Ha ancora la forza ed il coraggio di indignarsi e di indignare, Helena Velena. Nonostante gli anni passati a militare nella scena anarco – punk italiana e a rinnovare il panorama culturale nostrano con iniziative di ogni genere: dischi, performance, pubblicazioni, siti internet. Non si stanca e non demorde. Anzi, dimostra un entusiasmo ed una vitalità straordinarie e l’occasione della presentazione del suo nuovo libro passa in secondo piano. Evidentemente non le interessa utilizzare il suo spazio per effettuare attività di promozione.

“I libri si rubano” dice “e rubate anche questo se volete… oppure compratene qualche copia. Il necessario per permetterci di comprare della buona birra” ride alzando una lattina.
Helena dà quindi vita ad un’esibizione in Piazza Mario Pagano che ha il sapore della contestazione più genuina e viscerale.
Spara a zero su tutti: sul governo, sull’opposizione, addirittura su certi circuiti inseriti nella scena no – global. Insomma: nessuno si salva dal suo attacco e dalla sua critica lucida e virulenta.
Accusa il governo in carica di intralciare la libertà di espressione e  straccia una copia di un quotidiano allineato al governo. Ma allo stesso tempo critica i partiti della sinistra italiana denunciandone le manovre incoerenti quando occupavano il potere. Si domanda perché l’allora presidente del consiglio D’Alema abbia appoggiato l’intervento militare in Serbia. E chiede a gran voce se davvero i presenti siano convinti che quella manovra fosse stata imbastita per riportare la pace.

Pone mille interrogativi e risponde a mille domande, svelando le brutture della società italiana e della civiltà occidentale in genere, ponendo l’accento anche sui fatti dell’11 settembre e su tutto quello che nascondono.
Il suo è un intervento di critica politica e sociale e ci fa riflettere sui fascismi palesi e striscianti con cui siamo costretti a vivere, ci rivela come funzionano gli apparati di persuasione ed i giochi economici che sono alla base del potere.
La sua voce transgender risuona alta nella piazza e molta gente, forse incuriosita dal suo look bizzarro, si ferma ad ascoltare. Molti storcono il naso e forse questo è proprio uno dei suoi intenti. Provocare. Ma in modo costruttivo.
Infatti, il pubblico è coinvolto e partecipe e sicuramente è tra i più numerosi delle varie iniziative proposte dal Bookmark.
Coadiuvata da Michele Somma, Helena parla della sua visione del mondo e della cultura e si capisce subito che dietro l’apparenza ed il mood quasi situazionista si nascondono uno spessore, una conoscenza dei fatti ed una competenza davvero straordinari.

Al contempo, Helena Velena è una persona di straordinaria umanità e disponibilità. Pur potendolo fare (a lei, infatti, si devono alcune delle sperimentazioni musicali più interessanti degli ultimi anni in Italia) non assume atteggiamenti di snobismo (così in voga in certi ambienti di contestazione più presunta che vera) e di superiorità e ci regala una chiacchierata informale davvero illuminante.
Ci rivela che finalmente ha ricominciato ha fare musica in prima persona, non limitandosi più, quindi, a dirigere le iniziative della sua etichetta discografica (la Cybercore).
“Presto partirà un progetto musicale dal vivo che porterà alla ribalta sonorità tecno con testi molto radicali” ci dice. “Sarà uno spettacolo molto intenso”. Non ne dubitiamo affatto.

A questo punto le chiediamo se davvero ama il death metal, come ha accennato brevemente durante il suo discorso. “Lo adoro. Una scarica di energia incredibile. Mi piacciono molto i gruppi italiani che fanno questa musica. In particolare gli Undertaker. E non è vero che il metal è una realtà musicale legata alla politica di destra o al fascismo. È solo in Italia che si vive questa concezione.”
La domanda che a questo punto ci viene spontaneo porle è la seguente: “Molta gente passeggiando per la strada si è fermata a sentirti e a vederti. Perché?”.
Fa una risata e risponde: “All’inizio magari si saranno fermati perché incuriositi dalla mia immagine, ma poi sono rimasti. Forse perché si sono resi conto che non dico cazzate.”

Infatti, Helena non dice cazzate, ma solo quello che pensa. “E’ quello che vedo, quello che ci circonda. Una verità schifosa fatta di televisione che ti rincoglionisce e ti chiude la mente e non ti fa vedere le cose come stanno.”
Ed è proprio questo che indigna e spaventa Helena. “Mi spaventano l’ignoranza e la stupidità. Ma soprattutto la chiusura a cui la società ci abitua. Perché ci sono tante persone intelligenti, in tutte le aree politiche… Ci sono persone intelligentissime anche in partiti come AN, con cui sarei disposta ad aprire un confronto. Ma è impossibile perché in molti ragionano con i paraocchi.”
Parole sante, dette da una persona che non sarà mai santa, ma che almeno pensa ed agisce con la propria testa. Dote rara di questi tempi.

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