Nello stagnante e mercificato contesto della musica nazionale, spesso le novità più valide ed interessanti emergono non dai grossi centri urbani ma da piccole località di provincia, in ambienti abbastanza emarginati dai grossi circuiti musicali e culturali. Ed è forse per ovviare alla mancanza di stimoli che molti giovani sentono la necessità di emergere e di affermarsi, nonostante le situazioni non favorevoli ed il disinteresse delle istituzioni.
Fa piacere, quindi, constatare come anche nella città di Potenza sia nata una realtà musicale energica ed interessante capace di imporsi in un mercato che è anche e soprattutto internazionale.
Gli Obscure devotion, infatti, sono uno dei gruppi più validi nel panorama black metal italiano e non solo italiano: il loro primo cd (Son of a dayless night) ha avuto ottime recensioni in tutto il mondo ed attualmente il combo è senza dubbio tra i capifila della musica estrema regionale e meridionale in genere. Merito senza dubbio del loro sound, violento e melodico al tempo stesso, che riesce a far tesoro dell’esperienza di gruppi provenienti dall’area nordica reinventando con personalità e tecnica uno stile personale.
La giovane età dei componenti non deve trarre in inganno: i ragazzi del gruppo hanno idee e professionalità e la determinatezza necessaria a far capire che la musica in Italia e nel Sud può e deve saper guardare oltre i festival e le tradizioni popolari.
Di tutto questo (e di altro) abbiamo parlato con Roberto Tursi: chitarrista e portavoce del gruppo.

Innanzitutto, un po’ di storia…
Il gruppo si chiama Oscure devotion. Siamo in attività dal giugno del 1996. La nostra è una two men band (gruppo formato da due elementi): ci sono io, Roberto Tursi, in arte Cabal Dark Moon, alle chitarre e ai backing vocals e Davide Tantone, in arte Kobalt Black Sky, al basso e alla voce. Nel 1997 abbiamo registrato il nostro primo demo (Dark melodies for sunset) contenente 5 pezzi, realizzato con un sequencer elettronico al posto di un batterista. Il demo ci ha permesso di firmare un contratto con la Elegy Records, etichetta che si interessa di gruppi underground metal. Nel dicembre 1998 abbiamo registrato il nostro primo cd (Son of a dayless night).
Recensioni ottime, soprattutto all’estero, anche perché l’Italia per quanto riguarda il metal non è tra le nazioni più ferrate. Dopo il disco abbiamo continuato a suonare avvalendoci della collaborazione del batterista Walter Basile (presente anche sul disco) che all’epoca suonava in un altro gruppo potentino, i Black Sunrise, ormai discioltisi. Attualmente siamo l’unico gruppo black in Basilicata ad avere un contratto. E in virtù di esso quest’estate dovremmo rientrare in studio per registrare il secondo album. Quello della consacrazione. Anche perché stiamo suonando avvalendoci di Sandro Laurenzana, ex batterista degli Undertakers di Napoli, gruppo che ha suonato con gruppi noti in tutto il mondo come i Cannibal Corpse.

Quale è il vostro concept?
A differenza di tutti o quasi i gruppi black metal, noi non ci definiamo satanisti. Sono cose che non ci toccano. La religione non ci interessa, di qualunque tipo essa sia. Io personalmente sono ateo, pur avendo ricevuto battesimo e comunione come tutti quelli che vivono in Italia, paese forse troppo succube della religione cattolica. Nutriamo solo un profondo rispetto nei confronti della morte, la realtà ineluttabile con cui tutti dovremo fare i conti.

I vostri testi, mancando la tanto pubblicizzata adesione al satanismo di tanti gruppi, di cosa trattano?
Dato che sia io che Kobalt siamo amanti della poesia, i nostri testi rispecchiano questo interesse. Quelli che scrivo io, comunque, sono di natura autobiografica e utilizzando forme metaforiche cerco di comunicare i miei stati d’animo e le mie sensazioni. Per quanto riguarda Davide i suoi testi si rifanno alla mitologia e a tematiche fantastiche. Il testo di My cristal land, presente nel nostro cd, inoltre, anche se può sembrare strano, parla d’amore. È una ballata black metal su un amore che da puro e profondo si è poi rivelato essere una delle tante fregature che la vita riserva un po’ a tutti. Essendo persone con un animo forse più profondo rispetto alla massa siamo un po’ come delle fornaci in cui gli stimoli e le sensazioni sono in continua rivoluzione. Sono comunque i testi di due ragazzi normalissimi, anche se a leggerli parrebbe tutt’altro, con una grande passione per la musica.

Quali sono i gruppi che vi hanno influenzato maggiormente?
Per quanto mi riguarda, ascolto metal da quando avevo nove anni. Ho cominciato, come un po’ tutti, con gli Iron Maiden. I gruppi che mi hanno spinto a diventare un chitarrista e fare musica mia sono comunque quelli della scena death e brutal death come Stayer, Sepoltura, ecc. Mi sono spostato verso il black nel 1996 ad un anno di distanza dalla pubblicazione del primo album degli Emperor. Il disco in questione mi ha fatto capire cosa sia davvero il black e mi ha aperto nuovi orizzonti. Per quanto riguarda Davide, ha iniziato ad ascoltare metal nel 1994 sempre con i Maiden. Lui si è avvicinato prima di me al black grazie ai norvegesi Immortal, autori di una musica molto più estrema. Guardiamo con interesse anche a Marduk, At the gates… ci piace anche contaminare con il classico heavy metal per ottenere un sound quanto più possibile originale.

Che vantaggi e disagi può avere un musicista in un ambiente come la Basilicata?
Dalle mie origini lucane traggo “la capa tosta”. La determinazione ad abbattere ogni ostacolo che si frappone tra me e i miei obiettivi. È una cosa propria di chi, come noi lucani, ha da sempre dovuto lottare. Le difficoltà, comunque sono molte. Viviamo in una terra eccessivamente e sterilmente legata alle proprie radici. Che sono sicuramente interessanti e degne del massimo rispetto, ma che alla fine finiscono per soffocare altri stimoli provenienti da altre culture, impedendo il progresso e l’innovazione.

E in Italia?
In Italia credo che le cose non cambieranno facilmente. Nel metal, la scena, la distribuzione e la stampa, spesso sono gestite da gente che per varie ragioni non è molto competente. Basti pensare che una delle testate più famose a suo tempo ci recensì come degli epigoni dei Manowar, gruppo che non mi è mai piaciuto e dal quale siamo distanti anni luce. Evidentemente chi ha recensito il disco non lo ha neppure ascoltato: ha visto la copertina che richiama ad un certo concept epic e subito ci ha bollati come power…

Anche la mentalità locale non aiuta molto…
E’ vero. Quando avevo sedici anni cominciai a girare con un cappotto di pelle lungo. La gente pur rendendosi conto che ero un ragazzino, mi guardava come se fossi un delinquente.

A questo punto sorvolo su una domanda che avrei voluto farti circa il rapporto con le istituzioni locali…
Più che pessimo, il rapporto è inesistente. Nonostante tutto il lavoro fatto ed i risultati ottenuti, questa gente continua a far finta che non esistiamo, che non esista il metal. Spesso capita che enti pubblici finanzino iniziative con gruppi e gruppuscoli spesso mediocri che si dedicano, ad esempio, alla tarantella, lasciando completamente da parte realtà come la nostra. Forse anche per una paura del tutto ingiustificata: il metal è da sempre associato all’alcol e alle droghe, che forse circolano di più nelle discoteche che non nei backstage di un concerto. Purtroppo, però i luoghi comuni continuano e passano di bocca in bocca. Quando poi qualcuno si interessa è solo per fare soldi, per sfruttare la voglia di suonare e di esibirci dal vivo e per trasformare tutto in una carnevalata.

Tante difficoltà, ma poca voglia di demordere.
Noi no. Suoniamo dal 1996 e anche nei momenti di forte attrito io e Kobalt siamo riusciti ad andare avanti e sappiamo di essere persone che quando si prefiggono un obiettivo riescono a raggiungerlo. Abbiamo composto il demo e firmato il contratto ad appena 17 anni. In Italia siamo stati forse i più giovani e questo per noi è un motivo di orgoglio ed un incoraggiamento ad andare avanti.

E la scena potentina?
Adesso si è un po’ spenta. Io personalmente ho sempre cercato di supportare e di aiutare la scena. Purtroppo per pressioni provenienti dalla famiglia o per motivi di studio molti hanno abbandonato tutto.

Progetti futuri?
Attualmente stiamo mettendo a posto tutti i tempi di batteria del nuovo cd. Ed è una grande soddisfazione perché il nuovo acquisto è un professionista con una preparazione eccezionale. Quando avremo terminato andremo a Roma al Temple of Noise, l’unico studio italiano davvero adatto a fare metal. Il disco sarà composto da nove brani. Questo sarà l’ultimo contratto con la Elegy e speriamo che ci permetta di farci notare da etichette più grandi. Grazie ai contatti di Sandro contiamo di fare date all’estero, soprattutto in Germania dove l’interesse è molto forte. Il mio sogno, comunque, è quello di andare in Svezia o in Norvegia, magari per mostrare che anche in Italia si può fare della buona musica.

Dicevi che avete intenzione di fare date in Europa, ma non hai citato il nostro paese. Perché privilegiare l’estero?
Dipende dalla miopia imperante. Anche dei gestori che nelle grandi città abitualmente organizzano questo tipo di concerti. A loro non conviene spendere molto per un gruppo come il nostro che comunque ha all’attivo un disco e un contratto; preferiscono chiamare un gruppo locale, magari meno bravo e conosciuto e al quale non devono pagare anche le spese di viaggio.

E’ un peccato visti anche i buoni riscontri che avete avuto.
E’ vero. Il disco in Italia è andato bene e molta gente mi ha contattato sperando di poterci vedere dal vivo. All’estero questa mentalità non c’è ed il peso che viene dato a questo genere di musica è maggiore. Suonare in Germania significa avere articoli e recensioni su testate non solo specialistiche che fungono da cassa di risonanza.
Il prossimo disco in Italia, ad esempio, non sarà distribuito da nessuno perché molte case spesso mostrano di promuovere la scena italiana solo sulla carta.

Ti lascio uno spazio tutto tuo… parole in libertà…
Innanzitutto mi rivolgo a chi leggerà quest’articolo. Le parole che avete letto sono state dette da un ragazzo come tanti. Lasciate perdere tutte le voci che dipingono i metallari come dei drogati o dei satanisti. Quella è solo una facciata messa su da chi non ha idee e cerca di attirare il pubblico con pose più o meno estreme.
Il consiglio che mi viene da dare a tutti è che, al di là della musica che ascoltiate, bisogna andare al sodo e riscoprire i rapporti umani, quelli veri. In un’epoca così disgregata come la nostra, sono solo i rapporti umani ad impedirci di essere soli e a consentirci di andare avanti. Ai metallari dico solo di stringere i denti e di continuare sulla propria strada. Per il resto, come dico a tutti i miei amici: “facit’ i brav’”.

Non possiamo che associarci all’invito di Roberto Tursi, persona cordiale e disponibile, che, con l’altrettanto bravo e competente Davide Tantone, è parte di un progetto musicale realmente nuovo ed interessante. A loro va il nostro augurio di continuare l’attività con lo stesso coraggio dimostrato fino ad ora.

Per contatti: Roberto Tursi 348 9048065; Davide Tantone 3392593039

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