vivere, usanze e tradizioni delle genti lucane di quei tempi (1861).

Strutturalmente il romanzo si divide in tre parti di cui la prima, ambientata nel lagonegrese, ci presenta la realtà di quell’area all’Unità d’Italia con la sua realtà e la sua miseria. La seconda parte narra del disperato viaggio di José Borjés dalla punta estrema della Calabria  fino Rionero in Volture ed all’incontro con Crocco, Generale dei Briganti. La terza ed ultima parte è ambientata nei dintorni di Potenza dove i briganti combatterono, il quel lontano 1861, una battaglia persa in partenza. Ogni capitolo è intitolato ad un brigante realmente esistito e storicamente accertato, anche se le storie personali di essi sono state a volte adattate alla trama narrativa o alle vicende storiche che si volevano rievocare.

Il libro non vuole essere solo un romanzo di una trama alla Salgari ambientata a casa nostra, come non ha nemmeno la pretesa di costituire un saggio storico sulla Unità d’Italia e sui costi reali che il Sud ha sopportato per questo nobile progetto. Esso vuole però contribuire, modestamente, a far rinascere nei nostri giovani l’orgoglio di sentirsi lucani!”.


Chi è l’autore?

Vincenzo Labanca è nato a Rivello 48 anni fa dove ancora oggi vive e lavora. Docente di Discipline Economiche alle Scuole Superiori, esordisce nella narrativa con questo storia romanzata anche se ha già prodotto alcuni testi teatrali per le scuole superiori. Si ricordano: Vita da Geometra (1996),  LA LEGGE E’….uguale per tutti! (1997) e Tre sono i Potenti, anzi Quattro (1998).


In Copertina: “Un Brigante chiamato Libero” – Tecnica Mista (20×30) di Aldo Carlomagno
Il libro: “Un Brigante chiamato Libero” – edizioni Zaccara di Lagonegro (Pz) – Pagine: 350 Prezzo: 10 euro


Per chi è interessato ad acquistare il romanzo appena presentato può contattare direttamente l’autore al seguente recapito telefonico: 0973/46721. Si ricorda, inoltre, che il prezzo di copertina non include le spese di spedizione

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