Partendo dalla stazione di Maratea incontro un ragazzo che con due valigie mi chiede un passaggio. “Dove devi andare? A Trecchina!”. Lo faccio salire e mi spiega che è di Milano ed ha una casa a Trecchina dove trascorrono le vacanze con tutti i parenti durante l’estate e spesso anche in altri periodi dell’anno.Mi torna alla mente una mia amica romana, di origini trentine, dei miei primi anni di Università, che quando gli dissi che abitavo a Rotonda vicino Maratea, mi raccontò che era stata in vacanza a Trecchina molti anni prima con la famiglia.
La cosa mi fece un certo effetto allora. Mi chiedevo come mai certa gente andasse in vacanza in posti così sconosciuti, anonimi e poco considerati da noi residenti stessi.

Oggi con occhi più maturi e con un po’ di viaggi sulle spalle, mi rendo conto che località come Trecchina (simbolicamente rappresentante qualsiasi altro anonimo paesino del sud Italia) hanno oltre ad una bellezza paesaggistica unica, un fascino ed una magia altrove sconosciuta. Visitandoli rimpiango di non poterli/averli “abitati” tutti.

Trecchina in particolare si presenta posizionata in modo meravigliosa a pochi chilometri dalla costiera Marateota, protetta dagli eccessi dei caldi estivi, in un paesaggio circondato da verdeggianti boschi, dalle rinomate castagne “trecchinese”. Non è lontana dai monti del Pollino o del Sirino. Vicinissima alla Fondovalle Noce che permette di raggiungere in breve l’Autostrada verso Nord o la Calabria tirrenica da Tortora in giù. Insomma una miscela turisticamente esplosiva se saputa accendere.

Ma valorizzare come? Non certo snaturandone il villaggio con alberghi dai cento posti letto in marmi policromi e infissi d’alluminio e plastica e divani in “vera finta pelle umana”, ma semplicemente recuperando le casette “sgaruppate” del medievale centro storico. Sembra un discorso trito e ritrito e sinceramente lo è! Lo sentii fare la prima volta oltre 20 anni fa. Eppure se andate a Trecchina sembra che abbiano cominciato solo ieri. Forse con i “famosi soldi del terremoto”. Non per una vera volontà di politica turistica o di recupero della nostra storia architettonica, ma solo perché ogni tanto la terra in Basilicata trema con relativa benedizione di finanziamenti per prime e seconde case.

In ogni caso il borgo sta cominciando a rinascere, forse in modo indelicato e rozzo, con qualche stortura estetico-architettonica. Ma l’importante che si cominci ad evitare il totale disfacimento dei vecchi edifici, delle mura storte, delle finestre irregolari, dei vicoli stretti.

Mi chiedo a cosa pensassero i nostri amministratori quando parlavano di sviluppo economico per i nostri comuni. La risposta mi arriva nei pressi del Passo della Colla tra Maratea e Trecchina: il Calzaturificio! Risultato: miliardi buttati dietro il miraggio dello sviluppo industriale; il paesaggio di una delle località panoramiche più belle del Tirreno deturpato; disoccupati illusi di un posto fisso e costretti a ripartire.
Intanto interi centri storici (ma anche villaggi recenti come a Piana degli Zingari nei pressi di Cersuta di Maratea) cadono a pezzi e potrebbero essere trasformati in villaggi turistici, creando occupazione duratura e soprattutto (e credo che sia l’elemento più importante) ravvivare, anche se solo stagionalmente, con grida e giochi di bambini, feste, chiacchiere e nuove amicizie la vita delle piazze e dei vicoli.

Ma francamente i ruderi, autentici e non restaurati, mi affascinano: giro la Basilicata per vedermeli uno per uno. Egoisticamente parlando, così mi stanno bene. Ma credo di non rischiare di perdermene qualcuno: ho tutto il tempo che voglio?

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