[…continuaNell’affrontare il problema delle infrastrutture vanno tenuti presenti due profili della questione inscindibili fra di loro, e cioè quello dell’efficienza e quello dell’efficacia delle infrastrutture.
Sotto il primo profilo va sottolineata la discrepanza tra lo sforzo finanziario dello Stato e l’attuale dotazione infrastrutturale del Mezzogiorno, sia sotto l’aspetto quantitativo che sotto l’aspetto della funzionalità di tali opere.

Il Mezzogiorno è pieno di opere iniziate e non ultimate, di opere costate quattro cinque volte tanto quanto dovevano costare, di opere realizzate ma non funzionanti (o mal funzionanti) perché non connesse alla rete o perché non ben mantenute . Diventa indispensabile, allora, da qui in poi, garantire in via prioritaria l’efficienza della spesa per infrastrutture, sia attraverso un continuo monitoraggio delle opere (da effettuare anche dopo la loro realizzazione) sia attraverso un maggiore coinvolgimento dei privati nella loro realizzazione e gestione attraverso il meccanismo del project financing (tale meccanismo, infatti, assicura la massima funzionalità delle opere, poiché da essa dipende la possibilità per i privati che hanno ottenuto l’appalto e la concessione di rientrare nelle spese non coperte dal finanziamento pubblico).

Ma ciò che soprattutto va curato, in merito alle infrastrutture, è la loro efficacia, la loro capacità, cioè, di essere funzionali allo sviluppo e non di ostacolo ad esso. Vanno allora, finalmente, realizzate quelle infrastrutture (e solo quelle) la cui assenza o carenza qualitativa è di ostacolo alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo e alla vita civile. Ciò presuppone una elevata capacità di analisi e studio dei fabbisogni e delle necessità, una grande capacità di orientamento e funzionalizzazione ai grandi obiettivi strategici dello sviluppo del Mezzogiorno, e una grande capacità e responsabilità di scelta. In tale prospettiva sono individuabili da subito gli interventi prioritari, poiché assolutamente strumentali e perciò indispensabili a qualsiasi ipotesi di sviluppo di tale area, e cioè: il potenziamento della Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento della rete ferroviaria, la realizzazione di un sistema di trasporti via mare, il potenziamento del sistema aeroportuale del Sud.

Non c’è alternativa, se veramente vogliamo dare il nostro contributo ad una prospettiva di futuro migliore per il Mezzogiorno e per il Paese. E il costante aumento del volume di traffico mette continuamente alla prova la pianificazione e le infrastrutture dei trasporti. Per farvi fronte, la politica dei trasporti deve  ispirarsi al principio della sostenibilità, ovvero ad uno sviluppo delle infrastrutture che consenta di fornire la necessaria mobilità in maniera economicamente efficiente e sostenibile, sempre ricordando che, nello spirito del servizio pubblico, tutte le fasce di popolazione e tutte le regioni del Paese hanno diritto ad un sistema di trasporti funzionante. La libertà di movimento non deve essere un privilegio per pochi. I buoni collegamenti a livello nazionale ed internazionale favoriscono lo sviluppo economico e sono un fattore determinante di concorrenzialità. Con queste premesse è indispensabile che le infrastrutture dei trasporti ben si inseriscano nelle reti europee di trasporto, in quella ad alta velocità delle ferrovie, per esempio, o mediante accordi per il trasporto combinato strada-rotaia. Allo stesso tempo, devono essere meglio combinati i vantaggi offerti dai diversi modi di trasporto.

In questi ultimi tempi, come ogni anno nel periodo estivo quando il movimento sulle autostrade aumenta,  si è molto discusso di interventi per il Sud. Non è necessariamente un buon segno. Questo dà a molti la spiacevole sensazione che il problema sia quello di sempre: dare un po’ di soldi ai meridionali. Il problema principale dello sviluppo economico invece  non è quello di compensare le imprese per gli svantaggi che subiscono operando al Sud, ma, gradatamente, progressivamente, semplicemente, eliminarli. Il problema principale è concludere in tempi certi i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno Reggio Calabria e contemporaneamente dare garanzia agli imprenditori che al Sud ci si possa andare in aereo, anche in Basilicata.

Finché ciò non accade, il sistema imprenditoriale del Sud resterà monco  e saranno sempre meno le imprese che al Sud possono venire ad investire. Numerosi Sindaci della Basilicata e della Campania hanno, con altri Amministratori locali, svolto un’iniziativa il 12 aprile scorso, concretatasi in un simbolico presidio di un cantiere dei lavori nel tratto che attraversa il Comune di Eboli, testimoniando l’attenzione, la preoccupazione e l’interesse delle comunità locali al rapido completamento delle opere di ampliamento della autostrada A3 Salerno Reggio Calabria. In quell’occasione si è voluta ribadire l’importanza di una grande opera infrastrutturale quale la SA/RC, decisiva per il rilancio delle prospettive, economiche e di sviluppo, del Mezzogiorno d’Italia pure insieme ad altre opere indispensabili tese a ripianare il deficit infrastrutturale del Sud d’Italia, che debbono diventare scelta di una politica ordinaria nazionale superando la logica dell’intervento straordinario, recuperando a pieno il vero significato di un federalismo solidale che possa, anche, attraverso modifiche costituzionali. [continua…]

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