Sos Lucania sull’interrogazione Sen. Bonatesta relativa al caso del giornalista della Rai di Basilicata, Renato Maria Cantore: lo strano sistema di non dare la notizia ma solo le reazioni e false smentite

Il balletto delle dichiarazioni di solidarietà per il giornalista Cantore ed il gioco al massacro per il sen. Bonatesta hanno dell’incredibile.
Accade persino che ad un caporedattore, dato, anche da organi di stampa nazionale, in quota centro sinistra, non giungano attestati di solidarietà da alcun parlamentare dell’Ulivo ma addirittura e stranamente da un deputato di Forza Italia, l’on. Gianfranco Blasi. Sembra di essere ritornati al gioco delle “convergenze parallele“.
Accade anche che, mentre nessun organo di stampa spiega cosa ha chiesto legittimamente il sen. Bonatesta, si pubblicano dichiarazioni che evitano di fornire una smentita chiara e circostanziata sui fatti esposti dal parlamentare.
Ma come è possibile essere così puntuali nel manifestare e riportare lo sdegno ma non l’evento che lo ha provocato? E, ancora: perché nessuno e neppure il sig. Cantore, nel suo stesso interesse, smentisce quanto affermato dal senatore Bonatesta circa i rapporti personali e societari tra il giornalista ed i titolari delle imprese che lavorano o hanno rapporti con società coinvolte nella c.d. Tangentopoli Lucana.
E perché nessuno, Cantore compreso, smentisce Bonatesta e l’Associazione Sos Lucania nella circostanza che la Rai di Basilicata non abbia fornito i nomi degli imprenditori potentini arrestati per tutta la mattinata del 28 maggio 2002, fino ai TG regionale e nazionali delle ore 15, ed abbia tagliato nel Tg regionale i servizi sul filone appalti Eni-Agip?
Sos Lucania ha sempre denunciato la parzialità e la faziosità dell’informazione della Rai di Basilicata sulla questione petrolio e ciò è stato evidenziato in più occasioni anche da altre associazioni ambientaliste, fino ad interessare la commissione di vigilanza della Rai. Oggi, l’interrogazione dell’On. Bonatesta mette in luce un risvolto molto più inquietante e se dovessero risultare vere le circostanze riportate nella sua premessa circa le modalità usate dalla redazione televisiva nel dare (o non dare) la notizia, si tratterebbe non già di libertà di stampa ma di uso “troppo personale” del servizio pubblico televisivo.
Chiediamo, pertanto, alla magistratura di intervenire, accertando e perseguendo eventuali illeciti che dovesse ravvisare.
Analoga richiesta, in piena sintonia con il sen. Bonatesta, formuliamo alla Commissione di Vigilanza Rai, alla Rai e all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, perché facciano quanto è nelle rispettive sfere di competenza.

 

 

 

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