Il termine speleologia, coniato dallo speleologo francese Martel, deriva dalla parola greca Speleion (Caverna) e logo (Scienza) quindi scienza che studia le grotte.
Non è una scienza autonoma, ma racchiude in se una grande interdisciplinarietà fra geologia, biologia, paleontologia, archeologia ed altre materie scientifiche. Raramente i mass-media si occupano di speleologia, solo per qualche incidente mortale e per scoperte eccezionali.
Si fanno spesso apparire gli speleologi, agli occhi dei profani, come personaggi che hanno uno strano hobby e viene dato loro l’appellativo di “matti”. Tutto ciò distorce la figura dello speleologo come ricercatore scientifico che mette a repentaglio la propria vita per effettuare ricerche utili persino nel campo medico.
La speleologia viene spesso definita come “alpinismo all’ingiù”, ma anche se sembrano due pratiche identiche, hanno delle fondamentali differenze.
L’alpinista una volta raggiunta la vetta ha finito il suo lavoro mentre lo speleologo, una volta raggiunto il fondo di una grotta sa che il suo lavoro inizia proprio in quel momento. Infatti, ci sono da fare i rilievi topografici geologici fotografici, osservare e rilevare le varie forme di vita esistenti, raccogliere, insomma, tutti quei dati che, una volta fuori dalla cavità, serviranno a dare un quadro completo dell’ambiente visitato e della vita che in essa si svolge, sia vegetale che animale.
L’unico punto in comune tra speleologo e alpinista è di ordine spirituale: il desiderio di emozione e di conquista di mondi nuovi. Il grande sentimentalismo che per un alpinista è tutto, ma solo la premessa per fare di un individuo uno speleologo.
L’alpinista opera in un ambiente sempre più connaturale all’uomo, anche se a limiti estremi, mentre lo speleologo svolge la sua attività in ambiente ostile, in netta contrapposizione con il mondo esterno, oscurità, elevata umidità, spazi più o meno ristretti. Ed ecco che subentra la figura dello speleologo come uomo di scienza che fa pratica sportiva perché solo con duri allenamenti riesce a portare a termine esplorazioni di mondi sotterranei spesso veramente sfavorevoli all’adattamento umano.
Le squadre in esplorazione sono sempre molto eterogenee nella loro composizione: geologi, fotografi, biologi, medici, archeologi e speleologi definiti “puri”.
Questi ultimi sono quelli che pur non essendo specialisti scientifici lavorano per rendere meno faticosa l’esplorazione delle cavità da parte dei colleghi addetti a fare i rilevamenti scientifici. Purtroppo la non prudenza e la mancanza di elementi basilari per un corretto uso della costosa attrezzatura, sono la causa di luttuosi eventi che vedono protagonisti speleologi improvvisati, definiti in gergo “speleologi della domenica”.
Bisogna saper individuare qualsiasi pericolo e agire secondo precise regole che vengono insegnate dai docenti durante i vari corsi che ogni anno i Gruppi Grotte organizzano.
La grotta è un ambiente difficile, ostile e qualunque cosa che in superficie può essere normale, nel mondo sotterraneo può trasformarsi in tragedia. Ancora oggi c’è chi si pone la domanda se gli speleologi sono degli scienziati o degli sportivi, se in concreto, la speleologia é sport o scienza.
In effetti, é la fusione delle due cose: uno speleologo non può essere in grado di fare ricerca scientifica senza adottare tecniche di esplorazione sportive.
Nello stesso tempo, lo speleologo che intende fare speleologia come pratica sportiva si accorge subito che durante le sue esplorazioni ha il bisogno di dare delle risposte agli interrogativi che si pone man mano che procede nei cunicoli e nelle sale spesso ricche di concrezionamenti, di laghi e di fiumi sotterranei.
Sente il bisogno di capire il perché di certi fenomeni e solo in quel modo si accorge di essere innamorato della natura che sta esplorando e studiando facendo suo il motto “Esploro per capire, esploro per amare, porterò via delle foto, lascerò solo l’impronta delle mie scarpe”.
E’ il motto di tutti gli speleologi del mondo che oltre ad essere tali sono anche i veri curatori ecologici degli ambienti carsici superficiali e sotterranei, gelosi custodi di una natura ancora incontaminata.

 

 

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