Ospiti convenute, per intavolare un discorso sull’interessante spunto suggerito dalla Prof.ssa Lorenza Colicigno, alcune esponenti scrittrici campane e lucane. Vivendo a stretto contatto con una realtà difficile e spesso limitante come quella riscontrabile nelle località del Sud, queste donne ne hanno affrontato le problematiche, ognuna maturando esperienze personali, adottando criteri convergenti/divergenti, ma risultando accomunate dalla medesima esigenza di superare queste barriere e i vincoli connessi a scelte personali differenziate.
Gli interrogativi sollevati dalla Colicigno, in veste di coordinatrice e presentatrice, hanno riguardato: la scelta di scrivere nel Sud e nei Sud del mondo, intesa come scelta di lavoro e di vita; la questione dell’identità del genere femminile alle prese con questo percorso irto di difficoltà, spesso avvertito come compito ingrato, ma fortemente ispirato da un impellente bisogno interiore di apportare un contributo personale; le condizioni disagevoli e i problemi connessi allo spazio ristretto concesso alle pubblicazioni di autori (e autrici) meridionali.

Preponderante, secondo la Colicigno, l’esigenza di costruire e sedimentare l’identità femminile, da considerare una coordinata, non confine o limite, quindi da salvaguardare, allo stesso modo dell’appartenenza al Sud, altra coordinata, elemento di orientamento nella scrittura. Concluderà la rassegna di interventi la professoressa Rosa Grillo, studiosa della scrittura femminile, per ricostruire la trama della storia di una letteratura in cui le donne rendano tangibile la loro presenza qualitativa.
Il primo contributo è stato offerto dalla testimonianza di Gina Labriola, nata a Chiaromonte, ma divenuta subito appassionata di viaggi, uno dei quali l’ha condotta in Iran, dove si è stanziata, conducendovi una vita intensa e svolgendovi varie funzioni in ambito culturale. Si è poi spostata in Spagna, a Barcellona, prorio nel momento cruciale concomitante agli ultimi anni della dittatura di Franco, coinciso con un suo periodo di crisi personale e familiare. Trasferitasi in Francia ha trovato la sua terza patria, soprattutto a contatto con le atmosfere climatiche, paesaggistiche e culturali assaporate in Bretagna, dove ha lavorato come docente universitaria; ha scritto un libro di poesie per poi indirizzarsi verso il teatro (ma l’esperienza si è tradotta in un amore non corrisposto). In occasione della nascita del figlio Emanuel ha scritto “Il diavolo del presente”, ha pubblicato “La storia della Pignata”, “Storia del Samovar”, che le è valso il prestigioso Premio Giovanna Nina Ricci di Ravenna; il suo prossimo lavoro è “Le storie del diavolo felice”.

La Colicigno è intervenuta per sottoporre all’attenzione dei convenuti un’iniziativa promossa dall’Archivio Storico di Firenze, sotto la denominazione “Carte di donne”, una raccolta di storie di scrittrici che narrano esperienze personali che le hanno portate a riversarle nella scrittura; si potrebbe creare un archivio della memoria anche a livello locale.

Miranda Miranda ha esordito affermando che il mestiere di scrivere non è semplice e non si può definire una scelta di lavoro, soprattutto al Sud, dove l’industria editoriale ha dimensioni e portata ridotte, ci si trova in una posizione di minoranza e attività non ben retribuita. Lo sguardo maschile nello scrivere differisce da quello femminile, caratterizzato dalla rivendicazione di spazi, intesi sia come ambienti fisici (si pensi al saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”), sia come metafora della conquista di una propria dimensione.

Beatrice Nolé ha invitato a non sottolineare troppo l’influenza delle appartenenze, per fronteggiare il pericolo di creare gerarchie e farsi condizionare. Lei, personalemente, è spinta a scrivere da urgenze ed ossessioni, bisogni interiori, mirati alla definizione di un’identità unica, alla narrazione di storie di vita, che ciascuno si lascia alle spalle e che prendono forma attraverso la scrittura; questa può essere definita femminile in quanto atto creativo generato, è la donna naturalmente votata a partorire una nuova vita.

Antonella Ossorio ha esposto la sua idea di scrittura, intesa come esigenza umana, di genere neutro, ispirata da desiderio e spesso accompagnata dal talento; il proprio modo di essere influisce, indubbiamente, su cosa si decidedi raccontare e sulla maniera in cui si scrive. Il suo canale espressivo privilegiato è la poesia per l’infanzia, con predilezione per le descrizioni di luoghi che rappresentano un altrove; dai suoi racconti, invece, vengono fuori osservazioni personali, riflessioni profonde, la sua natura e personalità di donna.

Emilia Cirillo si è autodefinita “scrittrice di luoghi”, che corrispondono alla sua Irpinia e con spiccata predilezione per i luoghi più desueti dell’appennino, che rappresentano il mondo delle piccole cose; visto dall’esterno non va descritto con eccessivo pathos di immedesimazione, bensì andrebbe riprodotto con lampi e scintille d’immagini. La scrittura deve vivere in una propria armonia e in possesso di una sua autonomia; il Sud, certo, non aiuta chi scrive, spetterà al tempo valorizzare un lavoro realizzato. Si tende a raccontare col proprio sguardo, scrivendo storie del proprio mondo, perseverando e allenandosi (la scrittura è un’ateltica palestra).

Rosa Maria Fusco è stata la prima delle scrittrici stanziali ed è convinta che di poter testimoniare come di poesie si riesca a vivere; nel mondo esistono molte Basilicate, un poeta va letto, non deve autodescriversi. Occorrono lavoro e fatica, conta il modo in cui si scrive; il suo libro, “I corpi e le parole”, ancora molto letto e tenuto in considerazione, attesta l’importanza demandata al riscontro presso i fruitori di opere letterarie.

Antonella Cilento è convinta di trovarsi in una posizione privilegiata rispetto alle autrici che l’hanno preceduta, costrette ad affrontare disagi e situazioni vincolanti, mentre lei può godere di privilegi acquisiti, pur vivendo le problematiche del Sud. Andrebbero, a suo avviso, realizzate operazioni per promuovere l’industria culturale, favorendo un proficuo rapporto con il Nord, in cui l’editoria è appannaggio esclusivo del genere maschile, nonostante una consistente presenza femminile all’interno dei corrispondenti staff; mancano, dunque, sostegni e riconoscimenti per sviluppare e diffondere iniziative valide, come molti progetti di scrittura creativa, tendenti a migliorare la situazione meridionale e ad evitare che talenti, ancora in erba o già in parte affermati, fuggano dalla propria terra d’origine.

Il contributo conclusivo di Rosa Grillo, insegnante di Letteratura Spagnola e ispano-americana ha inquadrato la differenza di ruoli e spazi assegnati ad uomini e donne, attraverso l’analisi di alcune autobiografie, che denotano come risultino influenzati i rispettivi tipi di scrittura da circostanze vissute quotidianamente.       

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