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Anche quest’anno il ‘Cantacronze’ trecchinese

Si è svolto nei locali dell’Hotel “La Quiete” la 27° edizione del Carnevale trecchinese, dopo il rinvio di domenica pomeriggio dovuto alle instabili condizioni climatiche.
La sala era gremita dai cittadini curiosi di sentire le frasi al vetriolo del noto “Cantacronze” che soprattutto in questo anno, dopo le elezioni amministrative di maggio, è risultato denso di satira su personaggi della politica locale.
Istituito nel 1969 il carnevale trecchinese si è caratterizzato in quegli anni  grazie all’entusiasmo di artisti e artigiani locali intenti a cesellare carri e ad improvvisare spettacoli tesi a “mettere alla berlina i fatti del  paese”.
Cuore della manifestazione trecchinese è il “Cantacronze” ,noto a molti studiosi del calibro di Enzo Spera, impersonato da anni da un promotore della manifestazione  Gerardo Sangiovanni, e in questa ultima edizione dal figlio   Domenico Sangiovanni, segno di una possente tradizione che viene riconosciuta ed interpretata anche dai più giovani.

Il “Cantacronze” si presenta vestito da pastore col giubbotto di lana “o’ peddrezzone” , i sandali, il cappello; e dopo un breve saluto inizia così a cantare le “cronze a tutta quanta a gente” . Pubblicamente si cantano in rima e in dialetto i difetti, gli abusi, le antipatie, le “vergogne” taciute.
Ciò grazie all’ironia e allo spirito sferzante dell’autore sostenuto dal fido compagno  “cupe-cupe” : strumento musicale artigianale fatto da un barattolo di latta contenente acqua , ricoperto nella parte superiore da una stoffa sottile forata al centro nella quale viene inserita una canna di bambù; e proprio  il movimento provocato attraverso la cannuccia emette un suono cupo e ritmico.
Destinatari delle strofette al vetriolo sono tutti; dagli amministratori ai dipendenti comunali, dai commercianti alle persone pubbliche, i personaggi più chiacchierati o più in vista. Difficilmente la strofa del carnevale offende, anzi spesso è il non essere citati a  rappresentare  un’ offesa o un indicatore non entusiasmante.
E’ tipica cultura trecchinese quella scanzonata e canterina, che va ad esporre con ilarità  i panni sporchi in piazza, attraverso  il “Cantacronze” o attraverso il “Gabbo” volantino anonimo spesso più malizioso.
Questo anno però oltre al “Gabbo” uscito qualche giorno fa, i trecchinesi domenica mattina sono stati svegliati da un’altra novità. Incredibile.

Le famiglie con i bambini in maschera al risveglio hanno trovato la bellissima e nota piazza trecchinese stravolta nella sua disposizione: le panchine  erano state girate e rifissate al contrario!!!
Lavoro di ore ed ore, data la numerosità delle stesse, consumatosi durante la notte fra sabato e domenica. Ovviamente tutti ci auguriamo che sia stato solo uno scherzo passato con il Carnevale, data la preoccupazione ancora in vita nei trecchinesi  per i numerosi furti notturni di quindici giorni fa.

Dopo la carrellata di strofe, imitazioni, canzoni la festa non conclude mai senza  che vengano degustati i noti dolci e fritture trecchinesi .