Tutta la redazione di Lucanianet si sente in dovere, a pochi giorni dall’assassinio di Marco Biagi, di ricordare che con la violenza non si risolvono i problemi.

Al di là di qualsiasi polemica – dunque – riteniamo che sia stato ucciso un uomo.

Ritenendo la vita in tutte le sue forme “sacra” non possiamo assolutamente concepire un tale atto di codardia e di vigliaccheria, che ha spento, come già tante volte in passato, un’altra esistenza. Escludendo, appunto, i credo politici e i riferimenti ideologici noi di Lucanianet condanniamo in toto i mandanti e gli esecutori di un delitto così efferato.

Non ci vogliamo addentrare nei particolari della questione, perché come ben sapete, cari lettori, siamo un giornale che cerca di trattare notizie locali andando fino in fondo ai problemi della nostra regione. Lasciamo – perciò – alla stampa nazionale il commento e la cronaca dei particolari. Ci teniamo solo a precisare il nostro punto di vista di piena condanna contro qualsiasi forma di violenza e a maggior ragione contro la violenza terrorista che non solo destabilizza il nostro regime democratico, ormai consolidato anche se imperfetto, ma contribuisce a rendere il quadro politico ed istituzionale più confuso ed ingarbugliato.

Vogliamo ricordare, infine, un’ultima cosa: nessun uomo può giudicare un suo simile! Per questo motivo non giudichiamo l’operato di Marco Biagi, cosa che invece hanno fatto i terroristi.

Come ben saprete negli “anni di piombo”, gli anni ’70, quando le Brigate Rosse erano una forza parastatale e paramilitare parallela, appunto, allo Stato; all’interno delle BR avvenivano i cosiddetti “processini“: veri e propri processi a personaggi politici o in vista, che si svolgevano in assenza dell’imputato, naturalmente. Così le BR decidevano gli obiettivi dei loro sequestri e dei loro agguati. Aldo Moro fu sottoposto ad uno di questi processi anche dopo il suo sequestro.

Probabilmente i “nuovi” terroristi hanno agito in questa maniera per la scelta della vittima : Marco Biagi – infatti – è stato ritenuto un “traditore” da una certa parte politica, ma specialmente dai sindacalisti della CGIL, dopo la stesura del “Libro Bianco” per il ministero del Lavoro di Maroni e dopo la battaglia da lui condotta, insieme a molti altri, per la modifica dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Quello che adesso ci chiediamo è:

queste persone che hanno commesso un atto del genere come si sentirebbero se fossero giudicate da un gruppo di persone a loro insaputa e fossero condannate a morte?

Quale sarebbe la loro reazione a una notizia di questo tipo?

Riterrebbero giusta una cosa del genere?

Negli ultimi tempi Biagi sapeva benissimo di essere in pericolo. Lo sapeva a maggior ragione da quando gli era stata tolta la scorta. Temeva per sé e per la sua famiglia. Biagi era un uomo che viveva nel “terrore”!…

Come vi sentireste voi se foste costretti a vivere nel terrore?

Nel terrore di qualcosa o di qualcuno, che da un momento all’altro vi potrebbe uccidere o far del male oppure farlo alla vostra famiglia, ai vostri cari?

Come vi sentireste?…

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