Nel nostro piccolo centro, che giace ai piedi del Monte Sirino e gode della bellissima vista sulla vallata del Noce, purtroppo dobbiamo constatare, ancora una volta, che i problemi archeologico ed ambientale sono trascurati e non presi nella debita considerazione.
Nelle nostre zone in particolare, ma in tutta la Basilicata, l’interesse per codeste problematiche, negli ultimi decenni, è cresciuto e si sono intensificate le ricerche e sono stati stanziati nuovi fondi per sovvenzionare scavi e ricerche storico-archeologiche.
Le scoperte si susseguono una dopo l’altra e le pubblicazioni hanno luogo con una facilità estrema grazie anche al contributo della regione.
Per citare solo alcuni casi: a Rivello gli scavi e i ritrovamenti a “Serra Città” procedono con celerità ed efficacemente; a Latronico,in località “La Calda”, presso le terme i rinvenimenti di sepolcri e di materiale archeologico e gli studi di paleontologia sugli affreschi preistorici delle grotte site nel medesimo luogo continuano con ottimi risultati e senza intoppi; a Rotonda e a Castelluccio, infine , dopo la localizzazione dell’antica Nerulum, oggi le ricerche continuano speditamente. Questi sono soltanto alcuni esempi della mobilitazione che la regione sta subendo a causa delle ricerche archeologiche; purtroppo a Nemoli, centro interessato per la presenza rilevante di materiale fittile e cocciame risalente ai secoli  V, VI a. C., non c’è alcun interesse in tal senso nè da parte della comunità nè da parte della giunta comunale e del sindaco nè tantomeno da parte di esterni.
Nessuno, dunque, si interessa a queste cose in questo paesello lucano?
Non è proprio così: da qualche tempo a questa parte è sorto un interesse crescente per il problema archeologico, unito al problema storico delle origini e al problema geologico, fonte insostituibile per la localizzazione dei siti di una certa importanza e per la ricostruzione paleogeografia del territorio.
Alcuni ragazzi mossi dal desiderio di conoscere la storia del loro paese e da una curiosità insaziabile hanno cercato di dare una risposta agli interrogativi nati dal dialogo con i nonni e con i padri: le leggende e i racconti narrati davanti al fuoco durante l’infanzia di questi giovani hanno alimentato ed arricchito i loro sogni, finalmente, oggi, hanno preso coscienza della “subcultura” che si celava in fondo a quelle leggende nate dalla tradizione e dal folklore popolare, ma pur sempre rispondenti a qualcosa di veritiero.
Confidando nelle loro possibilità, questi ragazzi, hanno contattato alcuni adulti del paese per poter avere maggiori informazioni e per coinvolgere in un progetto ad ampio respiro qualcuno in possesso già di una conoscenza scientifica in materia e competente in proposito.

Queste persone hanno dimostrato fin dall’inizio di essere interessate seriamente al problema e si sono fatti coinvolgere nel progetto di creare una certa attenzione per le zone interessate archeologicamente nel comune di Nemoli.
Chiariamo bene: dal momento in cui si è iniziato a discutere di questi argomenti non si sono effettuati nessun tipo di scavi nè scoperte sensazionali, ma si è cercato di localizzare luoghi interessati mediante sopralluoghi mirati in zone nominate in alcune pubblicazioni locali e nelle storie raccontate dai vecchi.

Da questi sopralluoghi si è arrivati ad alcune conclusioni:
1) – In zona Campo Sportivo vi era certamente un insediamento indigeno risalente al VII, VIII secolo a.C. e precisamente si può ipotizzare ad un luogo di passaggio non importante, ma molto interessante per noi, poichè durante gli scavi per la costruzione del campo sono state rinvenute numerose tombe costruite con mattoni di terracotta, sono stati ritrovati anche resti di ossa umane e cocciame di vario genere: grezzo e colorato di nero.
2) –  In seguito ad un sopralluogo in zona Calanga Rossa si è dedotto che non vi era alcun insediamento o addirittura santuario come si narra nelle leggende e come sostiene molto cautamente, in verità, la Bottini in una delle sue ultime pubblicazioni. Quindi il santuario gemello a quello di zona Colla a Rivello, dove sono state ritrovate tracce di un culto religioso nel quale si venerava la stipe femminile, non trova collocazione in questa zona impervia e franosa, ma sicuramente si potrebbe individuare nel territorio nemolese.
3) – Si è giunti alla conclusione che in passato, quando il lavoro dei campi era più sviluppato e l’edilizia non aveva ancora mosso le terre vergini, i contadini, i cacciatori, i pastori e chiunque si avventurasse per i boschi ritrovassero frequentemente oltre al cocciame di color rosso presente in tutta la zona abbondantemente, anche bronzetti di media misura raffiguranti donne o bimbi (chiamati dalla gente del posto “bambinelli” o “muccilielli”) e soprattutto si ricorda ancora oggi il ritrovamento sensazionale da parte di un cacciatore di un “Torello” in bronzo finemente lavorato (testimonianza forse di un culto per una stipe maschile), che fu fatto pervenire prontamente al Museo Nazionale di Potenza dal Prof. Giovanni Ferrari, a cui era stato affidato l’oggetto, e comparso anche sulla copertina dell’elenco telefonico di qualche anno fa.

Ora, giunti a queste conclusioni, si può sostenere che nel territorio di Nemoli erano presenti numerosi insediamenti dei quali il più importante doveva essere senz’altro il non ancora localizzato “Santuario”. Avendo potuto constatare che il nostro patrimonio culturale è ricco quanto quello degli altri paesi della zona e visti i tutt’altro che deludenti risultati ottenuti solo con un po’ di buona volontà ed impegno e nient’altro, vorremmo incoraggiare in primis la comunità ad interessarsi maggiormente a questi problemi e poi vorremmo cercare di sensibilizzare la giunta comunale ed il sindaco, affinchè si discuta dei beni culturali di cui è in possesso Nemoli e si porti un progetto serio di intervento sul territorio alla regione Basilicata.
Il nostro desiderio è quello di arricchire il nostro paese culturalmente e di creare un gruppo di persone veramente interessate al problema geo-archeologico e pronte a sostenere le iniziative e gli oneri che in futuro si verranno a creare.

E’ essenziale, però, per rendere possibile un simile progetto, che tutta la comunità partecipi e affidandoci al senso civico di ogni onesto cittadino nemolese confidiamo nella loro collaborazione: siamo certi, infatti, che molti hanno ritrovato numerose e preziose statuette di bronzo ed altre suppellettili, preziose si, ma dal punto di vista culturale e locale.
Per questo motivo speriamo che l’egoismo individualista non vinca il senso di solidarietà profondo e radicato, che è stato sempre presente nella nostra gente.

Questo materiale potrebbe servire un domani a render possibile l’allestimento di un museo archeologico permanente a Nemoli come è stato possibile a Rivello, dove sono custoditi tra l’altro molti reperti proveniente dal territorio nemolese…

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