Giunte all’ultimo turno dei playout, le squadre coinvolte si giocano l’ultima chance per non abbandonare il campo della B2 d’Eccellenza; questa delicata fase, caratterizzata da ritmi sostenuti, stanchezza e tensioni diffuse, ha visto schierate ed agguerrite quasi tutte le formazioni partecipanti, accomunate da spirito di rivalsa e grande voglia di tagliare il traguardo finale della permanenza nel campionato competitivo, in cui hanno militato durante questa ed altre stagioni precedenti.

Sono giunte alla fase dei playout 6 squadre (Levoni, Sezze, LUISS Roma, Casagiove, Palermo e Ribeira); ogni turno comprende 3 incontri da disputare, assegnando, in base al criterio di un sorteggio iniziale, la prima partita casalinga ad una delle due contendenti, le quali, per conseguire la salvezza, devono vincere 2 delle sfide previste, altrimenti sono costrette a sostenere un turno successivo con un’altra formazione uscita perdente.

Tale meccanismo ha decretato come ultime squadre in lotta la Levoni e l’avversaria LUISS (costituita da studenti universitari); proprio domenica 19 c.m., tra le mura casalinghe del Palazzetto CONI, ha avuto luogo il 1° scontro, tra due avversarie che cercavano disperatamente la vittoria…

Riportiamo le fasi salienti della gara, che si è conclusa con i potentini potenzialmente candidati alla non-retrocessione: durante i 10 minuti della prima frazione di gioco la Levoni ha iniziato ad accumulare un vantaggio spicciolo, palesando una certa padronanza della situazione e una determinazione rimasta assopita nel corso dei precedenti incontri; il pubblico, presente e numeroso, nonostante le dimostrazioni di rammarico e indignazione per i deludenti risultati conseguiti fino a quel momento, ha esordito incoraggiando i giocatori ed elargendo applausi partecipi. La sensazione di relativo controllo, esercitato sia mediante il punteggio sia nella gestione degli schemi di squadra, ha subito un lieve sovvertimento, quando la reazione degli atletici antagonisti si è fatta avvertire; infatti, in pochi frangenti, gli universitari hanno recuperato terreno, conquistando la parità al termine del 2° quarto di gioco. Durante l’intervallo iniziava a farsi strada tra gli spettatori sugli spalti e i dirigenti seduti nel parterre un senso di timore misto a cattivi presagi, causati dall’effettivo peggioramento nel rendimento dei nostri già in affanno e dalla netta superiorità tattica degli universitari, intenzionati a mettere in atto un pressing ad oltranza; tutti gli auspici negativi sembravano aver trovato piena realizzazione durante la terza frazione, ma, quasi assecondando una volontà superiore, i romani  hanno progressivamente ceduto il passo ad un lento recupero dei locali. I 10 minuti decisivi del finale sono trascorsi in una sorta di apnea generale, all’insegna di uno stato confusionale da parte del pubblico e nell’attesa spasmodica dell’errore altrui per i giocatori ormai esausti; quando mancavano circa 4’30” le due formazioni hanno ripristinato il pareggio (61:61), lasciando immaginare la concitazione dei momenti conclusivi… Infatti, ad avvenuto superamento da parte dell’esercito laziale e quando ormai sembrava persa ogni speranza, sono piovute due bombe a mano dalla retroguardia potentina, che ha recuperato in avanzamento, mantenendo i nervi saldi e spuntandola nel finale, con un vantaggio di 6 punti.

Andando a ritroso, tenteremo un’analisi della situazione di partenza che ha determinato l’andamento altalenante, a fasi alterne e la discontinuità nel rendimento dell’intero organico, divenuta precarietà proprio nei momenti decisivi delle ultime partite disputate. L’esordio della Levoni è avvenuto con la presentazione dei giocatori componenti la squadra e con l’accento subito posto sulla presenza di 2 argentini, fuoriclasse convocati per risollevare le sorti e puntare dritti verso l’obiettivo playoff. Gli entusiastici commenti, i saldi presupposti e i sogni di gloria facilmente conseguibili sembravano davvero alla portata del team assemblato, nonostante l’infortunio verificatosi ai danni del capitano Mimmo Castellitto già durante la fase di preparazione atletica pre-campionato. Gli allenamenti hanno messo in evidenza le doti eclettiche del playmaker Mathias Cisneros, incline a frequenti improvvisazioni dettate da una forte smania di protagonismo, ma anche artecife di azioni ispirate, rivelatrici di un innato talento; questi atteggiamenti gli hanno procacciato l’opportunità di candidarsi ad eguagliare le gesta sportive del suo connazionale e indiscusso campione Diego Maradona (del quale, tra l’altro, si è dichiarato fedele ammiratore, come ha palesemente dimostrato indossando t-shirt con la sua immagine stampata e scegliendo il n. 10 per la propria maglia da titolare). L’inserimento di un asso imprevedibile come lui ha influito in maniera ambivalente sull’assetto della squadra, che si è andato delineando come sbilanciato e poco organizzato; lasciando libertà d’iniziativa quasi incondizionata all’argentino e affidandosi alle sue condizioni fisiche o alle geniali deduzioni nelle giocate, non sono stati calcolati né tantomeno fronteggiati i rischi di investire lui di troppe responsabilità anziché distribuirle equamente, coinvolgendo anche gli altri componenti. Con l’instaurarsi di un clima poco consono alla gestione di una squadra compatta, è intervenuta la sostituzione dell’allenatore, come inevitabile conseguenza delle tensioni generate dall’allarmante successione di sconfitte accumulate; il coach Loy ha lasciato una panchina ancora infuocata dalle polemiche al collega Aldo Mercante, già scritturato per svolgere tale ruolo in una stagione precedente. Il registro non ha subìto variazioni significative, anzi, la situazione è precipitata irrimediabilmente, a compimento di una progressiva caduta nel girone dei playout; la lotta per non retrocedere ha bissato il non lusinghiero risultato conseguito l’anno scorso, con l’aggravante del diverso potenziale attuale, dalla portata superiore, in termini di rinforzi apportati con l’acquisto di alcuni giocatori.

Un doppio interrogativo, in parte sollevato da molti tifosi che hanno seguito le vicissitudini della Levoni Potenza, andrebbe sottoposto anche ai dirigenti, come una sorta di bonario ammonimento per l’attuazione di una differente modalità nell’allestimento del nuovo organico da schierare durante la prossima stagione: perché non valorizzare maggiormente i giovani talenti presenti a livello locale, investendo sulle loro capacità, favorendone l’acquisizione di ulteriori competenze tecniche e migliorandone le prestazioni, puntando sul loro spirito di sacrificio e sulla forza di volontà? Perché non tentare una rinascita del basket regionale, in modo che si possa aspirare a traguardi più alti e non accontentarsi della permanenza in B2 strappata all’ultimo canestro?

Intanto, aspettiamo fiduciosi l’esito della trasferta romana di domani e ci auspichiamo una prova d’orgoglio da parte dell’intera squadra!

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