Sabato scorso, 23 marzo, si è svolto a Roma lo sciopero generale indetto dalla CGIL e dalle altre forze aderenti, contro il cambiamento dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il nostro giornale, attentissimo alle dinamiche del mondo del lavoro e alla vita sindacale, non poteva non riportare la notizia e appoggiare completamente la manifestazione in tutti i suoi propositi. Essendo schierati da sempre – infatti – dalla parte dei lavoratori abbiamo cercato con il potere della denuncia giornalistica di far emergere, in ogni occasione,  i soprusi nel mondo del lavoro e il continuo ignorare i diritti di chi ogni giorno continua a guadagnarsi il pane con il sudore della propria fronte!…

Ultimo scandalo reso noto da noi per primi è stato il licenziamento di due addette-mensa, senza motivazioni valide, dalle mense scolastiche di asili e scuole elementari di Maratea.

Non possiamo non ricordare, del resto, alcune cifre indicative della grande importanza di questo avvenimento anche e soprattutto per la nostra regione:
– 3.000.000 di partecipanti per la CGIL, 2.000.000 per la questura di Roma;
– 10.000 pullman organizzati da tutta Italia, più di mille treni messi a disposizione dalle ferrovie;
– ma soprattutto più di 6.000 lucani hanno preso parte allo sciopero sfilando per le vie della capitale, intonando cori e canzoni, sollevando bandiere e striscioni, gridando il loro diritto al lavoro.

Secondo la Fiom-Cgil, in conseguenza delle adesioni allo sciopero di otto ore proclamato in concomitanza con la manifestazione di Roma, nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, la produzione e’ passata da 500 a 80 autovetture per turno.

La marea di gente che ha calcato sabato il suolo romano è la testimonianza che il popolo dei lavoratori vuole riassumere in sé quell’importanza che possedeva fino a quindici anni fa. I lavoratori italiani tornano in piazza nuovamente e rioccupano quegli spazi che da sempre gli appartengono. In questo la CGIL ha colto l’attimo gestendo al meglio ed organizzando una manifestazione sindacale che non si vedeva da tempo. Il primo sindacato italiano, la CGIL, finalmente è ritornata se stessa: di nuovo al fianco dei lavoratori, di nuovo in difesa dello statuto e dei diritti di chi lavora, di nuovo in piazza a manifestare il dissenso in maniera critica contro il cambiamento dell’Art. 18, che significherebbe – altresì – un altro duro colpo per la salvaguardia dei lavoratori.

Cofferati, da leader qual è, ha saputo tirar fuori di nuovo, dopo una lunga pausa durata anni, la sua verve di sindacalista e di uomo carismatico. Il “cinese” dopo la condanna del brutale assassinio di Marco Biagi e la chiara opposizione del mondo sindacale al terrorismo di qualsiasi colore, ha parlato lucidamente dei problemi di oggi, criticando aspramente le proposte sull’Art. 18, la riforma della scuola, i provvedimenti contro l’immigrazione, la questione della flessibilità del lavoro. Ribadendo l’impegno della CGIL a fianco dei lavoratori. In ultimo, Cofferati, ha chiaramente parlato di “aperture”: al Partito della Rifondazione Comunista, al movimento “No-global” o al Movimento di Porto Alegre (come preferiamo definirlo noi), alle classi emarginate e – quindi – agli immigrati e ai disoccupati e, ovviamente, alla FIOM.

Queste aperture ci sono state e sono state chiaramente espresse. Di fatti, durante la diretta su Rai Tre della manifestazione, Miriam Mafai, scrittrice di successo e giornalista della Repubblica, ha commentato il discorso del segretario della CGIL affermando che Cofferati in questa occasione ha perso D’ Alema e Fassino. Cosa che pensiamo si sia verificata realmente: sabato c’è stato uno “strappo”, un’inversione di tendenza. La CGIL ha abbandonato la politiche neoliberiste e il dialogo con Confindustria praticati dal governo di centro-sinistra negli anni scorsi, per riacquistare il ruolo di difensore dei lavoratori e di chi viene sfruttato ingiustamente.

Cofferati, in un frangente del suo discorso, ha detto: “La CGIL, oggi, è al fianco dei lavoratori come lo è stata sempre“. In questo dobbiamo smentire il “cinese”! Siamo entusiasti delle parole pronunciate a Roma dal segretario del sindacato, ma dobbiamo ricordare che per cinque anni la CGIL non ha fatto nulla per salvaguardare i lavoratori permettendo la caduta dei consensi: quanti negli anni passati hanno riconsegnato la tessera del sindacato?…

Perciò siamo felici che il sindacato dei lavoratori italiani per antonomasia abbia ripreso la strada che gli è più congeniale… dopo la chiusa di Cofferati – infatti – ho sentito molte persone commentare: “Oggi è un altro Cofferati, oggi è un’altra CGIL!”.

 

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