Portale della cappella gentilizia del palazzo NardoneRecenti
studi e approfondite ricerche documentarie hanno consentito un’attenta
ricostruzione storica, architettonica e tipologica di questo monumento;
esso appartiene “a quella serie di opere fortificate cosiddette ‘minori’,
perche testimoni di vicende che sono solo piccoli echi degli avvenimenti
che fanno la storia ufficiale, quella degli imperatori e dei papi, delle
guerre e dei concordati”
, come spesso avviene nei piccoli centri dell’Italia
Meridionale, ma “che rappresentano altresì spie significative per ricercare
un filo logico nell’intricato svolgersi degli eventi e dei continui mutamenti
nell’organizzazione feudale dal medioevo in poi”
.

Oggi il castello, che è costituito da tre livelli, ha un impianto quadrangolare
orienta to con i lati maggiori a nord e a sud; presenta un elemento sporgente
a pianta quadrata allo spigolo nord-est, un corpo aggiunto, più basso
ad occidente ed una torre circolare all’angolo sud-ovest; il cortile interno,
quadrangolare, si raggiunge attraversando un androne, delimitato da due
archi a tutto sesto in mattoni; interessante la pavimentazione in mattoni
di terracotta disposti a coltello a formare un disegno a trame geometriche
che seguono le linee di impluvio, la cui sistemazione definitiva si deve
ai Carafa (XVI-XVII sec.), ma la cui conformazione geometrica risponde
ai canoni tipici dei castelli federiciani.

Entrando nel cortile si notano sulla sinistra, al primo livello, tracce
di un loggiato oggi murato, risalente alla prima metà del XVI secolo,
che collegava i saloni di rappresentanza con l’ala meridionale.
Sulla facciata sud si intravedono lo stemma araldico della famiglia
Ruffo
ed una partitura dell’intonaco a riquadri tipicamente ottocentesca
Nell’angolo sud-est è ubicata una cisterna per la raccolta dell’acqua
piovana. Secondo la tradizione popolare i locali ubicati al pianterreno,
originariamente stalle e cantine, erano collegati ad un cunicolo sotterraneo
che sbucava ai piedi del colle, in contrada Vallone.

Il primo piano del castello conteneva una cappella, una sala di rappresentanza
ed un salone adibito, in epoca ottocentesca, all’esercizio della scherma;
tale ipotesi è convalidata da tracce di affreschi che riproducono scene
dell’arte della scherma, oggi malamente conservate.

L’impianto attuale del castello deriva dall’aggreazione di elementi strutturali
e di ampliamenti realizzati nel corso di sette secoli; gli studi effettuati
hanno rilevato che il nucleo originario della costruzione, di epoca normanna,
era costituito da un’unica torre quadrangolare posta all’angolo nord-
est dell’attuale impianto, praticamente un mastio con funzione di vedetta;
successivamente (XIII sec.) e fino al XVIII secolo esso venne inglobato
in una costruzione più ampia, con cortile interno, rinforzato anche sul
lato sud-est da una torre quadrangolare che assieme al mastio originario
rendeva visibile la fortezza da oriente, e successivamente, in epoca angioina,
dalla torre semicircolare su lato sud-ovest di cui oggi è visibile il
basamento.

In epoca settecenteca l’edificio, perdendo la funzione di fortezza per
assumere sempre di più quella di palazzo gentilizio, si arricchi di nuove
scale interne al cortile per l’accesso al piano nobile e sulle cortine
murarie vennero edificate nuove ali ad uso residenziale.

Con i Carafa il castello subi nuovi lavori di sistemazione del cortile
e delle facciate.

L’eventò sismico del 1857 provocò il crollo dell’ultimo piano del castello,
prontamente riparato da Maria Giustina Ruffo, principessa di Castel
Cicala e duchessa di Calvello. Ma con il secondo dopoguerra le sorti
del palazzo precipitarono
: venduto a più proprietari e smembrato in
più abitazioni esso venne totalmente compromesso nella sua unità strutturale;
infine il terremoto del 1980 ha consegnato il manufatto all’odierno, colpevole
degrado, che ne rende purtroppo impraticabile la visita.

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