Tra i tanti personaggi e volti noti che LucaniaNet ha incontrato nel corso di questa edizione del Bookmark uno dei più simpatici e di gradevole conversazione è stato senza dubbio il giornalista Bruno Gambarotta.
Il giornalista che abbiamo avuto modo di intervistare durante una delle pause dei lavori si è rivelato cordiale e disponibile.
Interrogato su quale impressione abbia avuto del capoluogo lucano ci ha risposto di gradirne l’aria buona e l’ambiente.
Riguardo l’iniziativa che lo vede protagonista in svariati spazi afferma: “E’ un alto sud. Una realtà nuova che cresce e si sviluppa. Che cerca di uscire da un isolamento atavico.”

Il giudizio positivo è confermato anche dal fatto che una simile iniziativa che pone al suo centro la lettura e le prospettive ad essa legate non ha molti analoghi in Italia. “Realtà con una tradizione culturale più radicata di Potenza non possono effettivamente vantare esperimenti analoghi in cui vengono discusse le problematiche inerenti la lettura ed il suo mondo” dice il giornalista alludendo in maniera particolare alle sfaccettature legate al mondo della nuova editoria e della divulgazione tramite supporti non convenzionali come e – book ed internet.
“Si tratta di aspetti da tenere in considerazione” continua Gambarotta “che ci devono costringere a riflettere sul futuro del libro. Anche come oggetto fisico. In origine i volumi avevano un costo proibitivo e dalla fine del Medioevo per oltre centocinquanta anni hanno rappresentato anche uno status symbol. Dopo con la maggiore circolazione la prospettiva culturale offerta è cambiata in modo radicale. Oggi viviamo in un’epoca in cui la circolazione di notizie e di informazioni in generale è completamente cambiata e le regole sono state sovvertite”.

Il rimando ai mass media è dunque palese: infatti “Oggi un disk jockey radiofonico che comunica magari con sei o sette milioni di ascoltatori utilizza un codice linguistico diverso da quello che comunemente si adopera nella scrittura. Se dovessimo riportare per iscritto le sue parole avremmo un discorso inconcludente da un punto di vista grammaticale. Però funziona lo stesso. Sia perché gli utenti sono abituati a quel linguaggio sia perché all’interno del suo discorso ci sono unità minime espressive, vocaboli e significanti che hanno un valore iconico e si ricollegano quindi anche alla cultura informatica. Partendo da questi dati minimi si è comunque in grado di intendere il messaggio.”

Il futuro del libro come oggetto è dunque in pericolo?
Secondo l’esperienza personale di Gambarotta, no. “I miei nonni erano tipografi ed io stesso ho esercitato questa professione fino a venticinque anni. Adesso dirigo alcune iniziative editoriali e per me un refuso è un dolore fisico. Sono estremamente esigente con i miei collaboratori. Una volta piantai una grana perché nella quarta di copertina di un testo il nome di una località non era scritto con le dieresi come in tutto il resto del volume.”

Il libro come garanzia di qualità rispetto ai nuovi supporti?
Sembrerebbe di sì. “Internet consente una vastità enorme di informazioni. Una volta digitando per una ricerca il nome di un vino che veniva prodotto solo in un comune mi sono apparse oltre 700 pagine. Ma questo, forse, non sempre è un bene.” Avere una sovrabbondanza di dati può essere, quindi, come non averne affatto. “Infatti. Se si cerca qualcosa in internet si digita la parola su un motore di ricerca ed appaiano migliaia di risultati. A quel punto come si fa a selezionare? Non si può. Si fa una scelta puramente casuale. D’altronde le esigenze attuali ci hanno abituato ad una frammentazione, ad una sorta di campionatura. L’ottanta per cento di chi compra un giornale non lo legge per intero e nessuno arriva in fondo all’articolo. Anzi il titolo ha più importanza dell’articolo stesso. E non è l’articolista a scegliere il titolo ma il titolista. La campionatura è un processo ancora più evidente nel campo dell’informazione offerta dalla rete.”
“Inoltre” continua Gambarotta “la rete non è sottoposta ad un controllo rigido e spesso troviamo errori ed approssimazioni. Partecipando ad un convegno ho visionato sul sito della manifestazione la scheda biografica che mi era stata dedicata e conteneva il titolo di un testo che non ho mai scritto. Ho chiesto che venisse corretta. Non mi piacciono le inesattezze. Soprattutto se possono dare adito a contestazioni. Ma il responsabile mi ha detto che non era possibile. Aggiornare e correggere per una sola imprecisione avrebbe comportato parecchi problemi. Sulla carta stampata questo non sarebbe mai accaduto.”

Un Gambarotta scettico, dunque? Forse, ma non avverso alle innovazioni.
“Nonostante tutto” conclude “questa è una realtà con cui si deve fare i conti. D’altronde il ciclo vitale del libro è arrivato ad un punto di svolta se non proprio di crisi, quindi lo sviluppo va incoraggiato. Controllato e guidato, ma incoraggiato.”

 

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