Il movimento dei Social Forum come  forse, più correttamente andrebbe chiamato quello che giornalisticamente e a volte semplicisticamente,  viene definito “no global“, è la realtà dei movimenti del terzo millennio. Esprime un complessissimo arcipelago fatto di associazioni, collettivi, gruppi di lavoro che si oppongono alla ingiustizia dei processi di globalizzazione,  al  neoliberismo che li guida  che rompendo ogni vincolo di solidarietà affama , pur di accumulare profitti, la grande maggioranza delle popolazioni del pianeta.

I Social Forum sono luoghi di democrazia e partecipazione, di elaborazione teorica e di lotta che vogliono dimostrare che un altro mondo è possibile, che non esiste sviluppo senza solidarietà e lotta alle ingiustizie, che, al di là della diversità degli effetti della globalizzazione da paese a paese, esiste una lotta comune che va dal Chapas all’Europa e  che parte dal rifiuto del concetto di “imperium” e di egemonia imposto dai poteri finanziari e dal sistema politico/ militare americano  che è responsabile  della destabilizzazione di  intere aree del mondo e pratica l’esercizio della guerra come unico strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Questi ultimi dieci anni hanno visto un aumento esponenziale dell’utilizzo della guerra che lungi dal risolvere i problemi li ha aggravati, questo modello economico/politico ha dichiarato una propria guerra devastante ai diritti primari della parte più debole del mondo, proponendo modelli di sviluppo che rendono funzionale al proprio sviluppo e alla propria agiatezza  il sottosviluppo e la dipendenza degli altri, usando la tecnologia e la politica dei “brevetti” solo per mantenere questo stato di cose e non per creare un mondo migliore per tutti.

Ebbene,  questo movimento di opposizione, i Social Forum Italiani, si riuniranno dal 26 al 28 Aprile in Basilicata , a Potenza per riflettere sui “Sud del Mondo” e su come fare del Mediterraneo un mare  di pace a cominciare da una Tavola rotonda  cui parteciperanno alcuni degli esponenti nazionali più significativi e rappresentanti della Palestina, di Attac-Marocco, della marcia delle donne Algerine e della Bosnia,  a Matera, la mattina del 27,  per una iniziativa di lotta sulla “risorsa acqua” contro i processi di privatizzazione delle risorse.

Tutti insieme discuteremo, in gruppi di lavoro tematici, per due giorni, di lavoro e questioni sociali, di migrazioni e contaminazioni, della militarizzazione del mediterraneo e del sud Italia, di risorse (acqua , petrolio, agricoltura, cementificazione delle coste), di legalità e di poteri criminali.
 
Portare in Basilicata questa  assemblea dopo quella di Bologna, è stata un po’ una scommessa dei Social Forum locali, un voler partire da una piccola ma vivace realtà locale per dire che il mondo è la somma di tante realtà locali con problemi planetari, basta convincersene e costruire fronti di lotta e di opposizione.

A Porto Allegre il movimento ha fatto un importante passo in avanti, uno dei documenti finali dice che si sono poste le condizioni “affinché si passasse dalle proteste alle proposte“, è con questo spirito che tutti insieme rifletteremo dedicando, inoltre, grande spazio alla Palestina che rappresenta uno dei temi forti su cui in questi giorni ci siamo mobilitati, raccogliendo centinaia di firme sotto una petizione che chiede il ritiro immediato dell’esercito israeliano dai territori palestinesi e la nascita di uno stato Palestinese autonomo ed indipendente.

Poco importa se ogni tanto qualcuno  tenta e tenterà di utilizzare il movimento all’interno di “schemini” politici o istituzionali, siamo tanto forti da produrre gli anticorpi, per difendere l’autonomia delle iniziative politiche che proponiamo, è troppo alta la posta in gioco, troppo forte la consapevolezza  che se non si contrastano i processi di “questa mondializzazione” non c’è alcun futuro per nessuno, per appassionarci  a questa concezione bottegaia della politica.

Ci troveremo, quindi,  tutti insieme per discutere, per confrontarci, per proporre. Un appuntamento che anche le istituzioni e gli enti locali della regione non possono rischiare di perdere e con cui devono fare i conti.

 

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