E’ cresciuta quest’anno la partecipazione al Premio Letterario ‘Poesia a Chiaromonte’. In esclusiva i versi delle opere premiate

“La poesia ci salverà”: con queste parole Ferlighetti l’ottantatreenne poeta della Beat Generation, ha incantato qualche giorno fa la folla di Bergamo e Brescia. E che la poesia, quest’arte considerata tanto inutile quanto necessaria, stia crescendo e  stia fortificandosi soprattutto nel “sottobosco”, nella “Letteratura in erba”, tra i giovani per intenderci , lo sanno bene le tante giurie dei premi letterari nazionali che aumentano di anno in anno, e che, come nel caso del Premio Letterario di Chiaromonte, si confermano appuntamenti sempre più consolidati e attesi dai tanti autori che fanno pervenire opere dall’intera penisola.

L’organizzatore e ideatore del Premio, Massimo Sassano fa presente che sono circa 200 le liriche pervenute in quest’ultima edizione. E che questi autori non siano dei semplici “poeti della domenica”, lo ha ben specificato il Presidente della giuria Francesco T. Armenti, nella serata di premiazione del 29 agosto, svoltasi a Chiaromonte presso il Centro Visite “Monsignor Vozzi”. Servono a testimoniarlo  la profondità d’ispirazione, il dominio tecnico del verso, l’affannosa ricerca di forme nuove: elementi che mostrano che chi scrive ha già compiuto un  avanzato percorso di scrittura poetica.
Segno inequivocabile che la poesia ha futuro, ha ritenuto di poter affermare proprio chi vi scrive, in quella stessa serata.

Il primo premio, della sezione in lingua, è stato assegnato all’opera “So che tu leggi le mie parole scritte” di Sergio Barbieri di Voghera (Pv), la poesia composta da versi lunghi è un vero e proprio viaggio che tende a recuperare gli anni dell’infanzia innocente e avara, attraverso  parole affidate ad un lettore ideale: “quelle parole dei paesi della purezza/ e della prima onesta povertà/ quando si cercava di cogliere il tempo/ rimasto appiccicato alle pareti/ e che potevamo strappare con le unghie/ per gustare il suo sapore di frutta negli armadi/…/ di sogni gettati in stradine di erba/”.
Il secondo premio è andato invece all’opera “Nottambuli” di Benedetta Aleotti di Fiesole (Fi), poesia dal verso breve e dal sottile sarcasmo, che fonde al suo interno, in un gioco metamorfico alla maniera kafkiana, l’anima del poeta con quella del gatto: “… fino a che/ il mattino/ ci sorprende/ gatti tignosi/ scampati ai pneumatici stridenti/ del traffico dell’ora di punta/”  E ancora:  “ –  il mondo/ appartiene al giorno/ – i nostri palazzi incantati/ bidoni maleodoranti/ che la notte di velluto/ trasfigura/ per i suoi figli maledetti.
Terzo premio assegnato invece all’opera  “Vite” di Eliana Perotti di Novara, che cela nei suoi versi una misteriosa storia d’amore protesa verso un forte senso ciclico del vivere: “… E già la rugiada/ ricopre il velo appassito della sposa/ che legge nell’iride dell’amato la sua stirpe/ che gonfia di stupore/ chiede d’esser assolta.”
Non meno importanti le numerose segnalazioni di opere, che senz’altro avrebbero meritato qualcosa di più, se non vi fosse stato l’obbligo di classificare le stesse, come è accaduto per “Poeta d’inverno” del giovane Andrea Innocenti di Vicenza presente alla premiazione, che come altri poeti premiati e presenti ha personalmente recitato i suoi versi,: “…e sfuma la pallida luna tra le anime consunte/… / e tutto è avvolto, coperto, arreso, sonante/ ed è l’antico cantico del marcire di una foglia/”

La seconda sezione dedicata alla poesia in vernacolo, è quella che più impensierisce gli organizzatori e gli esperti per l’esiguo numero di opere pervenute. A detta del Prof. Giovanni Percoco, componente autorevole della Giuria e massimo esperto e cultore dei dialetti regionali ( non va dimenticata la sua collaborazione con  Rainer Bigalke , Professore all’Università di Osna Bruck), sono tanti i dialetti della Basilicata, un arcipelago di parlate, contaminate però dalle interferenze della lingua italiana: processo che ha portato col tempo alla diffusione di “parlate ibride”.
Il primo premio è stato nuovamente assegnato al giovane Francesco A. Arleo, di San Chirico (Pz) con l’opera “Viénte” (vento), già autore di altre opere premiate e di  pubblicazioni di versi dialettali. Il giovane poeta coltiva con passione il suo talento nella città di Roma dove lavora e vive,  recitando spesso i suoi versi in rinomati caffè letterari  della capitale, frequentati da noti uomini della letteratura italiana. E’ già pronta per la stampa la sua prossima raccolta di versi,  che sarà curata nella prefazione dal noto e insigne poeta dialettale  Franco Loi e stampata dalla pregiatissima casa editrice Lietocollelibri. La furia del vento che ispira il viaggio in Arleo,  non è semplice riconduzione ad un luogo fisico, ma è certamente slancio corrugato  verso un altrove dell’anima: Cò mène nd’ò sacchètte/ o notte nd’ù vièrne: /Criste cume fische u tièmbe, n’da ste mure/ cume n’do manche sciùllète, u viènde/…” (Con le mani nelle tasche/ le notti in inverno/ “Cristo come fischia il tempo, tra le mura/ come nelle mie coste diroccate il vento/ Dove mi nascondo?/ Dove scappo? Poi mi dicono: sei giovane!/ Ma io mi siedo in mezzo al letto/ e certe volte penso a un bel fatto/ e poi bestemmio:/ che da nessuna parte posso tornare.)
Il secondo premio è stato invece assegnato all’opera “Al mio paese” di Terry Viaggiano di Torino, che attraverso il ricordo del proprio paese ripercorre l’intera geografia del vivere il tempo: “… agg scòrdot/ chidd leuc pzznenn/ d l veii, cha m/ dinn com nò/ suenz d pac/ “ ( ho scordato/ quelle luci fioche/ delle vie, che mi / davano come un/ senso di pace).
Il terzo premio è stato assegnato all’opera “Dopp tant’ann” (Dopo tanti anni) ad Italia D’Onofrio di Vaglio (Pz), che attraverso un omaggio alla figura materna, ripercorre la sua vita, in cui nel tempo non muta l’identità della madre anche se la stessa stenta a riconoscersi: “Par ca mo la vegg’/ quann s’abbndava/ sova lu scalon’ d’ naz’ ngasa/ a ciutculià cu la cummara soia!/ Tra tutt’e ddoi’ nun sacc’ chi dicia chiù parol’.”
Della sezione giovani è  invece stata premiata l’opera “Puoi sentirmi” di Elena Monti di Roma, per la sua compiuta esposizione e per la matura coscienza del sentimento che i versi mostrano:” Ho rincorso/ sfinita/ l’arabesco del giorno/ riflettere/ nelle tue mani/ intagli di argentea pioggia/ tra labbra screpolate/ da risate di vita bambina/…E ancora sensualità e sospensione : “Ti ho visto /solitario/ disegnare/ in ogni mio respiro/ una scaglia/ del tuo piacere.”
Il secondo premio è invece andato alla lirica “Il Piano” di Giulia Marcolin di Pordenone, dai versi lunghissimi che esplorano tutta la storia dell’anima della stessa autrice attraverso una rara ricchezza espressiva: “Ma tu conoscerai come nessuno/ Il nodo tra le corde del silenzio/…/ E tu conoscerai l’invisibile pianoforte/ della luna, quello pudico del mistero,/ quello egoista della fortuna, quello/ Ammalato del destino./”
Terza opera premiata “ Verba vacua”, di Cesare Sposetti di Rettorgole (Vi), appare dominato dal daimon della poesia che invade l’animo del poeta: “Cammino solo/ per le varie strade/ del mondo/ così mi sembra/… se potessi, poesia/ farei a meno di te/ amerei finalmente/ come un cane/ il suo Padrone/.

Con questi versi gli organizzatori e i componenti della giuria salutano i lettori ed invitano i tanti autori di poesie a partecipare alla prossima edizione del Premio letterario “Poesia a Chiaromonte”. Si  incoraggiano così i  giovani a persistere nell’opera di studio e di ricerca intrapresa, per migliorare il  proprio talento, e perché la poesia ritrovi la propria misura, umile e totale, di respiro della vita, di teatro dello spirito, dove la parola poetica possa essere luce della realtà, nella sua funzione tradizionale di “ponte” attivo fra tempo ed eterno, fra coscienza e mondo.

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