al termine del vertice mondiale di Johannesburg

AMREF, la principale organizzazione sanitaria indipendente con base in Sud Africa fatta di uomini e donne africani, e Legambiente la più grande associazione ambientalista italiana, hanno prodotto uno straordinario film-documentario “Baba Mandela“, per denunciare il circolo vizioso tra povertà malattie e distruzione dell’ambiente. E mostrare che un altro mondo è possibile. Anche in Africa. Il film, diretto da Riccardo Milani e prodotto da BiancaFilm e Albachiara è stato trasmesso da Rai Tre ieri sera, 4 settembre, giornata conclusiva del vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile – o come qualcuno preferisce – durevole.

La guida TV che informa sulla programmazione  sintetizza “…documentario su un orfanello di Nairobi il cui sogno è scrivere a Mandela“: e solo su questa frase si potrebbe aprire un dibattito sui significati delle parole “sintesi” e “riduzione” nel contesto della comunicazione…ma non è questa la sede e l’intento di tale scritto, forse.
Vi invitiamo a leggere la lettera che Kevin, il bambino sudafricano protagonista del viaggio attraverso questo continente a noi vicino, più di quanto pensiamo, invitiamo la RAI a trasmettere questo documentario quando bambini e bambine sono svegli, rimandando, anche solo per un giorno, la programmazione dei soliti “cartoni”. Invitiano genitori, educatori e formatori a proiettarlo nelle scuole. Perché cresca la consapevolezza, “..mancata a Johannesburg” (così recita il cronista dello speciale trasmesso in TV) che la lotta alla miseria e la difesa dell’ambiente devono essere due facce della stessa medaglia. Perché domani, a giudicare dai dati emersi a Johannesburg, Kevin potrebbe chiamarsi Andrea, Gerard, Paul, Vania, Akiko e tanti altri ancora… Allora, buona lettura.

“…Caro Mandela,
ho viaggiato un po’ e ho conosciuto l’Africa, e ho visto tante cose…
Ho visto gli abitanti dei villaggi ai quali fanno la distribuzione del cibo con gli avanzi dei paesi ricchi, ho visto un disabile aiutare gli altri disabili ad avere una vita normale, ho visto una donna che mettere insieme i rami degli alberi per raccogliere l’acqua, ho visto un pescatore che non potrà più pescare perché l’acqua del lago è sporca.
Ho visto uno squatter costretto a tagliare gli alberi e a spostarsi tutta la vita per cercare un pezzo di terra da coltivare; ho visto un ragazzo dall’altra parte di un canyon, scavato dalla forza dell’acqua,  che scende dalle montagne senza incontrare più alberi.
Ho visto un Masai che tenta di resistere a tutto ciò, che mette in pericolo il suo popolo. Ho visto una bambina senza genitori che mi piaceva tantissimo ma nno sono riuscito a dirglielo.
Io, caro Mandela non sono una delle persone, che ho visto nel viaggio, attraverso la mia terra sconosciuta, perché non ho gli stessi problemi. Ma forse i miei genitori sì. E mi sarebbe piaciuto conoscerli. Io mi sento un bambino normale, anche se non so se la mia casa a Kibera è una casa normale.
Forse potrebbe essere un po’ meglio.
Intanto caro Mandela , ho imparato a leggere e scrivere e già così mi sembra un po’ meglio.  Perché di cose belle ne ho scoperte tante.
Ho scoperto le montagne, la neve, le foreste. Ho scoperto terre immense e gli animali che ci vivono.
Ho scoperto gente bella che sorride e saluta sempre e che fa cose belle. Ho scoperto che gli Africani fanno una sola cosa: camminano.
Ho scoperto anche che qui ascoltano bella musica, anzi la sanno proprio fare e la sanno anche ballare. Adesso sto per mandarti questa lettera, in questo posto dove vivi tu, che si chiama Sud Africa. Io non so se è un’altra Africa ma ho capito che qualcosa non va anche lì.
Qualcuno però mi ha detto che anche lì si sente buona musica; e a me caro Mandela, la musica piace proprio tanto.
Ciao. Kevin ” .

 

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