descrizione

Palazzo Lanfranchi rappresenta la massima espressione dell’architettura
materana del XVII secolo. Quest’imponente edificio si presenta con una
facciata asimmetrica dietro la quale si nasconde la Chiesa del Carmine
a sinistra e il palazzo vero e proprio a destra.
La costruzione del palazzo fu commissionata dal Vescovo Francesco Lanfranchi
per farne il Seminario. Esso andò ad occupare il sito dove sorgeva
il monastero dei Carmelitani, che fu soppresso nel 1627.

Il
progetto fu affidato al frate da Francesco Copertino che dovette subito
affrontare tre problemi progettuali di notevole complessità: la
difficoltà a costruire un edificio così imponente su un
terreno completamente svuotato nel sottosuolo da grotte; la richiesta
da parte del committente di inglobare nel nuovo edificio i preesistenti
edifici del convento e della Chiesa del Carmine; l’ordine di ruotare l’ingresso
del complesso dai Sassi al Piano, nel rispetto dei più aggiornati
indirizzi dell’urbanistica.

I lavori presero il via nel 1668; nel 1672 il palazzo fu inaugurato,
ma nel corso dei secoli fu sottoposto a continui ampliamenti dovuti alle
crescenti esigenze di spazio per i seminaristi in progressivo aumento.

Dopo l’Unità dItalia l’edificio fu adibito a scuola e vide fra
1882 e il 1884 Giovanni Pascoli fra gli insegnanti.

In facciata un portale del XVII sec. con architrave a metope lisce e
triglifi, inquadrato da paraste, individua, sulla sinistra l’ingresso
della Chiesa del Carmine (1608-1610) cui rimandano pure, sempre in prospetto,
la statue in pietra ai lati e sopra l’accesso del palazzo a destra.
Nel secondo ordine che caratterizza il prospetto principale corre con
una teoria di aperture cieche, che si prolunga a destra nel palazzo Lanfranchi
Una scalinata conduce all’interno, dove, attraverso un lungo corridoio
a voltine su mensole, si giunge al chiostro. Le pareti del chiostro sono
arricchite dalla Meridiana (della seconda metà del XVII)
e dai coevi Busti dei fratelli Lanfranchi, mecenati del seminario,
di Marco Malvini Malvezi, finanziatore della costruzione, e di
monsignor Antonio del Ryos, che contribuì al disegno
urbano dell’intera piazza.

Da un lato del chiostro si può accedere al Centro Carlo Levi
dov’è possibile ammirare un’ampia collezione ti tele dell’artista
torinese, fra le quali: “”Il comizio di Rocco Scotellaro“”,
le “”opere del confino“” e la “”Tela lucana del
1961
“” presentate a Torino per il centenario dell’Unità
d’Italia come celebrazione del mondo contadino e della vita della Basilicata.

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